Breaking News
  • Biodiversità, attacco senza precedentiNei giorni scorsi a Parigi è stato presentato il rapporto dell’Ipbes (Onu). Biodiversità, attacco senza precedenti Tre quarti dell'ambiente terrestre e circa il 66% dell’habitat marino sono stati modificati in modo significativo. [...]
  • Condomini “aperti” e risparmio energeticoLa campagna di Legambiente “Civico 5.0” ed il racconto delle 22 esperienze attivate nella Penisola. Condomini “aperti” e risparmio energetico I modelli operativi più efficaci per adottare sistemi maggiormente sostenibili in considerazione [...]
  • Stop pesticidi, battaglia di civiltàL’obiettivo del 40% della Sau (Superficie Agricola Utilizzata) condotta con il metodo biologico entro il 2030. Stop pesticidi, battaglia di civiltà Il Wwf Italia, insieme con le associazioni che aderiscono alla Campagna [...]

Didattica all’aperto: quali sono i suoi benefici? Potrebbe essere un’alternativa alla DAD?

Line Spacing+- AFont Size+- Print This Article
Didattica all’aperto: quali sono i suoi benefici? Potrebbe essere un’alternativa alla DAD?

La didattica all’aperto – chiamata anche scuola “en plein air” – potrebbe essere un’alternativa valida alla didattica a distanza?

In questo periodo storico, segnato inevitabilmente dalla pandemia, stanno nascendo tanti dubbi sulla DAD. Fa bene agli alunni studiare da casa? Che ripercussioni avrà su bambini ed adolescenti stare così tanto tempo lontano da professori e compagni di classe? E ancora, chi ha problemi di connessione (oppure ha solo un computer in casa, da condividere con i familiari) come farà a seguire le lezioni ogni giorno?

Forse la didattica a distanza potrebbe non essere l’unica soluzione. Per i ragazzi non sarebbe meglio che venisse sostituita – oppure affiancata – dalla didattica all’aperto?

La storia della didattica all’aperto

La genesi della didattica all’aperto è attribuibile storicamente al secolo scorso. Nello specifico, la città di Bologna, grazie all’adesione dell’Istituto “Fernando Fortuzzi”, fu pioniera della novità pedagogica già nei primi anni del 1900.

In quel periodo, infatti, la giunta socialista del sindaco Zanardi implementò la nascita di nuove scuole all’aperto. L’obiettivo era quello di  garantire il diritto all’istruzione, anche durante il periodo bellico. Un modo alternativo di insegnare, in cui alunni e studenti dovevano reinventarsi per garantire l’efficacia della didattica “en plein air”, a prescindere dalle condizioni climatiche.

La nascita degli Asili nel bosco

Tra le “forme” di didattica all’aperto non si possono non menzionare gli asili nel bosco.

Promotrice del progetto fu, nel 1950, una mamma danese – la signora Flatau – che, giocando all’aria aperta con i suoi quattro figli, suscitò la curiosità di molti genitori del quartiere.

Pensarono così insieme di sottolineare gli effetti benefici della natura – fossero essi fisici o psicologici – implementando l’idea di una scuola d’infanzia all’aria aperta.

Inoltre, durante quegli anni, in tutto il Nord – Europa, erano davvero pochissime le scuole per i più piccoli.

Gli asili nel bosco oggi

Attualmente l’asilo nel bosco è un progetto pedagogico rivolto ai bambini dai 2 ai 16 anni. Che “imparano facendo” attraverso esperienze mirate che stimolano curiosità, immaginazione, autonomia e creatività.

La progettazione pedagogica, infatti, non si limita alle sole lezioni nozionistiche proposte dall’insegnante. Fondamentale è ascoltare i reali bisogni dei bambini e non trattarli come degli adulti in miniatura.

Un’altra peculiarità dell’asilo nel bosco è l’utilizzo di materiali prettamente naturali, che vengono preferiti agli oggetti preconfezionati e commerciali. Sassi, pigne, foglie, rami d’alberi, fiori sostituiscono i tradizionali giocattoli e libri, così che si possano favorire le facoltà immaginative dei più piccoli.

Inoltre, muta anche il rapporto “educatore – bambino”. Che negli “asili nel bosco “ è 1:10 e non 1:25.

L’Università

Non solo asili, ma anche università.

L’Alma Mater di Bologna, grazie alla Professoressa Michela Schenetti – ricercatrice e docente di Didattica Generale presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione – propone un modello “en plair air” trasversale. In cui gli ordini scolastici di ogni grado possano lavorare in sinergia.

La rete nazionale delle scuole pubbliche all’aperto

Sulla scia del “Fortuzzi” di Bologna, dal 2016 è presente a livello europeo la “rete nazionale delle scuole pubbliche all’aperto”.

Costituita da genitori, insegnanti, educatori ambientali, ricercatori e docenti universitari, italiani ed europei, questa unisce le varie scuole che aderiscono all’iniziativa.

L’obiettivo principale è promuovere l’istituzionalizzazione delle scuole pubbliche all’aperto.

I benefici per i bambini

Quali sono gli effetti positivi per i bambini, quando vivono a stretto contatto con la natura?

Secondo quanto riportato dal WWF, sono vari i benefici riscontrabili.:

  • Benessere: frequentare aree verdi migliora lo stato psichico, lenisce i disturbi depressivi e comportamenti problematici;
  • Prevenzione: la disponibilità di spazi verdi pubblici favorisce l’attività fisica quotidiana e migliora l’apparato muscolo – scheletrico;
  • Socialità: vivere a stretto contatto con la natura migliora l’interazione tra i pari, fa sì che aumenti l’autostima, riducendo così lo stress;  
  • Intelligenza e concentrazione: giocare ed imparare all’aria aperta aiuta a migliorare il Quoziente Intellettivo dei bambini e ad affrontare con più serenità i possibili disturbi derivanti da deficit;
  • Empatia: entrare in contatto con la natura, significa porsi al posto di altre forme di vita; il bambino ha solo giovamenti nel prendersi cura dell’altro;
  •  Creatività: i bambini che giocano a contatto con la natura sono più creativi e collaborativi rispetto a quelli che vivono soli e in zone altamente industrializzate.

Si potrebbe sostituire la DAD con la didattica all’aperto?

Pensare a nuovi orizzonti possibili in questo momento è davvero necessario.

La didattica a distanza è stato un indispensabile palliativo durante la prima fase emergenziale. Ma – per tutti i motivi succitati – non dovrebbe essere l’unica alternativa.

La didattica all’aperto, se supportata da un’idea comune e da un aiuto economico statale, può essere una risposta valida, soprattutto nei periodi estivi (in molte zone di Italia anche primaverili ed autunnali, tempo permettendo). Inoltre i benefici del contatto con la natura (soprattutto per i più piccoli, ma anche per i ragazzi), come abbiamo visto, sono tantissimi. Varrebbe la pena tentare? Probabilmente sì.

Nei Quartieri Spagnoli a Napoli i bambini hanno fatto lezione su una scala in strada. Così come un tempo avveniva nelle Agorà dell’Antica Grecia, in cui esistevano idee comuni e non banchi con le rotelle.

Margherita Parascandalo

0 Comments

No Comments This Article Has No Comments Yet

Sorry, either someone took all the comments and ran away or no one left any in the first place !

But You can be first to leave a comment !

Leave Your Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

quattordici − 2 =

Banner
Banner
Banner
Banner

Archivi

Ecobionews