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“Mal’aria”, ripartiamo dalla cultura ambientale

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“Mal’aria”, ripartiamo dalla cultura ambientale

“Mal’aria”, ripartiamo dalla cultura ambientale

Il rapporto di Legambiente: “Tra le principali fonti di emissione il traffico, il riscaldamento domestico, le industrie e le pratiche agricole. L’auto privata continua ad essere di gran lunga il mezzo più utilizzato, se ne contano 38 milioni e soddisfano complessivamente il 65,3% degli spostamenti”.

di Giuliano D’Antonio*

La qualità dell’aria che respiriamo è sempre meno buona e contribuisce, ovviamente, ad aggravare le condizioni generali di salute della popolazione mondiale. E’ un problema di non poco conto, ma anche in questo caso la comunicazione è a corrente alternata, nel senso che la diffusione delle notizie – e del relativo allarme che è giusto diffondere – non è costante, ma sporadica e spesso residuale rispetto ad altri flussi di informazione. Il rapporto annuale di Legambiente – “Mal’aria 2019” –  conferma che in Italia la situazione meriterebbe maggiore attenzione. “Città soffocate dallo smog, dove l’aria è irrespirabile sia d’inverno sia d’estate. Tra le principali fonti di emissione il traffico, il riscaldamento domestico, le industrie e le pratiche agricole. In questo quadro l’auto privata continua ad essere di gran lunga il mezzo più utilizzato, se ne contano 38 milioni e soddisfano complessivamente il 65,3% degli spostamenti”. E’ questa la sintesi di una “fotografia” che restituisce l’immagine di “un anno – evidenzia Legambiente – da codice rosso per la qualità dell’aria, segnato anche dal deferimento dell’Italia alla Corte di giustizia europea in merito alle procedure di infrazione per qualità dell’aria e che costerà multe salate alla Penisola”. Ed è sempre Legambiente a rimarcare “le pesantissime le ricadute sulla salute dei cittadini: stando ai dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, sono oltre 422mila le morti premature all’anno per inquinamento atmosferico e l’Italia si colloca tra i paesi europei peggiori, con più decessi in rapporto alla popolazione, pari a più di 60.600 nel solo 2015”. Non occorre aggiungere altro per prendere coscienza che di fronte a tale situazione occorrerebbe una ben più consistente azione di sensibilizzazione dei cittadini immersi in un circolo deleterio e dannoso senza che se ne possano rendere conto fino in fondo.

Nel 2018 “in 55 capoluoghi di provincia sono stati superati i limiti giornalieri previsti per le polveri sottili o per l’ozono (35 giorni per il Pm10 e 25 per l’ozono). In 24 dei 55 capoluoghi il limite è stato superato per entrambi i parametri, con la conseguenza diretta, per i cittadini, di aver dovuto respirare aria inquinata per circa 4 mesi nell’anno”.

Come provare a porre rimedio? Per Legambiente “la sfida importante che oggi deve affrontare il Paese è quella di fare della mobilità sostenibile il motore del cambiamento e di ripensare le città per le persone, non per le auto”. Per Legambiente “occorre realizzare in primis un Piano Nazionale contro l’inquinamento con misure strutturali ed economiche di ampio respiro e redigere Pums (Piani Urbani di Mobilità Sostenibile) ambiziosi ripensando l’uso di strade, piazze e spazi pubblici delle città e prevedendo nuovi spazi verdi nei centri urbani”.

Occorre intervenire efficacemente per ridurre il cosiddetto tasso di motorizzazione, “riportandolo ai livelli delle altre nazioni europee” e prevedere incentivi sulle emissioni anche in base a criteri sociali.

Va da sé che diventa fondamentale “incentivare davvero la mobilità sostenibile, potenziando il trasporto pubblico locale, urbano e pendolare, prevedere rete ciclabili che attraversino nelle diverse direttrici i centri urbani; ma anche ripensare il proprio stile di vita in una chiave più ecofriendly”.

Ma, a nostro avviso, è necessaria una mobilitazione più ampia e condivisa sul versante dell’educazione ambientale: senza una capillare diffusione delle notizie e delle nozioni necessarie a prendere coscienza dei pericoli connessi all’inquinamento non potremo realisticamente modificare una situazione oggettivamente così grave.

*Presidente Fonmed (Fondazione Sud per la Cooperazione e lo Sviluppo del Mediterraneo)

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