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L’ultimo danno di Trump all’ambiente prima di lasciare la Casa Bianca

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L’ultimo danno di Trump all’ambiente prima di lasciare la Casa Bianca

Il mandato di Trump volge ormai al termine. Ma non poteva lasciare la Casa Bianca prima di aver causato l’ennesimo danno all’ambiente.

Il Presidente in uscita, infatti, si sta affrettando a vendere i diritti petroliferi nell’Arctic National Wildlife Refuge in Alaska. L’ennesimo regalo alle lobby del petrolio. L’ennesimo duro colpo alla natura.

L’Arctic National Wildlife Refuge

L’Arctic National Wildlife Refuge è una delle ultime vaste distese selvagge degli Stati Uniti, situata nell’angolo nord – orientale dell’Alaska.

Ha un’area di quasi 80mila chilometri quadrati – è più grande dell’Irlanda – ed è in gran parte un territorio incontaminato. Diventa la casa, a seconda delle stagioni, di orsi polari, lupi grigi, caribou, alci, uccelli migratori ed altri animali selvatici. 

Ecco perchè diversi gruppi ambientalisti e i Gwich’in – una tribù indigena dell’Alaska che vive nei pressi dell’Arctic National Wildlife Refuge – si sono opposti alle trivellazioni: i danni che potrebbero fare all’ambiente sono davvero ingenti.

Di quali danni parliamo?

I Gwich’in sono particolarmente preoccupati per gli effetti sulle mandrie di caribù Porcupine, che vagano in quella parte dell’Alaska e nelle aree limitrofe in Canada ed utilizzano la pianura costiera per far nascere i proprio piccoli.

Inoltre i nativi, che hanno legami spirituali con gli animali, fanno affidamento su di loro per il cibo. Qualora la perforazione esplorativa e la costruzione di strade dovessero compromettere la sopravvivenza delle mandrie, come potranno loro trovare sostentamento?

A rischio anche gli orsi polari, che verranno ulteriormente privati del loro habitat naturale, il ghiaccio marino. Gli scienziati temono che anche un’esplorazione preliminare – sotto forma di indagine sismica per avere una migliore percezione delle riserve di petrolio sotto la pianura costiera – possa disturbare, ferire o persino uccidere orsi e cuccioli nelle tane invernali, mentre camion e altre attrezzature pesanti attraversano la tundra.

Ecco il danno che Trump potrebbe causare all’ambiente.

Le intenzioni di Trump

Tutto ciò sembra non sortire alcun effetto su Trump.

Proprio pochi giorni fa, il Bureau of Land Management – un’agenzia per la gestione del territorio, che fa parte del Dipartimento dell’Interno – ha pubblicato un bando che riguarda contratti per circa 6 chilometri quadrati. Le aziende dovranno indicare le zone esatte dove sono interessate a esplorare il sottosuolo per trovare giacimenti. 

Le candidature saranno ammesse fino al 17 dicembre. Dopodiché l’ufficio, parte del Dipartimento degli Interni, potrebbe emettere un avviso finale di vendita che avverrà entro 30 giorni, alla vigilia dell’insediamento di Biden (il 20 gennaio 2021). Che ha più volte manifestato la sua contrarietà all’estrazione di petrolio e gas in aree interne all’Arctic National Wildlife Refuge.

Solo Biden può salvare l’Alaska

L’unica buona notizia è che qualsiasi vendita sarebbe soggetta a revisione da parte delle agenzie dell’amministrazione Biden. Un processo che potrebbe richiedere un mese o due.

Ciò potrebbe consentire al nuovo presidente di rifiutarsi di emettere i contratti di locazione. Del resto, i gruppi di ambientalisti affermano che le basi scientifiche del piano per consentire la perforazione dell’Alaska siano imperfette. Che sia vero e, soprattutto, dimostrabile?

Anche Barack Obama ci aveva provato

Nel gennaio 2015, Obama aveva interrotto qualsiasi studio geologico per la ricerca di idrocarburi in quei territori, estendendo l’Arctic National Wildlife Refuge da 5 ad oltre 8 milioni di ettari. 

Prima di lui c’erano state dure battaglie tra i Repubblicani, che hanno cercato più volte di far partire le trivellazioni nella zona costiera, puntando sullo sviluppo economico e Democratici, preoccupati per i rischi dei disastri ambientali.

Obama ha perso la partita quando, nel 2017, il Congresso degli Stati Uniti ha dato l’autorizzazione alle attività petrolifere nell’area. Ma ci potrebbe pensare Biden a proseguire ciò che lui aveva iniziato quasi sei anni fa. E che “il presidente di mezzo” ha provato a cancellare, eliminando ogni politica ambientalista. Questo infatti è solo l’ultimo danno che Trump ha causato all’ambiente (vogliamo ricordare quando ha abbandonato l’accordo di Parigi, negando l’esistenza del cambiamento climatico, giusto per citarne uno?).

Del resto, potrebbe essere tutto inutile. Un articolo del New York Times nel 2019 – basato su una serie di documenti e interviste di persone coinvolte – aveva spiegato come i risultati delle perforazioni esplorative in quell’area degli anni ’80 fossero stati molto scarsi. Non è detto insomma che ci siano quantità e qualità di petrolio e gas tali da valere l’investimento da parte delle aziende.

Quindi questo ennesimo danno di Trump all’ambiente potrebbe essere del tutto immotivato. Vale davvero la pena rischiare di distruggere la natura?

Anna Gaia Cavallo

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