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La biodiversità è a rischio: solo un quarto della natura mondiale è in buone condizioni

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La biodiversità è a rischio: solo un quarto della natura mondiale è in buone condizioni

La biodiversità è a rischio. Solo un quarto nella natura mondiale è in buone condizioni. È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’AEA, la European Environmental Agency (Agenzia Europea per l’Ambiente), relativamente allo stato di conservazione di flora e fauna in quelli che l’Agenzia definisce “protected landscapes”.

Lo studio

Le ricerche sono durate 5 anni (dal 2013 al 2018). E ciò che hanno dimostrato è preoccupante.

Solo il 25% di quanto censito ha uno stato di conservazione buono. Con foreste, mammiferi e uccelli che sono tra i principali beneficiari delle misure di conservazione applicate nell’ultimo decennio. 

Il rischio per la biodiversità è altissimo.

Flora e fauna

La situazione della fauna non è migliore di quella della flora.

Meno della metà dei volatili vive in buone condizioni. La percentuale si aggira intorno al 47%. In diminuzione rispetto al periodo di riferimento precedente (2008 – 2012). Quando il dato era del 52%.

La condizione più critica è quella dei pesci. Il 38% delle specie sono in un cattivo stato di conservazione e metà dei pesci e degli anfibi sono in deterioramento. Ennesima dimostrazione del fatto che la biodiversità sia a rischio.

E se la “colpa” di tutto ciò fosse dell’agricoltura?

La colpa non è dell’agricoltura in sè, ma di pesticidi e fertilizzanti utilizzati. Che hanno avuto un impatto negativo su molti habitat e specie. Di conseguenza, il 45% degli habitat agricoli si sta deteriorando, mentre solo l′8% si trova in uno stato di conservazione buono.

E così risultano essere inquinati l’aria, l’acqua ed il suolo. E vengono colpite in modo significativo le acque stagnanti, i fiumi, gli habitat marini e le loro specie. 

Per tutto questo i “colpevoli” sono anche la gestione forestale e l’urbanizzazione. Ed è anche a causa loro che la biodiversità è a rischio.

Perchè non possiamo assolutamente perdere la biodiversità?

Perchè è questa che rafforza la produttività di un qualsiasi ecosistema (di un suolo agricolo, di una foresta, di un lago, e via dicendo).

E perché è fonte per l’uomo di beni, risorse e servizi: i cosiddetti servizi ecosistemici. Di questi – che possono essere classificati in servizi di supporto, di fornitura, di regolazione e culturali – beneficiano direttamente o indirettamente tutte le comunità umane, animali e vegetali del pianeta. E proprio questi hanno un ruolo chiave nella costruzione dell’economia delle comunità umane e degli Stati.

La biodiversità, inoltre, fornisce nutrimento (vegetali e animali), fibre per tessuti (cotone, lana, ecc.), materie prime per la produzione di energia (legno e minerali fossili) ed è la base per i medicinali. 

Cosa accadrebbe se perdessimo la biodiversità?

Ci sarebbero gravi ripercussioni sulla salute, perché la distruzione della natura non solo aumenta il rischio di malattie e riduce la nostra resilienza, ma ci priva anche dell’effetto benefico che la natura ha sulla salute e sul benessere mentale di tutti noi.

Vigerebbe l’insicurezza alimentare – perché piante e animali, compresi gli impollinatori e gli organismi del suolo svolgono un ruolo fondamentale nel nostro sistema alimentare – ed energetica.

Aumenterebbe la vulnerabilità ai disastri naturali, come inondazioni o tempeste tropicali.

Continuerebbe ad accelerare il riscaldamento globale, a causa della distruzione e il danneggiamento dei suoli e degli ecosistemi.

Diminuirebbe la disponibilità e la qualità delle risorse idriche e si impoverirebbero le tradizioni culturali.

Ci sarebbero ripercussioni anche sull’equità, perché sono i più poveri a risentire maggiormente della perdita di biodiversità, il che inasprisce le disuguaglianze. Sul piano della sicurezza e della protezione, perché la perdita di risorse naturali può essere causa di conflitti, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Ed anche sul piano intergenerazionale, perché stiamo privando chi verrà dopo di noi dei mezzi per realizzare la propria vita.

Inoltre ci sarebbero impatti pesanti sull’economia – dal momento che il capitale naturale fornisce risorse essenziali all’industria e all’agricoltura – e sulle società.

Infine, si ridurrebbe la disponibilità di risorse alimentari, energetiche e medicinali. E se si calcola che attualmente il mercato mondiale dei farmaci vale 650 miliardi di dollari – e quasi la metà si basa su farmaci tratti, direttamente o indirettamente, dai regni vegetale e animale – si comprende facilmente di quale entità sarebbe il problema.

Le iniziative dell’UE per preservare la biodiversità

La nuova strategia sulla biodiversità dell’UE si propone di riportare la biodiversità europea sulla via della ripresa entro il 2030.

Si tratta di un piano a lungo termine, globale, sistemico e ambizioso per salvaguardare la natura e invertire la tendenza al degrado degli ecosistemi. Costituisce uno dei pilastri del Green Deal europeo e della leadership dell’UE nel settore dell’azione internazionale a favore dei beni pubblici globali e degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

I suoi punti principali possono essere così riassunti:

  • trasformare almeno il 30% della superficie terrestre e dell’ambiente marino d’Europa in zone protette gestite in modo efficace;
  • ripristinare in tutta l’UE gli ecosistemi degradati che versano in condizioni precarie e ridurre le pressioni sulla biodiversità;
  • creare le condizioni per un cambiamento profondo mettendo in moto un nuovo processo, finalizzato a migliorare la governance della biodiversità e garantire che gli Stati membri integrino nelle politiche nazionali gli impegni delineati nella strategia.

Il rapporto AEA lancia un (ennesimo) allarme. L’ambiente deve essere assolutamente salvato. Del resto, preservare la natura significa preservare noi stessi.

Anna Gaia Cavallo

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