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Trend positivo per i pasti fuori-casa

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Trend positivo per i pasti fuori-casa
Dal Rapporto Fipe emergono dati in crescita sul fronte occupazionale (+3,3% su base annua).

Trend positivo per i pasti fuori-casa

Consumi alimentari in bar e ristoranti si attestano al 36% del totale. Ma resta elevato il turnover imprenditoriale. Nei primi 9 mesi del 2017 hanno avviato l’attività 10.835 imprese, mentre 19.235 l’hanno cessata (-8.400 unità).

“Bar e ristoranti si confermano il volano della ripresa dei consumi delle famiglie”. Questa la lettura evidenziata nel corso della presentazione del “Rapporto Ristorazione” della Fipe/Confcommercio. “Emerge un quadro di sostanziale ottimismo – si legge in una nota di sintesi – soprattutto per quanto concerne l’andamento dei consumi alimentari fuori-casa, ormai attestati sul 36% dei consumi alimentari complessivi, e il fronte occupazionale, con una crescita del 3,3% sull’anno precedente. Continuano a preoccupare, invece, l’elevato numero di aziende che chiudono e un tasso di produttività che resta sotto i livelli pre-crisi”. Non mancano, tuttavia, elementi di preoccupazione. Il numero di imprese che chiudono resta elevato e la produttività rimane sotto i livelli toccati prima della crisi. Nel Rapporto si configura la crescita dei consumi fuori-casa: “l’impatto della crisi sui consumi alimentari in casa (-10,5% pari a una flessione di 15,9 miliardi di euro tra il 2007 e il 2016) ha fatto in modo che il peso della ristorazione sul totale dei consumi alimentari guadagnasse ancora qualche posizione, rafforzando la tesi che vede gli italiani come un popolo a cui piace stare fuori casa” In particolare “la sola ristorazione ha guadagnato una domanda di 2,5 miliardi di euro. Nel terzo trimestre 2017 cresce di 14 punti percentuali il clima di fiducia delle imprese di ristorazione rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente e consolida il trend positivo degli ultimi tre trimestri”.

Ma “resta elevato il turnover imprenditoriale: nel 2016 hanno avviato l’attività 15.714 imprese, mentre circa 26.500 l’hanno cessata, con un saldo negativo per oltre 10mila unità. Nei primi nove mesi del 2017 hanno avviato l’attività 10.835 imprese, mentre 19.235 l’hanno cessata determinando un saldo negativo pari a 8.400 unità”. Sul fronte della produttività il Rapporto sottolinea che “l’Italia sconta un tasso di crescita in sostanziale stagnazione da circa un decennio. In questo contesto lo stato della ristorazione appare ancor più problematico: fatto cento il valore aggiunto per unità di lavoro riferito all’intera economia, alberghi e ristoranti si attestano al 63, ovvero il 37% al di sotto del valore medio. La produttività delle imprese della ristorazione non soltanto è bassa, ma anziché crescere si riduce, e attualmente è al di sotto di quasi sei punti percentuali rispetto al livello raggiunto nel 2009”.

Dal punto di vista del trend dei prezzi, “nessun problema sul versante inflazione”, perché, nel complesso, “i prezzi di bar e ristoranti nel 2017 dovrebbero registrare incrementi sul 2016 di poco al di sopra dell’1%. In particolare il prezzo della tazzina di caffè rilevato nelle più importanti città italiane è addirittura inferiore a quello di un anno fa (0,93 contro 0,95 euro)”.

Il commento del presidente Fipe.

Diventa difficile in queste condizioni – ha spiegato il presidente della Fipe Lino  Enrico Stoppani – trovare le risorse per investire e per fare quelle innovazioni di cui il settore ha grande bisogno. Anche i recenti provvedimenti approvati con la legge di bilancio 2018, in particolare quello sui distretti del cibo, che vedono emarginato il ruolo della ristorazione, nonostante i titoli e i numeri che esprime, esclusa dalle utilità e dai contributi inseriti nel provvedimento, con il rischio aggiuntivo di ulteriore dequalificazione, vista l’estensione della somministrazione di cibi alle imprese agricole, anche in forma itinerante”.

(Fonte: confcommercio.it/ 18.01.2018)

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