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Il food? Sostenibile e “green”

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Il food? Sostenibile e “green”

I risultati dello studio realizzato dalla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition in collaborazione con The Economist Intelligence Unit.

Il food? Sostenibile e “green”

Appare indispensabile posizionare al centro delle dinamiche di crescita economica e produttiva la compatibilità ambientale e la tutela della salute della popolazione.

Italia in pole position per la riduzione delle emissioni di Co2 in agricoltura; Francia in prima linea nella lotta allo spreco alimentare; Germania con la più alta percentuale di suolo agricolo “bio”’. E’ all’interno di questi Paesi ricadenti nel perimetro Ue che il cibo è considerato buono. Tale scenario emerge dal “Food Sustainability Index” che la “Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition” ha realizzato in collaborazione con “The Economist Intelligence Unit” per identificare i Paesi che, attraverso delle pratiche virtuose, stanno contribuendo a cambiare in positivo il sistema alimentare. L’Italia – con un punteggio di 95,96 (in una scala da 1 a 100) – si colloca al primo posto tra i Paesi europei per minori emissioni di Co2 equivalente in agricoltura. Un risultato molto rilevante: a livello globale le emissioni in questo settore sono aumentate del 20% dal 1990 a oggi (e raddoppiate dal 1960 a oggi) ed attualmente rappresentano il 24% dei gas/serra totali. 13Il problema di fondo resta – considerato che entro il 2050 si stima che la produzione agricola aumenti del 70% – il fondamentale lavoro per “impattare” di meno sull’ambiente. Da questo punto di vista in Italia è stato fatto un primo passo in avanti con l’uso di energie rinnovabili che ha consentito una riduzione di circa il 34% delle emissioni di Co2.

Lotta allo spreco alimentare.

In questo ambito di riferimento la Francia, tra i Paesi Ue, riesce a dare un ottimo esempio di buone pratiche. Solo il 2,31% del cibo prodotto si disperde all’interno della filiera in base una legge del 2016 che ha reso obbligatorio riutilizzare le derrate alimentari ancora commestibili ma rimaste invendute. Un provvedimento che ha interessato ogni settore (dalle scuole alle grandi aziende) e che ha portato a stipulare convenzioni con associazioni no profit per la distribuzione di generi alimentari e a sanzioni per evitare la distruzione volontaria dei prodotti alimentari ancora consumabili. Ogni anno – va ricordato – 1,3 miliardi di tonnellate di cibo (un terzo del cibo prodotto nel mondi intero) vengono sprecate senza arrivare neanche a tavola, ovvero circa 4 volte la quantità necessaria a sfamare le quasi 800 milioni di persone sul pianeta che sono denutrite. Mentre il gas metano prodotto dal cibo che finisce in discarica è 21 volte più dannoso della Co2.

L’agricoltura “bio”.

All’agricoltura biologica la Germania dedica il 6,27% del totale dei terreni coltivati. Una superficie molto estesa, se si considera che nel Regno Unito o in Francia si destinano allo stesso scopo poco più del 3% delle terre disponibili. La Germania, inoltre, ha deciso di arrivare al 20% entro pochi anni, accompagnando a questa pratica una gestione virtuosa delle risorse idriche attraverso il riutilizzo dell’acqua e l’ottimizzazione delle tecniche di irrigazione.

Nel resto del mondo.

Gli esempi più rilevanti sono quelli del Brasili e dell’Australia. Il Brasile evidenzia  un’agricoltura praticata da giovani: se in Europa solo 6% degli agricoltori ha meno di 35 anni, da quella parti 1 agricoltore su 3 ha meno di 24 anni. Un contesto che, unito all’uso della tecnologia applicata ai sistemi di irrigazione intelligente o all’utilizzo dei droni per il controllo dei terreni o ancora al monitoraggio automatico delle condizioni climatiche, garantisce un migliore uso delle aree coltivabili e un’ottimizzazione di tutti i processi agricoli. L’Australia è all’avanguardia nella gestione dello spreco alimentare: solo lo 0,66% del cibo prodotto viene buttato via, mentre il rimanente 99,34% viene riutilizzato e impiegato anche in altri settori. Risultato raggiunto attuando una strategia che fa lavorare in sinergia produttori, distributori, trasformatori e rivenditori per dirottare il cibo sprecato dalle discariche ad usi più produttivi (come il compostaggio o l’arricchimento del suolo), ed avviando pratiche di sensibilizzazione per i consumatori.

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