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Condomini “aperti” e risparmio energetico

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Condomini “aperti” e risparmio energetico
La campagna di Legambiente “Civico 5.0” ed il racconto delle 22 esperienze attivate nella Penisola.

Condomini “aperti” e risparmio energetico

I modelli operativi più efficaci per adottare sistemi maggiormente sostenibili in considerazione dell’emergenza climatica con l’obiettivo di consumare meno risorse.

di Giuliano D’Antonio*

L’emergenza ambientale che sta determinando significativi cambiamenti climatici impone – come detto più volte in questo spazio – una vera e propria mobilitazione dal basso. E, quindi, tutte le iniziative che tendono a rendere operativi modelli comportamentali virtuosi sono senza dubbio importanti, soprattutto dal punto di vista della diffusione di quelle che possono essere considerate “buone pratiche” da replicare. E’ in questo contesto che assume grande valenza la campagna di Legambiente “Civico 5.0”, il cui scopo è “fornire – si legge in una nota di sintesi – strumenti concreti di conoscenza del peso energetico delle abitazioni e soluzioni finalizzate al miglioramento della qualità della vita e alla riduzione di gas climalteranti e dannosi per l’ambiente e l’uomo”. Diversi gli ambiti di riferimento che si incrociano avviando un serio monitoraggio del ruolo effettivo dei condomini e delle azioni che si possono mettere in campo: raccolta differenziata; lavanderia condominiale; condivisione dell’automobile, di attrezzature e di competenze professionali, di librerie, bici, di spazi di lavoro; sale e cucine comuni; gruppi di acquisto; cura del verde condominiale. Ma anche: impianti fotovoltaici, lampade led per gli spazi comuni, isolamento termico di facciate, tetti e solai, pompe di calore, contabilizzatori, reti di teleriscaldamento, impianti geotermici.  Sul piano pratico Legambiente “seleziona annualmente le famiglie interessate a eseguire alcune analisi ambientali all’interno delle abitazioni e all’esterno del condominio. Nell’arco di un anno sono effettuate 5 analisi diverse: analisi delle dispersioni termiche in estate e in inverno, inquinamento indoor, controllo dei fumi della caldaia, rumore e analisi dei consumi elettrici. Al termine del percorso ogni famiglia riceve una scheda personalizzata con tutte le eventuali criticità rilevate, le possibili soluzioni, i costi e i tempi di rientro, per sapere dove e come potere intervenire in maniera specifica”.

Gli obiettivi presi in considerazioni non sono assolutamente di poco conto, ma proprio lavorando sulla diffusione di questa tipologia di approccio si possono raggiungere risultati di rilievo. Perché? Perché i condomini in Italia sono insediati in oltre un milione e duecentomila edifici, “di cui circa l’80% – ricorda Legambiente – realizzato prima delle normative sull’efficienza energetica e dove si stima che vivano almeno 15 milioni di famiglie”. Come pure va considerata “l’incidenza del settore edilizio – spiega sempre Legambiente –  in termini di spreco energetico: l’edilizia è la seconda voce, dopo i trasporti, nel bilancio dei consumi complessivi, attestandosi al 27,7%”.

Insomma, non sottovalutiamo il ruolo che può avere anche una sola ristrutturazione abitativa nella lotta al cambiamento climatico.

*Presidente Fonmed (Fondazione Sud per la Cooperazione e lo Sviluppo del Mediterraneo)

(Fonte: legambiente.it/ 17.04.2019)

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