Breaking News
  • Biodiversità, attacco senza precedentiNei giorni scorsi a Parigi è stato presentato il rapporto dell’Ipbes (Onu). Biodiversità, attacco senza precedenti Tre quarti dell'ambiente terrestre e circa il 66% dell’habitat marino sono stati modificati in modo significativo. [...]
  • Condomini “aperti” e risparmio energeticoLa campagna di Legambiente “Civico 5.0” ed il racconto delle 22 esperienze attivate nella Penisola. Condomini “aperti” e risparmio energetico I modelli operativi più efficaci per adottare sistemi maggiormente sostenibili in considerazione [...]
  • Stop pesticidi, battaglia di civiltàL’obiettivo del 40% della Sau (Superficie Agricola Utilizzata) condotta con il metodo biologico entro il 2030. Stop pesticidi, battaglia di civiltà Il Wwf Italia, insieme con le associazioni che aderiscono alla Campagna [...]

Tutela dell’acqua, tra emergenza e soliti ritardi

Line Spacing+- AFont Size+- Print This Article
Tutela dell’acqua, tra emergenza e soliti ritardi
Il report sullo stato di salute dei corpi idrici italiani rivela la difficile situazione nel nostro Paese.

Tutela dell’acqua, tra emergenza e soliti ritardi

Legambiente: “Servono un nuovo approccio gestionale, un rafforzamento dei controlli ambientali e la completa attuazione della direttiva quadro sulle Acque 2000/60 non più rimandabile”.

di Giuliano D’Antonio*

La giornata mondiale dell’acqua ha rafforzato la convinzione che di fronte alle emergenze ambientali si ravvisa un deficit di condivisione delle informazioni che si riflette in un atteggiamento – a livello politico ed istituzionale, ma non solo – eccessivamente distante dalla dimensione di gravità dei problemi da risolvere. Il report di Legambiente ha fornito un quadro chiaro della situazione ed ha richiamato l’attenzione su un aspetto fondamentale: “l’urgenza di mettere in campo una efficace tutela e corretta gestione della risorsa idrica e dei corsi d’acqua che risentono, sempre più, dei cambiamenti climatici e dei fenomeni estremi di siccità come quella registrata nell’estate del 2017”. D’altro canto non è per caso che la Commissione Europea ha puntato l’indice sulla necessità di attuare pienamente in Italia la direttiva quadro sulle “Acque 2000/60”, “che stabilisce – ha evidenziato Legambiente – parametri e criteri per classificare i corpi idrici, superficiali e profondi, in classi di qualità per lo stato ecologico, chimico, e quantitativo e ne chiede il raggiungimento o il mantenimento del buono stato ecologico entro il 2027”. Va subito detto che questo obiettivo – sebbene l’originaria scadenza del 2015 sia stata spostata in avanti – allo stato delle cose si configura come particolarmente “complesso” da raggiungere, anche se resta l’unica strada per evitare di mettere in discussione la stessa “disponibilità della risorsa idrica di buona qualità per gli ecosistemi e le persone”, ricorda sempre Legambiente.

Preoccupazione eccessiva? Basta dare uno sguardo ai numeri per capire che non è così. I dati sono quelli che Legambiente ha estratto dai monitoraggi eseguiti in base alla direttiva quadro sulle acque nel quinquennio 2010-2015.  Secondo l’Ispra nella nostra penisola solo il 43% dei 7.494 fiumi si rivelano in “buono o elevato stato ecologico”, il 41% è al di sotto dell’obiettivo di qualità previsto e il 16% non è ancora classificato. “Ancora più grave – prosegue la disamina di Legambiente –  la situazione dei 347 laghi, di cui solo il 20% è in regola con la normativa europea mentre il 41% non è stato ancora classificato. Lo stato chimico non è buono per il 7% dei fiumi e il 10% dei laghi, mentre il 18% e il 42% rispettivamente non è stato classificato. La maggior parte dei fiumi non classificati si trova nei distretti idrografici dell’Appennino Meridionale e della Sicilia (55% e 56% rispettivamente), così come per i laghi (73% e 84% rispettivamente)”.

E’ molto chiaro, quindi, che non si tratta di enfatizzazioni, tutt’altro. Ma come si può provare a venirne fuori o, almeno, a incanalarsi nella direzione giusta? Il direttore generale di Legambiente, Giorgio Zampetti, indica il metodo di “un nuovo approccio gestionale”. Come attuarlo? “Con piani strategici che puntano ad eliminare gli scarichi inquinanti e a ridurre i prelievi, una misura necessaria per far fronte ai cambiamenti climatici e all’emergenza siccità”. Ma è anche molto importante “definire strumenti di partecipazione adeguati (come i contratti di Fiume e i contratti di Lago), che coinvolgano settori pubblici e privati, istituzioni, associazioni, cittadini, tecnici ed esperti per individuare le criticità e le politiche da mettere in campo”. E in questo contesto i controlli ambientali ed il monitoraggio sono due strumenti operativi fondamentali.

A tutto ciò si aggiunge la necessità di una corretta depurazione dei reflui fognari. “Il nostro Paese – spiega Andrea Minutolo, coordinatore dell’ufficio scientifico di Legambiente – non riesce ad uscire da questa persistente emergenza che ha portato l’Italia ad avere quattro procedure di infrazione di cui le prime due già sfociate in condanna, la terza in fase di deferimento alla Commissione Europea e l’ultima in fase di messa in mora. Questi ritardi indicano in primis la necessità di riqualificare o costruire impianti, di investire sulla ricerca e lo sviluppo di sistemi innovativi, e di migliorare il trattamento delle acque industriali, evitando il mescolamento dei reflui industriali con quelli civili”.

*Presidente Fonmed (Fondazione Sud per la Cooperazione e lo Sviluppo del Mediterraneo)

(Fonte: Com. Stampa Legambiente – legambiente.it/ 21.03.2019)

Banner
Banner
Banner
Banner

Archivi

Ecobionews

ECOBIONEWS

Direttore Responsabile
Ernesto Pappalardo

 

Direttore Editoriale:
Giuliano D’Antonio

 

Editore: Medicert srl
via Benedetto Croce,10

 

Testata registrata presso
il Tribunale Civile di Salerno
n. 35 del 21-10-2010
PI: 04045580653
cap. soc. 25.000,00 euro Int. versato