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Taglio delle emissioni del 60% in Europa entro il 2030?

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Taglio delle emissioni del 60% in Europa entro il 2030?

Taglio delle emissioni del 60% in Europa entro il 2030? Forse. La decisione slitta a fine anno.

I 27 leader – riuniti a Bruxelles – hanno deciso di aspettare e di “tornare sulla questione” durante il Consiglio europeo del 10 – 11 dicembre.

I tempi non sarebbero ancora maturi per prese di posizione definitive. L’obiettivo prefissato potrebbe non essere così facile da raggiungere per tutti gli Stati membri. Serve tempo per capire come garantire equità.

Ma procediamo con ordine.

Ridurre le emissioni: ma di quanto?

Il Parlamento Europeo, solo poco tempo fa, aveva chiesto che tutti i Paesi UE diventassero climaticamente neutri entro il 2050. E che le emissioni di CO2 venissero ridotte entro 10 anni.

Di quanto? Qui sorgono i primi dubbi. L’attuale obiettivo di riduzione delle emissioni dell’UE per il 2030 è del 40% rispetto al 1990. Nella sua proposta di legge, la Commissione europea aveva indicato un aumento di questo obiettivo ad “almeno il 55%”, rispetto ai livelli registrati nel 1990. Ma il Parlamento europeo ha alzato ulteriormente l’asticella, chiedendo una riduzione delle emissioni del 60% nel 2030. E precisando che gli obiettivi nazionali devono essere aumentati in modo equo ed efficiente in termini di costi. Che costituisce il primo – e più serio – problema.

L’Eurocamera, inoltre, ha invitato la Commissione a proporre un obiettivo intermedio per il 2040, per assicurarsi di raggiungere l’obiettivo di neutralità nel 2050.

Come garantire emissioni negative entro il 2050?

Secondo i deputati europei l’Europa dovrà raggiungere l’obiettivo di “emissioni negative”.

A dettare i tempi sarà la Commissione. Che, entro il 31 maggio 2023, proporrà la tabella di marcia su come raggiungere la neutralità entro il 2050, in linea con gli obiettivi legati all’accordo di Parigi. La tabella dovrà essere rivista dopo ogni bilancio a livello globale.

I deputati vogliono anche istituire un Consiglio europeo per i cambiamenti climatici (ECCC) come organismo scientifico indipendente che possa valutare i progressi compiuti.

E non solo. Secondo il Parlamento europeo per raggiungere questo risultato è indispensabile che gli Stati membri eliminino gradualmente le sovvenzioni dirette e indirette ai combustibili fossili entro il 31 dicembre 2025.

La risposta dei singoli Stati

Come dicevamo, garantire equità ed efficienza in termini di costi è il primo scoglio da superare.

Italia, Germania, Francia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Svezia, Irlanda, Portogallo, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo hanno confermato di sostenere la proposta della Commissione europea.

Ma per altri Paesi potrebbe non essere così facile gestire un taglio delle emissioni di questa portata. Il gruppo di Visegrad – a partire dalla Polonia – rifiuta di impegnarsi per la neutralità. Perchè teme che possa danneggiare la propria industria. E, quindi, la propria economia.

Per altri Stati, invece, la difficoltà starebbe nel garantire “omogeneità”. Come la Repubblica Ceca. Che ha confermato che potrebbe sostenere un taglio delle emissioni del 55 per cento a livello dell’UE entro il 2030, ma non a livello nazionale. Il primo ministro Andrej Babis, tenendo conto del diverso mix energetico di ogni paese, chiede che venga considerata una media del 55 nell’UE.

Quali potrebbero essere le soluzioni? Si vocifera che l’obiettivo potrebbe essere raggiunto a livello comunitario (proprio come chiede Babis). Così da permettere a tutti di contribuire, ma in modo proporzionale alle proprie possibilità. Ma non c’è nulla di certo per il momento. Non ci resta che aspettare dicembre.

Anna Gaia Cavallo

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