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Ecofemminismo: quando le donne si uniscono per difendere l’ambiente

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Ecofemminismo: quando le donne si uniscono per  difendere l’ambiente

L’ecofemminismo è un movimento che coniuga ambientalismo, animalismo e femminismo. Le sue sostenitrici credono che la cultura dominante dell’uomo e della civiltà occidentale si sia imposta sulla natura, sulla donna e sulle persone vittime di razzismo e oppressione.

Inoltre, il movimento si propone di indagare le connessioni esistenti tra il sessismo e altre due forti espressioni del dominio umano: la discriminazione degli animali non umani e l’abuso delle risorse naturali.

Storia e figure di spicco dell’ecofemminismo

Il termine “écoféminisme” – e il movimento che ne deriva – è attribuibile alla filosofa francese Françoise d’Eaubonne. Che nel 1974, scrisse “Le féminisme ou la mort”. Nel suo libro l’autrice ha affermato che il disprezzo della società contemporanea nei confronti delle donne potrebbe essere paragonabile al disdegno per l’ambiente. 

Inoltre, l’autrice ha sostenuto che il patriarcato e il capitalismo sono stati la causa dello sfruttamento della vita delle donne.

Circa trent’anni più tardi, Vandana Shiva – scienziata  e filosofa ambientalista di origine indiana  – è diventata una delle più popolari icone dell’ecofemminismo odierno. 

Per la femminista uno dei compiti principali dell’ecofemminismo attuale è quello di riformulare completamente le società dominanti contemporanee. Che valutano la produttività, l’attività delle donne e della natura passive quando non sono determinanti nei processi dell’industrializzazione.  

Le  varie correnti di pensiero dell’ecofemminismo

Nonostante l’ecofemminismo abbia avuto uno sviluppo lineare negli anni, è possibile individuarne due principali correnti di pensiero. Nella prima – detta essenzialista – l’approccio delle donne nei riguardi della natura è congenito. Nella seconda – detta costruttivista – l’approccio delle donne nei riguardi della natura è determinato dalle condizioni storiche, economiche e dell’ambiente in cui vivono.

Sorvolando gli approcci storici e le varie correnti di pensiero, è necessario capire anche in che modo l’ecofemminismo si stia evolvendo nel mondo e in Italia. 

Qual è la situazione ecofemminista nel mondo?

Attualmente i movimenti di  natura ecofemminista riguardano soprattutto i territori rurali e indigeni americani, asiatici, medioorientali e africani.

Ricordiamo, ad esempio, le donne Mapuche (Cile), che difendono le terre in cui abitano dalle grandi multinazionali. Ed il Movimento Dos Trabalhadores Sem Terra (Brasile), in cui le femministe svolgono un ruolo fondamentale nelle proteste e nell’organizzazione di comunità agro – ecologiche. 

Anche la lotta promossa dalle compagne in Rojava (Kurdistan), deve essere citata tra le pratiche ecofemministe. Infatti le donne curde  –  pur di difendere le proprie idee  – sono state negli anni picchiate, violentate e addirittura incarcerate da alcuni rappresentanti del governo turco di Erdogan e dei suoi alleati.

Il mondo è, quindi, pieno di azioni a stampo ecofemminista. In Italia, invece, qual è stata la situazione passata e attuale?

Esempi di ecofemminismo in Italia

L’ecofemminismo italiano ha avuto un momento di gloria, soprattutto negli anni’ 80. In quel periodo, infatti, tantissime femministe ecologiste italiane hanno promosso l’ecofemminismo italiano, attraverso la fondazione delle Liste Verdi. Tra le battaglie da annoverare, la protesta dopo il disastro Chernobyl nel 1986. 

Ad oggi,  purtroppo, le Liste Verdi hanno perso quasi completamente la loro forza politica. Ciononostante, l’ecofemmismo italiano non si ferma. 

A testimoniarlo è Laura Cima – politica italiana, femminista ed ecologista –  che, nel 2017, insieme a Franca Marcomin – politica italiana, femminista ed ostetrica – ha scritto “L’ecofemminismo in Italia. Le radici di una rivoluzione necessaria”. In cui si traccia l’evoluzione storica dell’ecofemminismo italiano e si riflette su come sia ancora necessario trovare risposte adeguate per rispettare la nostra amata Madre Terra. 

Chissà se e quante altre donne, negli anni, sosterranno questo movimento.

Margherita Parascandolo

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