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Una vendemmia “anomala”

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Una vendemmia “anomala”

Al 28 agosto è stato raccolto circa il 20% dell’uva. La prima regione a tagliare i grappoli è stata la Sicilia.

Una vendemmia “anomala”

L’analisi di Assoenologi sottolinea le difficoltà legate ad eventi naturali che hanno messo a dura prova i vigneti.

Il particolare andamento meteorologico ha conferito i caratteri dell’eccezionalità alla vendemmia 2017. L’analisi di Assoenologi scende nel dettaglio e delinea le coordinate di una stagione, quella in corso, “dove – è scritto in una nota di sintesi (www.assoenologi.it) – gli eventi climatici si sono accaniti con un’inusuale ed eccezionale portata”. “Un lungo periodo di siccità, fatte salve alcune regioni del Nord – si legge nella nota – che ancora persiste, ha messo a dura prova i vigneti del Centro-Sud Italia che hanno dovuto subire anche una straordinaria ondata di caldo, che ha coinvolto anche il Nord, iniziata sin da maggio, raggiungendo il suo apice nei mesi di luglio ed agosto, tanto che la colonnina del termometro ha fatto spesso registrare valori al di sopra dei 40°C. I vigneti del Nord hanno invece potuto beneficiare, durante i mesi di luglio ed agosto, di provvidenziali piogge, anche se spesso sono state accompagnate da forti grandinate che, in alcuni casi, hanno compromesso la produzione in diversi areali”. Ma “fortunatamente si riscontrano anche delle zone che non hanno avuto problemi, grazie a qualche pioggia estiva e soprattutto all’oculata e scientifica gestione dei vigneti, o all’eventuale disponibilità di acqua da irrigazione e alla naturale resistenza a questo clima estremo di alcune cultivar specialmente indigene”. Ma “ciò che consentirà di ottenere in alcuni siti produttivi quantità e qualità buone se non ottime è la nostra trasversalità territoriale e la nostra grande biodiversità unica al mondo”. Ad oggi (la nota è aggiornata alla data del 28 agosto, ndr) “è stato raccolto circa il 20% dell’uva”. E “la prima regione a tagliare i grappoli è stata la Sicilia il 22 luglio, seguita dalla Sardegna il 26 dello stesso mese, quindi è stata la volta della Puglia e della Lombardia nei primissimi giorni di agosto, mese in cui, nella maggior parte delle regioni italiane, sono avvenute le operazioni di raccolta per le varietà precoci (Chardonnay, Pinot, Sauvignon)”.
L’anticipo delle operazioni vendemmiali.
Assoenologi specifica che “in tutta la penisola si riscontra un anticipo dell’inizio delle operazioni vendemmiali che varia dai 7 ai 15 giorni rispetto allo scorso anno. Il pieno della raccolta, in tutt’Italia, avverrà nella seconda decade di settembre, per concludersi verso la fine di ottobre con i conferimenti degli ultimi grappoli di Nebbiolo in Valtellina, di Cabernet in Alto Adige, di Aglianico del Taurasi in Campania e dei vitigni autoctoni sulle pendici dell’Etna”.
Ma – “al di là delle percentuali matematiche certe” – “Assoenologi non ritiene, alla data attuale (28 agosto, ndr), di poter dare dei numeri assoluti, le prime previsioni indicano comunque una produzione di vino e mosto inferiore di ben 13 milioni di ettolitri rispetto allo scorso anno”. Perché “tutte le regioni italiane evidenziano consistenti decrementi produttivi con punte anche del 35-40% in Sicilia ed Umbria. Unica eccezione la Campania che, dopo la difficile vendemmia della scorsa campagna, fa registrare un lieve incremento”.
L’elaborazione di Assoenologi “fa ipotizzare che la produzione di uva possa oscillare fra i 56 e i 58 milioni di quintali che, applicando il coefficiente di trasformazione del 72%, danno tra i 40 e i 42 milioni di ettolitri di vino, un quantitativo inferiore del 24% rispetto a quello dello scorso anno (54,1 milioni di ettolitri di vino – dato Istat) e del 13% se riferito alla media quinquennale (2012/2016)”.
“Purtroppo – continua la nota di Assoenologi – il perdurare della siccità e delle alte temperature al Centro-Sud, aggravato anche dalla grande carenza di riserve di acqua nei terreni, potrebbe causare un’ulteriore perdita di peso dei grappoli, quindi non è da escludere che ci possano essere altre consistenti perdite nella produzione di uva che potrebbero far scendere la produzione di questa campagna sotto i 40 milioni di ettolitri”.
Veneto regione più produttiva.
Il Veneto “con 8,6 milioni di ettolitri, si conferma la regione italiana più produttiva, seguita dalla Puglia (6,7) e dall’Emilia Romagna (6,3). Queste tre regioni insieme nel 2017 produrranno circa 22 milioni di ettolitri, ossia oltre la metà di tutto il vino italiano”.
L’opera dell’enologo.
“Quest’anno più di altri, quindi – si legge sempre nella nota – sarà importante l’opera dell’enologo, attraverso le proprie competenze ed esperienze, per ottenere vini interessanti. La qualità, pertanto, risulta a macchia di leopardo passando dal buono all’ottimo e con pochissime punte di eccellente solo per quelle uve che hanno potuto beneficiare di irrigazioni di soccorso o coltivate in zone meno esposte e più fresche”. (Fonte: Assoenologi/28.08.2017)

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