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Agenda 2030, le promesse da mantenere

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Agenda 2030, le promesse da mantenere
Le richieste e le proposte illustrate nel corso dell’audizione dinanzi alla Commisione Esteri della Camera dei Deputati.

Agenda 2030, le promesse da mantenere

L’ASviS sollecita il Governo e le forze politiche a rendere operativa la Commissione Nazionale per il coordinamento delle politiche per lo sviluppo sostenibile e ad avviare la trasformazione del Cipe.

di Giuliano D’Antonio*

I temi dell’Agenda 2030 Onu continuano a rimanere sottotraccia nel dibattito politico ed istituzionale che appare, purtroppo, fagocitato da polemiche strumentali e orientate prioritariamente alla captazione di consenso immediato. Basta soffermarsi sulle dichiarazioni dinanzi alla Commissione Esteri della Camera dei Deputati di Enrico Giovannini – portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) che, con i suoi oltre 200 aderenti, è la più grande rete di organizzazioni della società civile in Italia – per rendersi conto della difficile situazione che viviamo nel nostro Paese.  “Sono passati più di cinque mesi dall’insediamento del nuovo Governo – ha sottolineato Giovannini –  e le proposte dell’ASviS, su cui la maggior parte delle forze politiche si era impegnata formalmente durante la campagna elettorale, sono state totalmente ignorate: un segnale di disinteresse e sottovalutazione del rischio a cui è esposto il nostro Paese. Inoltre, nella proposta della legge di Bilancio non vediamo un progetto integrato che vada nella direzione dello sviluppo sostenibile e dell’attuazione dell’Agenda 2030 che l’Italia ha sottoscritto nel 2015”.

Giovannini ha, poi, richiamato l’attenzione sul fattore/tempo. “Tutti gli indicatori ci dicono molto chiaramente che non abbiamo più tempo e se il Governo e le forze politiche non daranno immediatamente attuazione, con misure concrete, a quanto previsto dall’accordo sottoscritto all’Onu, il nostro Paese perderà un’importante occasione per garantire un futuro a questa e alle prossime generazioni”.

Le proposte.

Le proposte dell’ASviS partono dalla Commissione Nazionale dello Sviluppo Sostenibile, istituita a marzo a Palazzo Chigi con una Direttiva del Presidente del Consiglio, “che prevede la partecipazione di tutti i ministri insieme a rappresentanti della Conferenza delle Regioni, dell’Unione delle Province e dell’Anci per il coordinamento delle politiche per lo sviluppo sostenibile”. La Commissione, va ricordato, non è stata ancora avviata, “nonostante le rassicurazioni del Presidente Conte durante un incontro con l’ASviS tenutosi lo scorso 7 ottobre”.

Per l’ASviS 2018 rispetto agli Obiettivi di sviluppo sostenibile il ritardo dell’Italia è gravissimo e per questa motivazione è stato richiesto al Governo e al Parlamento l’attuazione delle misure più urgenti, tra le quali vanno annoverate “il cambio di nome al Cipe in Comitato interministeriale per lo sviluppo sostenibile, l’avvio di una strategia nazionale per le città sostenibili e l’inserimento in Costituzione del principio dello sviluppo sostenibile”.

I 10 punti dell’ASviS sui quali si sono impegnati i partiti.

Vale la pena sintetizzare i 10 punti sui quali si è registrato il consenso di molte forze politiche per prendere provvedimenti nel corso di questa legislatura. 1. Inserire nella Costituzione il principio dello sviluppo sostenibile, come già fatto da diversi Paesi europei. 2. Dare attuazione a una efficace Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile orientata al pieno raggiungimento dei 17 Obiettivi dell’Agenda 2030, da realizzare con un forte coordinamento della Presidenza del Consiglio. 3. Promuovere la costituzione all’interno del Parlamento di un intergruppo per lo sviluppo sostenibile. 4. Rispettare gli Accordi di Parigi per la lotta ai cambiamenti climatici e ratificare al più presto le convenzioni e i protocolli internazionali già firmati dall’Italia sulle altre tematiche che riguardano lo sviluppo sostenibile. 5. Trasformare il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) in Comitato Interministeriale per lo Sviluppo Sostenibile, così da orientare a questo scopo gli investimenti pubblici. 6. Definire una Strategia nazionale per realizzare un’Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile che si affianchi a quella già esistente per le aree interne, rilanciando il Comitato Interministeriale per le Politiche Urbane. 7. Istituire, nell’ambito della Presidenza del Consiglio, un organismo permanente per la concertazione con la società civile delle politiche a favore della parità di genere. 8. Coinvolgere la Conferenza Unificata per coordinare le azioni a favore dello sviluppo sostenibile di competenza dello Stato, delle Regioni e dei Comuni. 9. Raggiungere entro il 2025 una quota dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo pari allo 0,7% del Reddito Nazionale Lordo, coerentemente con gli impegni assunti dall’Italia di fronte alle Nazioni Unite. 10. Operare affinché l’Unione Europea metta l’impegno per attuare l’Agenda 2030 al centro della sua nuova strategia di medio termine.

* Presidente Fonmed (Fondazione Sud per la Cooperazione e lo Sviluppo del Mediterraneo)

(Fonte: asvis.it/ 21.11.2018)

 

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