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G20, cambiamenti climatici e il “no” degli Usa

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G20, cambiamenti climatici e il “no” degli Usa
Confermata la spaccatura sull’accordo di Parigi che viene in ogni caso dichiarato “irreversibile”.

G20, cambiamenti climatici e il “no” degli Usa

Ma l’opinione pubblica resta lontana dalla percezione delle fondamentali problematiche legate alla preservazione degli equilibri ambientali a livello globale.

di Giuliano D’Antonio*

Troppo spesso gli eventi dove i leader mondiali si riuniscono per prendere (o non prendere) decisioni che, poi, si riversano su centinaia di milioni di persone vengono seguiti dall’opinione pubblica con distrazione, senza il giusto approfondimento che meriterebbero. Anche perché è proprio durante questi incontri che si comprende abbastanza bene verso quale prospettiva siamo incamminati nel medio e lungo periodo. Per esempio, l’ultimo G20 a Buenos Aires ci ha fatto capire con chiarezza che l’accordo di Parigi continuerà a camminare sotto la spada di Damocle dell’ostruzionismo degli Usa, con tutto il peso che può assumere questa impostazione da parte del Paese più potente e importante dal punto vista economico al mondo.

Basta dare un’occhiata al comunicato conclusivo dei lavori per capire che gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione, almeno per il momento, di fare concessioni su questo argomento. Al 20° punto del documento finale si sottolinea che “l’accordo di Parigi sul clima è irreversibile”, ma il 21° punto rimarca che “gli Stati Uniti ribadiscono la propria decisione di ritirarsi dall’accordo di Parigi e affermano il proprio forte impegno per la crescita economica e l’accesso all’energia e la sicurezza, utilizzando tutte le fonti energetiche e le tecnologia proteggendo, nello stesso tempo, l’ambiente”.

Insomma, parole molto chiare per non aspettarci nulla di buono – dal punto di vista del cammino intrapreso a Parigi – da parte della prima potenza mondiale.

Il G20, come previsto da molto osservatori alla vigilia, ha palesato una netta spaccatura, quindi, su una problematica di fondamentale importanza per il futuro di tutti noi, della nostra e delle generazioni future. Eppure, a parte la doverosa e sostanziosa “copertura” in prima battuta da parte dei media, l’argomento è quasi subito caduto nel consueto letargo. Perché? Se l’accordo di Parigi è stato dichiarato “irreversibile” e gli impegni che esso prevede devono essere “pienamente attuati”, nel rispetto delle differenze tra Stato e Stato, è altrettanto “pesante” la decisione degli Usa di ritirarsi dall’accordo. Di conseguenza, l’attenzione su questo tema cruciale non sarebbe dovuta calare con il calare del sipario sul summit del G20. Perché, quindi, la riallocazione di questa notizia in un ambito non di primo piano? Perché, è triste prenderne atto, questo tema non è tra le priorità non dei media – che riflettono la scala dei valori-notizia più diffusa – ma dell’opinione pubblica e della maggioranza della popolazione mondiale. Ed è su questo versante che è urgente lavorare principalmente alla capillare diffusione di una cultura della sostenibilità ambientale necessaria a proteggere e a ripristinare gli equilibri del pianeta.

L’apertura della Cop24 a Katovice, in Polonia, dove si indicano le azioni per un futuro libero da fonti fossili, è un altro appuntamento di massimo rilievo. Sul tavolo ci sono da affrontare problematiche molto complesse e delicate, a cominciare dal contenimento in una soglia accettabile della crescita del riscaldamento globale fino alla fine del secolo rispetto all’era preindustriale, prevenendo eventi naturali estremi. L’evento in Polonia è estremamente importante rispetto alla scadenza del 2020 quando l’accordo di Parigi dovrà diventare operativo a tutti gli effetti. In primo piano in Polonia approdano l’adozione del “Rulebook” (linee guida per rendere operativo l’Accordo di Parigi); l’aumento entro il 2020 gli attuali livelli di riduzione della CO2 (NDCs- Nationally Determined Contributions); il trasferimento di risorse ai Paesi più poveri per sostenere i loro impegno per la riduzione delle emissioni e l’adattamento ai mutamenti climatici in corso.

Se ne parlerà e se ne discuterà anche al di fuori delle fasce di cittadini del mondo già sensibili a questi problemi? Temiamo, purtroppo, di no.

* Presidente Fonmed (Fondazione Sud per la Cooperazione e lo Sviluppo del Mediterraneo)

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