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Governo, bilancio e tutela ambientale

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Governo, bilancio e tutela ambientale
L’analisi di Legambiente della manovra finanziaria varata da Governo nei giorni scorsi.

Governo, bilancio e tutela ambientale

Manca ancora un chiaro disegno strutturale in grado di valorizzare i percorsi ecocompatibili di crescita economica e produttiva.

di Giuliano D’Antonio*

Dopo il complesso e difficile percorso di approvazione della legge bilancio, occorre interrogarsi sull’effettiva valenza delle misure adottate dal Governo dal punto di vista della salvaguardia ambientale e dei percorsi finalizzati all’innalzamento della soglia di eco-compatibilità del nostro sistema economico e produttivo. Il tema è di estrema rilevanza e, come spesso accade, non trova il dovuto spazio nella discussione mediatica (e non). Eppure non mancano elementi di preoccupazione, anche alla luce della situazione che si è delineata a livello internazionale con il rallentamento dell’effettiva attuazione degli accordi di Parigi. Alcune segnalazioni vanno assolutamente fatte, prendendo spunto da quanto evidenziato puntualmente da Legambiente, a cominciare dai sussidi diretti e indiretti (non rimossi) alle fonti fossili (16 miliardi). Per proseguire con la  proroga di 15 anni nel comparto balneare “senza condizioni per le concessioni in essere, disapplicando la direttiva Bolkenstein ed esponendo l’Italia all’ennesimo rischio di procedura di infrazione europea”. Come pure non si può non rimarcare l’innalzamento della soglia economica sugli appalti senza gara “con il rischio di favorire – sottolinea Legambiente – le organizzazioni criminali e mafiose”.

Nel caso, poi, dell’ecobonus relativo alle auto ecologiche, certamente è pienamente condivisibile l’ipotesi (che resta, purtroppo, solo un’ipotesi) avanzata dall’associazione di prevedere disincentivi per tutte le auto inquinanti su base reddituale ed incentivi anche per chi vuole rottamare l’auto inquinante senza acquistarne una nuova, per ridurre il sovradimensionato parco circolante italiano, per acquistare un abbonamento per il trasporto collettivo, e facilitazioni per la sharing mobility, le e-bike e per gli altri veicoli elettrici come tricicli e quadricicli al momento esclusi.

Insomma, è chiaro che emerge la mancanza di un disegno d’insieme che identifichi come priorità il contrasto dello Stato allo sfruttamento sistematico delle risorse ambientali, senza, peraltro, un congruo prelievo fiscale. L’ambiente nel suo complesso resta un ambito di riferimento nel quale si consolidano rendite di posizione a danno dei cittadini che vedono messi in discussione i loro diritti sui beni comuni.

Né si ravvisano cambi significativi di rotta per supportare in maniera organica quanto di buono è nato e si consolida dal basso: agricoltura biologica, ma anche tipologie di turismo che sono capaci di integrare i flussi di visitatori nei territori senza alterarne equilibri e risorse ambientali.

Ma di tutto questo se ne è parlato ben poco e, purtroppo, se ne parlerà ancora pochissimo.

*Presidente Fonmed (Fondazione Sud per la Cooperazione e lo Sviluppo del Mediterraneo)

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