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Plastica, a Nairobi fuga dalle responsabilità

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Plastica, a Nairobi fuga dalle responsabilità
Entro il 2030 il livello di inquinamento degli oceani diventerà ancora più grave e difficile da affrontare.

Plastica, a Nairobi fuga dalle responsabilità

Nessuna decisione vincolante per i governi al termine di Unea-4 (Assemblea delle Nazioni Unite sull’ambiente). Il Wwf lancia una petizione globale.

di Giuliano D’Antonio*

Si ripete, purtroppo, il copione ben noto in materia di emergenze ambientali. Anche a Nairobi – in occasione della quarta Assemblea delle Nazioni Unite sull’Ambiente (Unea-4) conclusasi il 15 marzo dopo cinque giornate di discussione – si è dovuto prendere atto delle divergenze a livello internazionale e, quindi, di una sostanziale difficoltà nel mettere in moto provvedimenti significativi e realmente capaci di incidere su una situazione già molto grave. “I leader mondiali – si legge in una nota del Wwf – hanno clamorosamente fallito nel loro impegno per un’azione efficace contro la crisi sempre più acuta dovuta all’inquinamento da plastica e non ascoltano la società civile”. Occorre, cioè, sottolineare come non si sia riusciti ad avviare il percorso finalizzato alla definizione di un trattato legalmente vincolante in modo da consentire interventi sostanziali e non di facciata. Va detto che l’impegno dell’Italia è stato rilevante nella direzione di arrivare presto ad un accordo globale, ma non è bastato. Non è bastato anche mettendo in campo una posizione che tiene conto della necessità di una messa al bando progressiva della plastica. Ma – come notato da molti osservatori e dalle associazioni ambientaliste più impegnate su questo fronte – la risoluzione approvata a Nairobi, in sintesi, non consente realisticamente l’individuazione di responsabilità precise in capo ai singoli Paesi e a livello globale; responsabilità, per essere più chiari, vincolanti in modo da prevedere sanzioni in caso di mancato rispetto degli impegni presi.

E’ comunque un fatto molto positivo che l’Italia – come in altri casi e, per esempio, come per la messa al bando degli shopper – continui ad assumere posizioni di riferimento (in termini di tutela dell’ambiente) rispetto agli altri Paesi. Ed è sulla base di questo presupposto che il Wwf auspica una celere approvazione del provvedimento “SalvaMare”.

“E’ bene sempre ricordare – ha sottolineato la presidente dell’associazione Donatella Bianchi in una nota – come dimostrato dal report Wwf sulla plastica, che l’Italia produce 4,5 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, di cui 497mila (l’11%) sono dispersi in natura (mentre: 1,4 mln sono conferiti in discarica, 1,5 mln inceneriti, 1,2 mln riciclati)”.

E il direttore Wwf internazionale Marco Lambertini rimarca che “i governi hanno deciso di non entrare in azione. Unea-4 era un’opportunità per i leader mondiali per prendere impegni seri e tangibili per contrastare questa crisi globale. Questo esito è davvero deludente e mette in discussione la capacità di ascoltare la forte richiesta di un’azione immediata che viene dai cittadini”.

Il Wwf chiederà ai cittadini di firmare una petizione globale e ribadisce che “è indispensabile ottenere un trattato che stabilisca obiettivi nazionali vincolanti e meccanismi trasparenti di rendicontazione da estendere alle stesse imprese e che sostenga i Paesi meno ricchi nel migliorare la loro capacità di gestione del ciclo dei rifiuti”.

D’altro canto con oltre 8 milioni di tonnellate di plastica che vanno a finire negli oceani ogni anno e con la previsione – entro il 2030 –  del raddoppio della dispersione di rifiuti plastici in natura, è davvero incredibile come i governi continuino a rendersi protagonisti di atteggiamenti ingiustificabili.

*Presidente Fonmed (Fondazione Sud per la Cooperazione e lo Sviluppo del Mediterraneo)

(Fonte: wwf.it/ 15.03.2019)

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