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La “rivoluzione” del wellness

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La “rivoluzione” del wellness
Cresce l’attenzione nel momento degli acquisti alle garanzie in termini di sicurezza.

La “rivoluzione” del wellness

I nuovi stili alimentari si basano sulla ricerca costante di cibi non dannosi per la salute e controllati dall’origine fino a quando arrivano in tavola.

Negli ultimi mesi sono arrivate autorevoli e puntuali conferme – sia attraverso indagini quantitative che qualitative – del mutamento in profondità dell’approccio al cibo da parte di una sempre più consistente fetta di popolazione. Le due directory strategiche di questo cambiamento sono rintracciabili nella maggiore consapevolezza che l’alimentazione influisce direttamente sulla salute delle persone e nella crescente richiesta di informazioni dettagliate nel momento dell’acquisto dei prodotti destinati alla propria dieta. In altre parole, l’orientamento generale è, ormai, indirizzato nella direzione giusta e la centralità del benessere nella vita delle persone si riflette a cascata nelle scelte quotidiane, non solo quando ci si siede a tavola, ma anche quando – per esempio – si decide di impiegare parte del tempo libero in attività sportive o, più semplicemente, non stando fermi, ma camminando. Sono sempre più identificabili i trend di riferimento. “Lo stile dei consumi degli italiani, mutato anche a causa della crisi economica, si dirige verso il wellness, quindi verso benessere e food safety, accompagnato dalla voglia di sperimentare nuovi gusti e sapori e dalla ricerca di gratificazioni personali”. E’ questo lo scenario emerso nel corso di un convegno – organizzato da IRI (Information Resourches Inc.) – dedicato alle “Nuove Frontiere del Food”, che si è svolto durante le giornate di “Cibus”. Studiosi ed analisti hanno evidenziato che “l’alimentare si è imposto come elemento trainante dei consumi nella Grande Distribuzione: per ogni 100 euro spesi in prodotti confezionati di largo consumo in Gdo, oltre 68 sono destinati ad alimenti e bevande. Tra le macro categorie più richieste figurano: gelati e surgelati; freschi confezionati; drogherie e alimentari; bevande; ortofrutta confezionata”.

Sicurezza e trasparenza.

Il tema della sicurezza alimentare assume, quindi, ulteriore rilevanza e si associa a quello della corretta divulgazione delle informazioni. Si tratta di un versante particolarmente “sensibile” che impone il richiamo ad alcune parole/chiave che di seguito proviamo ad elencare.

Etica.

Rispetto preliminare dei principi etici che significa prima di tutto coerenza – da parte di tutti gli attori della filiera produttiva che si estende dai campi alla tavola – con l’obiettivo prioritario che è quello, ovviamente, di distribuire alimenti genuini e privi di qualsiasi rischio per la salute dei consumatori.

Corretta info/comunicazione.

Nello scenario attuale dell’informazione – spesso alle prese con fake news o con informazioni diffuse sul web senza le necessarie verifiche preliminari –  c’è da porsi il problema non solo di una corretta trasmissione delle notizie da parte del polo emittente, ma anche di un adeguato accompagnamento alla comprensione approfondita delle tematiche/problematiche dei cicli produttivi attraverso adeguate campagne di comunicazione. Di conseguenza, è necessario lavorare su un doppio canale: informazioni/news in una dimensione sempre più rispondente alla domanda degli organi di stampa; comunicazione mirata su specifiche problematiche sia nei confronti del circuito mediatico che verso il più ampio bacino dei consumatori.

Collaborazione responsabile.

Dialogo ed ascolto continui nel rispetto dei diversi attori in campo, ma, soprattutto, del consumatore finale che ha diritto non solo ad essere informato dettagliatamente prima dell’acquisto, ma anche ad avere risposte rapide e precise quando è lui – dopo –  a porre domande.

(Fonte: Comunicato Stampa “Cibus”/ 08.05.2018)

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