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Lotta alla contraffazione e cultura della legalità

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Lotta alla contraffazione e cultura della legalità
I risultati della ricerca che il Censis ha realizzato per il Ministero dello Sviluppo Economico.

Lotta alla contraffazione e cultura della legalità

Il mercato del falso genera 100mila occupati in meno e sottrae risorse al fisco per 1,7 miliardi di euro. Nell’ultimo anno effettuati più di 13mila sequestri e ritirati dalla vendita 31,7 milioni di articoli “fake”. Ma occorre incentivare il coinvolgimento dei cittadini.

di Giuliano D’Antonio*

A leggere con attenzione alcune analisi che delineano il profilo e le abitudini di acquisto degli italiani occorre prendere atto che siamo in presenza di una serie di carenze molto gravi in materia di cultura della legalità. Non è certamente un dato nuovo, si dirà. E, purtroppo, è esattamente così. Ma di fronte all’entità dei numeri di alcuni fenomeni si resta davvero sorpresi. Una conferma di questo stato effettivo delle cose giunge da una ricerca che il Censis ha realizzato per il Ministero dello Sviluppo Economico (Direzione Generale Lotta alla contraffazione-UIBM) e resa nota lo scorso mese di dicembre.

“Nel 2017 – scrive il Censis in una nota di sintesi – gli italiani hanno speso 7,2 miliardi di euro per acquistare prodotti contraffatti: un valore in crescita del 3,4% rispetto al 2015”. Ma il ragionamento evidenzia ancora meglio la criticità della situazione se si prova a considerare il dato della produzione interna se non esistesse il fenomeno della contraffazione. In questo caso “la produzione interna registrerebbe un incremento di 19,4 miliardi di euro, con un valore aggiunto di 7 miliardi (un valore quasi uguale, ad esempio, a quello generato dall’intera industria metallurgica). Produrre e commercializzare gli stessi prodotti nei circuiti dell’economia legale comporterebbe 104.000 unità di lavoro in più (circa il doppio dell’occupazione, ad esempio, dall’intera industria farmaceutica)”. Se, poi, vogliamo sintetizzare, basta considerare che “ogni euro sottratto al mercato della contraffazione genererebbe 2,7 euro nell’economia legale nazionale”.

Come pure va sottolineato che “l’emersione della contraffazione significherebbe anche un aumento del gettito fiscale, tra imposte dirette (su impresa e lavoro) e indirette (Iva), perché oggi il mercato del falso sottrae all’erario 1,7 miliardi di euro”. E sul versante delle imposte “che deriverebbero dalla produzione attivata nelle altre branche dell’economia, a monte e a valle, il gettito fiscale complessivo aumenterebbe a 5,9 miliardi di euro, pari al 2,3% del totale delle entrate dello Stato per le stesse categorie di imposte”.

Insomma, il danno economico per tutti i cittadini italiani, non solo per il sistema economico e produttivo, è davvero ingente. Anche perché occorre aggiungere gli effetti negativi sul “Made in Italy” anche dal punto di vista della sicurezza dei consumatori, per non parlare dello “sfruttamento delle persone impiegate nella filiera della produzione e commercializzazione della merce taroccata”.

Se vogliamo fare una “classifica” dei prodotti contraffatti, il Censis mette in vetta “l’abbigliamento, gli accessori e le calzature, il cui valore sul mercato nazionale del fake è stimabile in 2,4 miliardi di euro, pari al 33,1% del totale”. Vengono falsificati “soprattutto giubbotti, capi sportivi, scarpe da ginnastica e, tra gli accessori, cinte, borse e portafogli”. A seguire il settore dei materiali audio e video, tra cui i videogiochi, con un valore di spesa pari a quasi 2 miliardi di euro (il 27,6% del totale). E, poi, ci sono anche i prodotti alimentari, Dop e Igp, “per un valore di oltre 1 miliardo di euro nell’ultimo anno, pari al 14,5% del totale”. Ma contraffatti risultano anche molti altri prodotti: in pratica non viene risparmiato alcun ambito di consumo.

Occorre in ogni caso rimarcare il costante impegno – con ottimi risultati – delle azioni di contrasto e di repressione del fenomeno. Ma è evidente che non basta soltanto la lotta quotidiana a chi viola le regole e commette reati. E’ necessario una maggiore e costante diffusione – come si accennava all’inizio – della cultura e dell’educazione alla legalità, alla capacità di non assumere comportamenti che finiscono per generare reazioni negative a catena.

Il Censis rimarca che alla repressione “bisogna affiancare iniziative di comunicazione e di sensibilizzazione rivolte ai cittadini-consumatori, chiamandoli ad essere attori e protagonisti in prima persona della lotta alla contraffazione”. E’ su questo terreno che, purtroppo, si accumulano ritardi davvero ingiustificabili.

*Presidente Fonmed (Fondazione Sud per la Cooperazione e lo Sviluppo del Mediterraneo)

(Fonte: censis.it/ 19.12.2018)

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