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Politica agricola comune 2020: è davvero utile per l’ambiente?

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Politica agricola comune 2020: è davvero utile per l’ambiente?

Negli ultimi giorni è sorto un dibattito sulla politica agricola comune 2020. Il 23 Ottobre i deputati hanno adottato la posizione del Parlamento Europeo sulla riforma della politica agricola successiva al 2022. Mancano solo i triloghi per la stesura dei testi legislativi. Gli ambientalisti, però, sostengono che la nuova PAC non tuteli la natura. 

Ma procediamo con ordine.

Cos’è la PAC?

La PAC, la politica agricola comune, rappresenta l’insieme delle regole con cui l’Unione europea riconosce la centralità del comparto agricolo per uno sviluppo equo e stabile dei Paesi membri.

Nasce nel 1962 e ad oggi rappresenta il 34,5% del bilancio UE del 2020, pari a 58,12 miliardi di euro. 


I suoi obiettivi inizialmente erano incrementare la produttività agricola, assicurare un tenore di vita equo alla popolazione agricola, stabilizzare i mercati, garantire sicurezza agli approvvigionamenti e assicurare prezzi ragionevoli ai consumatori. Oggi a questi sono stati affiancati anche quelli climatici e ambientali, per tutelare l’ambiente e promuovere uno sviluppo sostenibile. 

PAC 2020, cosa prevede? 

I punti principali su cui si concentra la PAC 2020 sono: 

  • Maggiore sostegno per chi adotta pratiche rispettose del clima e dell’ambiente;
  • Massimale annuale dei pagamenti diretti fissato a 100 000 €, più aiuti alle piccole e medie imprese;
  • Misure ad hoc per sostenere gli agricoltori durante le crisi;
  • Sanzioni più severe in caso di infrazioni ripetute, ad esempio delle norme sull’ambiente o sul benessere degli animali.

Come afferma Paolo De Castro – ex ministro delle Politiche agricole ed eurodeputato del PD – in un’intervista al Corriere della Sera, con questa politica agricola si è cercato di trovare un buon mix tra sostenibilità ambientale e sostenibilità economica e sociale. E sono aumentati gli impegni ambientali, obbligatori per tutti.

Il Parlamento europeo vorrebbe che il 30% del bilancio fosse destinato a regimi ecologici volontari, mentre per il Consiglio dovrebbe essere il 20%. Il 35% del bilancio, in ogni caso, sarà dedicato a qualsiasi tipo di misura legata al clima o all’ambiente.


Inoltre, secondo il Parlamento europeo e il Consiglio il 5% della superficie arabile europea deve essere dedicata al set-aside, ovvero alle aree incolte, libere da pesticidi e fertilizzanti.

Gli Stati membri dovranno poi definire una quota minima della superficie agricola. 

Le controversie sugli hamburger vegetariani e le bistecche di tofu

Possono esistere hamburger vegetariani e le bistecche di tofu? Oppure sono i nomi stessi un ossimoro?

Secondo gli eurodeputati sì. Possono esistere e possono continuare ad avere questi nomi. Sono state respinte tutte le proposte per modificare le norme attuali sulla denominazione di questi prodotti.

Ma questa decisione ha toccato gli amanti della cucina e non. 

Le critiche degli ambientalisti

Gli ambientalisti hanno duramente criticato la nuova politica agricola comune. Hanno denunciato una poca attenzione per l’ambiente, per i piccoli agricoltori e per la biodiversità. Nonchè la non linearità con il New Green Deal. 

La nuova PAC inoltre, sempre secondo gli ambientalisti, favorirebbe le grandi aziende e gli allevamenti intensivi che producono molto inquinamento, poiché i fondi verrebbero assegnati in base agli ettari.


Anche Greta Thunberg ha espresso la sua opinione sull’argomento. Ed ha dichiarato che la nuova PAC “alimenta la distruzione ecologica e mostra una volta ancora l’ampiezza del fossato che separa le politiche attuali da ciò che occorrerebbe fare per conformarsi all’Accordo di Parigi”.

Infine, la coalizione “Cambiamo Agricoltura” (ad oggi composta da 76 associazioni) ha chiesto alla Commissione di ritirare la proposta. L’ex ministro ed eurodeputato De Castro definisce, però, questo atteggiamento antidemocratico. Nell’intervista al Corriere della Sera rassicura gli ambientalisti: “abbiamo introdotto nella proposta PAC una clausola di revisione a due anni in modo che, in questo periodo, quando prenderanno corpo i provvedimenti legislativi derivanti dal Farm to Fork e dal Green Deal, li potremmo incorporare nella PAC”. 

Le critiche dal mondo ambientalista non finiscono qui. Tra le tante vi sono l’eliminazione del divieto di prosciugare le torbiere – che avrà un impatto ambientale disastroso – e la destinazione del 60% dei sussidi al reddito degli agricoltori (quindi al loro sostentamento, non all’ambiente).

Le critiche del mondo della politica 

Le controversie sulla politica agricola comune 2020 sono tante e provengono anche dal mondo della politica.

Ad esempio, Mara Bizzotto – a nome del gruppo politico Identità e Democrazia – ha affermato:

“Bene quello che si è fatto, ma si poteva fare molto di più. Si poteva fare molto di più per tagliare la burocrazia, che è il primo vero grande problema che i nostri agricoltori si trovano a vivere ogni giorno; si poteva fare molto di più per non caricare sulle spalle degli agricoltori il peso delle misure ambientali volute dalla Commissione europea”.

La stessa poi si schiera dal lato degli agricoltori ed afferma:

“Si poteva fare di più per la difesa dei prodotti DOP e IGP e si poteva fare di più nella lotta alla concorrenza sleale che ruba 100 miliardi di euro all’anno al Made in Italy. La nuova PAC mette sul tavolo anche nuove sfide, come la denominazione della carne che riguarda milioni di allevatori e consumatori. Non esiste carne senza carne. La carne sintetica, quella fatta in laboratorio, al cui interno non c’è un solo milligrammo di carne non può essere chiamata carne. I nostri allevatori e consumatori vanno tutelati, non truffati per compiacere gli interessi di qualche multinazionale.

Tutto ciò è stato fatto perché la nuova politica agricola comune 2020 segna un’importante cambio di rotta rispetto alle proposte precedenti. Sicuramente, però, c’è tanto altro da fare. E non ci rimane che aspettare i triloghi per capire che strada prenderà la nuova PAC.  

Marianna Fierro

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