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Spesa per la cultura? Le solite due Italie

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Spesa per la cultura? Le solite due Italie
I dati contenuti nel Rapporto annuale 2018 di Federculture presentato a Milano nei giorni scorsi.

Spesa per la cultura? Le solite due Italie

Al Nord il budget familiare è di 150 euro al mese. Al Sud si ferma a 90. L’Italia resta indietro tra i Paesi Ue. Il primato è della Svezia.

di Giuliano D’Antonio*

I divari tra i territori del Mezzogiorno e le regioni del Centro-Nord sono molteplici e condizionano, naturalmente, la qualità della vita delle persone e delle famiglie. Tra i tanti indicatori che, purtroppo, confermano questo scenario ormai ben consolidato – e destinato a non cambiare nel breve periodo – si inserisce quello contenuto nel Rapporto annuale 2018 di Federculture (“Impresa Cultura”). Da questo documento emerge che “la spesa delle famiglie italiane per i servizi culturali, tra cui cinema, teatro, musei e concerti, è maggiore nel Nord Italia, dove si spendono circa 150 euro al mese, mentre al Sud la spesa scende a 90 euro”. Ma il Rapporto di Federculture allarga anche lo sguardo al perimetro dell’Unione Europea ed evidenzia che “siamo un Paese molto al di sotto della media dell’eurozona in termini di spesa in cultura e ricreazione: se la media in Ue è dell’8,5% della spesa annuale complessiva di una famiglia, in Italia ci si ferma al 6,7%”. Da questo punto di vista la Svezia è il Paese che più dedica attenzione a tale tipologia di spesa con l’11% per famiglia. Ma va detto che “la quota di spesa dedicata a musei, cinema, teatro e concerti, per una famiglia media italiana e’ aumentata del 3,1% nel 2017, che in termini assoluti corrisponde a 31 miliardi di euro: un trend in crescita per il terzo anno consecutivo dopo il crollo del 2012-2013”. Come pure occorre sottolineare che “il valore annuale complessivo, che comprende quindi anche la spesa per libri e musica, è di 71,4 miliardi con una crescita del 2,6% rispetto al 2016”.

Nord/Sud, divario profondo.

Come si accennava sopra, il divario tra Nord e Sud del Paese è molto profondo: “se la spesa media mensile di una famiglia è di 129,7 euro, al Nord si raggiungono i 150 euro con il picco in Trentino Alto Adige di 191, ma si scende drasticamente al Sud, con 90 euro mensili, che arrivano a 66 in Sicilia”.

Al botteghino.

Al botteghino “si spende di più (+0,71%), probabilmente perché aumentano i costi, ma non gli ingressi, che invece diminuiscono di circa 4 punti percentuali, come le attività di spettacolo, in calo di 2 punti e mezzo”.

I libri.

Anche in questo caso la dinamica complessiva non è, in sostanza, positiva. “Cresce leggermente – è scritto sempre nel rapporto di Federculture – la quota di coloro che leggono almeno un libro all’anno, da 40,5% a 41%; aumentano quelli che leggono almeno 3 libri, ma diminuiscono i lettori forti, ovvero quelli che ne leggono più di 12”.

L’incultura.

Ma a destare preoccupazione è il numero di persone che rientrano nel perimetro della cosiddetta “incultura”. In questo caso si fa riferimento al “38,5% degli italiani adulti, con almeno 25 anni d’età” che “non partecipa ad alcun tipo di attività culturale”. E “ancora peggio la quota di coloro che non vanno al cinema, non visitano un museo né  un sito archeologico almeno una volta all’anno: circa il 70% degli adulti, che diventa 82% al Sud”.

Il turismo culturale.

Note meno negative arrivano dal turismo: “quello culturale rappresenta il 35,4% della quota totale; crescono del 10% i visitatori di musei statali e la spesa culturale di turisti aumenta dell’11 per cento”.

*Presidente Fonmed (Fondazione Sud per la Cooperazione e lo Sviluppo del Mediterraneo)

(Fonte: confcommercio.it/ 22.10.2018)

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