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La lezione coesiva dell’agricoltura sociale

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La lezione coesiva dell’agricoltura sociale
Tantissime “micro” esperienze assumono una valenza molto più rilevante di quella che superficialmente si presume.

La lezione coesiva dell’agricoltura sociale

I vantaggi competitivi di un possibile strumento di risposta ai bisogni della popolazione sia in termini di produzione della filiera alimentare, sia dal punto di vista ambientale e di offerta di servizi socio-sanitari e socio-lavorativi.

di Giuliano D’Antonio*

Il 2019 si apre con prospettive economiche non troppo incoraggianti, ma non mancano, però, esempi sui territori in grado di aprire squarci di ottimismo in un orizzonte, anche internazionale, che si presenta per molti versi negativo. In altre parole, le diverse analisi che prendono in considerazione esempi di crescita virtuosa, invitano a prestare grande attenzione ad ogni percorso di carattere inclusivo a livello sociale, prim’ancora che produttivo. Nell’ambito del comparto primario, per esempio, gli esperimenti già ampiamente consolidati che si segnalano per questa virtuosa tipologia di approccio rientrano nell’ambito dell’agricoltura sociale. Che cosa si intende per “agricoltura sociale”? Senza dubbio nel suo perimetro rientrano “le pratiche svolte su un territorio da imprese agricole, cooperative sociali e altre organizzazioni che coniugano l’utilizzo delle risorse agricole con le attività sociali”, perché fondamentalmente “le attività  sono finalizzate a generare benefici inclusivi, favorire percorsi terapeutici, riabilitativi e di cura; sostenere l’inserimento sociale e lavorativo delle fasce di popolazione svantaggiate e a rischio di marginalizzazione; favorire la coesione sociale, in modo sostanziale e continuativo”, (www.forumagricolturasociale.it).

Insomma, siamo di fronte a progettualità imprenditoriali ed associative che tengono nel dovuto conto la necessità – anche in collaborazione con i servizi socio-sanitari e gli enti pubblici competenti, sottoponendosi a verifiche periodiche – di stimolare e promuovere le buone prassi inerenti a percorsi di sviluppo locale sostenibile socialmente, economicamente ed ecologicamente.

Sulla base di queste premesse, la “lettura” di tantissime “micro” esperienze – a torto giudicate “micro” – assume una valenza molto più rilevante di quella che può superficialmente apparire. Il cambio di paradigma in atto dal basso in tante aree della penisola ed anche del Mezzogiorno d’Italia è un fenomeno di grande rilevanza prima di tutto perchè consente di prendere contatto con una sensibilità molto più diffusa di quanto si voglia fare sembrare per le indubbie ricadute non solo sociali ed economiche, ma anche politiche.

Come non concordare su quanto scritto nella Carta dei Principi del Forum dell’Agricoltura Sociale (2015): “(…) Il fenomeno moderno dell’Agricoltura Sociale è un possibile strumento di risposta ai bisogni crescenti della popolazione sia in termini di produzione agricola sostenibile dal punto di vista sociale, economico e ambientale, sia in termini di offerta di servizi socio-sanitari e socio-lavorativi. Esso rappresenta un modello di sviluppo territoriale – partecipativo e relazionale – che ri-orienta le realtà locali nella logica del servizio alle comunità di riferimento. In questo senso, non è solo il risultato della sommatoria di attività produttive e attività sociali, ma qualcosa di completamente nuovo e più articolato (…)”.

Prende forma, quindi, uno scenario originale e ricco di risvolti positivi sia in tema di vera e propria innovazione delle relazioni sociali, ma anche di cambiamento sul versante della tutela ambientale e dei processi di interazione economica nei diversi e tipici contesti territoriali.

Se riuscissimo a tenere bene in mente che esistono tante realtà che operano dal basso con questa tipologia di approccio in grado di scatenare reazioni a catena da diversi punti di vista – anche, per esempio, sul fronte della redditività effettiva e polifunzionale degli investimenti pubblici – avremmo apportato un contributo non secondario al miglioramento della capacità competitiva dei territori e dei livelli medi della qualità della vita, a cominciare dalle aree con più consistenti ritardi di sviluppo.

*Presidente Fonmed (Fondazione Sud per la Cooperazione e lo Sviluppo del Mediterraneo)

(Fonte: forumagricolturasociale.it)

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