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Goal 1: Povertà Zero

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Goal 1: Povertà Zero

Il primo obiettivo dell’Agenda 2030 dell’ONU (Goal 1) è porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo (Povertà Zero).

Gli indici di povertà estrema si sono ridotti di più della metà dal 1990. Ma ancora non basta. Nelle zone in via di sviluppo una persona su cinque vive ancora con meno di 1,25 dollari al giorno. E milioni di persone ogni giorno guadagnano poco più di tale somma. A ciò si aggiunge che molte persone rischiano di ricadere nella povertà.

La povertà va ben oltre la sola mancanza di guadagno e di risorse per assicurarsi da vivere in maniera sostenibile. Tra le sue manifestazioni ci sono la fame e la malnutrizione, l’accesso limitato all’istruzione e agli altri servizi di base, la discriminazione e l’esclusione sociale, così come la mancanza di partecipazione nei processi decisionali.

La crescita economica deve essere inclusiva, allo scopo di creare posti di lavoro sostenibili e di promuovere l’uguaglianza.

I numeri

  • 836 milioni di persone vivono ancora in povertà estrema;
  • Circa una persona su cinque nelle regioni in via sviluppo vive con meno di 1,25 dollari al giorno;
  • La stragrande maggioranza delle persone che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno appartiene a due regioni: Asia meridionale e Africa subsahariana;
  • Elevati indici di povertà sono frequenti nei paesi piccoli, fragili e colpiti da conflitti;
  • Un bambino al di sotto dei cinque anni su sette non possiede un’altezza adeguata alla sua età;
  • Nel 2014, ogni giorno 42.000 persone hanno dovuto abbandonare le proprie case in cerca di protezione a causa di conflitti.

I target

1.1     Entro il 2030, sradicare la povertà estrema per tutte le persone in tutto il mondo, attualmente misurata sulla base di coloro che vivono con meno di $ 1,25 al giorno.

1.2     Entro il 2030, ridurre almeno della metà la quota di uomini, donne e bambini di tutte le età che vivono in povertà in tutte le sue forme, secondo le definizioni nazionali.

1.3     Implementare a livello nazionale adeguati sistemi di protezione sociale e misure di sicurezza per tutti, compresi i livelli più bassi, ed entro il 2030 raggiungere una notevole copertura delle persone povere e vulnerabile.

1.4     Entro il 2030, assicurare che tutti gli uomini e le donne, in particolare i più poveri e vulnerabili, abbiano uguali diritti alle risorse economiche, insieme all’accesso ai servizi di base, proprietà privata, controllo su terreni e altre forme di proprietà, eredità, risorse naturali, nuove tecnologie appropriate e servizi finanziari, tra cui la microfinanza.

1.5     Entro il 2030, rinforzare la resilienza dei poveri e di coloro che si trovano in situazioni di vulnerabilità e ridurre la loro esposizione e vulnerabilità ad eventi climatici estremi, catastrofi e shock economici, sociali e ambientali.

1.a     Garantire una adeguata mobilitazione di risorse da diverse fonti, anche attraverso la cooperazione allo sviluppo, al fine di fornire mezzi adeguati e affidabili per i paesi in via di sviluppo, in particolare i paesi meno sviluppati, attuando programmi e politiche per porre fine alla povertà in tutte le sue forme.

1.b     Creare solidi sistemi di politiche a livello nazionale, regionale e internazionale, basati su strategie di sviluppo a favore dei poveri e sensibili alle differenze di genere, per sostenere investimenti accelerati nelle azioni di lotta alla povertà.

Gli indicatori utilizzati

Per analizzare ogni singolo SDG’s, l’ONU ha selezionato una serie di indicatori compositi. Che valuta in una prospettiva temporale, così da fornire una misura sintetica e di facile lettura del percorso di avvicinamento – oppure di allontanamento – agli stessi.

L’indicatore composito relativo al Goal 1 (Povertà Zero) è stato costruito sulla base dei seguenti indicatori:

  • Incidenza di povertà assoluta individuale (cioè di persone che si trovano a dover vivere con massimo 1,90 dollari al giorno);
  • Incidenza di povertà relativa individuale (cioè di persone che non possono fruire di beni o servizi in rapporto al reddito pro capite medio di un determinato Paese);
  • Indice di grave deprivazione materiale;
  • Individui in famiglie a bassa intensità lavorativa;
  • Popolazione di 16 anni e più che non ha effettuato cure mediche di cui aveva bisogno perché troppo costose;
  • Quota dei servizi essenziali (sanità, istruzione e protezione sociale) sulla spesa delle Amministrazioni pubbliche;
  • Percentuale di aiuto Pubblico allo Sviluppo per Educazione, salute e protezione sociale su APS bilaterale allocabile per settore.

La situazione attuale nel mondo

La pandemia sta determinando un arretramento nel cammino verso l’attuazione dell’Agenda 2030. Il milione di morti, il peggioramento delle condizioni igienico – sanitarie, il blocco della didattica, la crisi economica e l’aumento della disoccupazione, l’accresciuta violenza contro le donne durante i periodi di lockdown, le difficoltà finanziarie dei Paesi più poveri, sono solo alcuni dei fenomeni che stanno impattando negativamente su molti dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile.

La quota delle persone in condizione di povertà era passata dal 15,7% nel 2010 al 10% nel 2015. E all’8,2% nel 2019, equivalente a 631 milioni di persone su una popolazione globale di 7,7 miliardi.

Ma nel 2020 si prevede una risalita verso valori compresi tra l’8,4% e l’8,8% (stando alle ultime stime della Banca Mondiale).

La situazione attuale in Europa

Nonostante la pandemia abbia causato danni all’economia mondiale, la situazione del Goal 1 (Povertà Zero) in Europa sembra essere stazionaria.

Dal 2010 al 2014 l’indice composito aveva mostrato un andamento negativo.

A partire dal 2015 era migliorato costantemente fino al 2018, grazie a un più favorevole andamento di tutti gli indicatori elementari. Al punto che nel 2018 la grave deprivazione materiale e la bassa intensità lavorativa avevano raggiunto i valori minimi dell’intero periodo considerato (rispettivamente, 5,9% e 8,8%).

La situazione attuale in Italia

L’indicatore aveva registrato un netto peggioramento fino al 2016, a causa del deterioramento di tutti gli indicatori elementari analizzati, specialmente quello relativo alla povertà assoluta.

Dal 2016 in poi c’era stata un’inversione di tendenza, dovuta alla diminuzione sia della grave deprivazione materiale sia delle persone che vivono in abitazioni con problemi strutturali.

Nel 2019 c’è stata una diminuzione dell’incidenza della povertà assoluta (- 0,7 punti percentuali rispetto al 2018). Anche se il numero di individui poveri era ancora pari a circa 4,6 milioni, con ampie disparità generazionali (gli under 17 registrano un’incidenza di povertà assoluta dell’11,4% rispetto al 4,8% degli over 65) e di composizione familiare (la quota di famiglie povere con un figlio minore è pari al 6,5%, rispetto al 20,2% di quelle con 3 o più figli minori).

Nel 2020, si confermano gli effetti negativi della crisi in atto, nonostante l’intervento del Governo a sostegno delle imprese e dei lavoratori. Che – secondo l’Istat – nel primo trimestre ha limitato all’1,6% la riduzione del reddito disponibile delle famiglie a fronte della forte caduta del PIL.

In Italia (secondo stime di Prometeia), la crisi dovrebbe portare ad un crollo del PIL pari al 9,6% e una riduzione del reddito disponibile pari al 3,1% (a prezzi costanti).

Appare quindi evidente l’impatto negativo della pandemia su questo Obiettivo assolutamente centrale dell’Agenda 2030.

Fonte: rapporto ASviS 2020

Anna Gaia Cavallo

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