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Intervista a Ciccio Ronca, presidente di “Voglio un mondo pulito”

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Intervista a Ciccio Ronca, presidente di “Voglio un mondo pulito”

“Voglio un mondo pulito”. Uno slogan, un desiderio, un sogno. Nonchè il nome dell’associazione salernitana fondata da Ciccio Ronca nel 2019.

Le nostre città, le nostre spiagge, i nostri mari sono tutto ciò che ci circonda. Sono i nostri luoghi, il nostro presente, il nostro futuro. Dovremmo preservarli, amarli, proteggerli. Eppure troppo spesso non ce ne prendiamo cura. E restiamo inermi davanti alle città invase da rifiuti, le spiagge ricoperte di plastica, i mari inquinati (che diventano la tomba di molti animali marini).

Tutto questo deve finire. Noi tutti siamo la collettività: l’azione di ognuno ha un peso sulla comunità. Ecco perchè il lavoro svolto dai volontari di “Voglio un mondo pulito” è così prezioso.

Abbiamo parlato con il fondatore – e presidente – dell’associazione, Ciccio Ronca. Che ci ha raccontato qualcosa sulla nascita di “Voglio un mondo pulito” e sul suo operato.

Partiamo da oggi. Com’è la situazione dei rifiuti a Salerno e provincia?

La situazione rifiuti è ancora una questione delicata a Salerno. Principalmente noi ci occupiamo di spiagge e purtroppo sono ancora molto frequenti abbandoni di rifiuti in determinati punti della città. Stiamo spingendo al massimo per recuperare e riciclare più materiale possibile, ma ovviamente non basta. Servono l’intervento delle amministrazioni e una campagna di sensibilizzazione nelle scuole. Credo molto nelle nuove generazioni e per quanto mi riguarda bisogna puntare su di loro, dando il giusto esempio.

A proposito di spiagge. L’inquinamento marino ha ucciso – ed uccide – tantissimi animali. Quali sono i rifiuti che si trovano più spesso sulla battigia ed in acqua?

Di recente ci siamo occupati di raccogliere principalmente materiali usati per la pesca. Trovo assurdo che questi comportamenti provengano da persone che dovrebbero amare il mare (considerato il tempo che ci passano e del bene che il mare offre loro). Per me è inammissibile. Per il resto si trova davvero di tutto sulle spiagge e nei nostri mari: qualsiasi rifiuto possiate immaginare, noi l’abbiamo trovato e raccolto. C’è una scena in particolare che purtroppo ancora non riesco a rimuovere dalla testa e non credo che ci riuscirò. L’anno scorso durante un CleanUp, un gabbiano stupendo, enorme, rimase impigliato con il becco in un amo con tanto di filo di nylon. Impaurito e pieno di dolore inizió a scappare verso l’acqua. Ho cercato di fermarlo ma non ci sono riuscito. Non potevo nemmeno fermarlo premendo sul filo, altrimenti l’avrei ucciso io procurandogli il doppio del dolore. Lo vidi andare in acqua trascinando tutto quel peso e purtroppo lo vidi morire davanti i miei occhi.

Quali sono le zone più colpite?

Sono tante le zone colpite, anche se a quanto pare stanno facendo dei lavori di riqualificazione del litorale. Siamo stati in tutte le spiagge di Salerno e le abbiamo trovate tutte – purtroppo – piene di rifiuti e microplastiche. Principalmente ci occupiamo della spiaggia di via Salvador Allende dopo lo stadio Arechi. Una zona abbandonata – che potrebbe essere stupenda se rispettata – immersa tra due fiumi, il Fuorni e il Picentino. Solo lì abbiamo rimosso 10 tonnellate di rifiuti in quasi due anni.

Facciamo un passo indietro. Quando e come nasce “voglio un mondo pulito”?

Nasce prima un’azione singola, che poi continuò e divenne associazione. Era il 6 marzo 2019 e io ero stanco di starmene con le mani in mano. Essendo buddista dedicai il mio daimoku (per chi non sapesse si tratta di una meditazione attiva tramite la recitazione di Nam Myoho Renge Kyo) e da lì capii che l’unica cosa che potessi fare era quella di agire in prima persona. Presi un paio di guanti e un pacco di buste e andai a pulire una spiaggia. Una volta finito ebbi l’idea di scattarmi un selfie e postarlo su Facebook spiegando semplicemente quello che avevo fatto e invitando chiunque volesse venire con me. La risposta fu incredibile da lì a poco iniziarono a scendere sempre più ragazzi e ragazze che avevano bisogno solo di un input ma che a quanto pare avevano il mio stesso desiderio. Così creai la pagina Facebook “ Voglio un mondo Pulito” che in seguito poi è diventata una vera e propria associazione di volontariato. Scelsi un nome semplice, perché volevo qualcosa che fosse facile da ricordare. Ma viene comunque storpiato in molti modi: da “Vogliamo un mondo pulito” che il più classico, a “Puliamo il mondo” (confondendoci con Legambiente), fino ad arrivare addirittura a nomi a caso in inglese come “CleanUp the world” (non chiedetemi come, ma una tv locale ne fu capace).

Quanti volontari ci sono stati e ci sono?

Attualmente siamo una cinquantina fissi, più altri che vengono in maniera sporadica. Ma ti posso dire con grande gioia che abbiamo raggiunto quota 600 contando tutte le presenze e le collaborazioni varie.

Tornando al discorso sui rifiuti. Questo secondo lockdown ha avuto impatto negativo oppure positivo sull’inquinamento? Ed il primo?

È una domanda a cui è molto difficile rispondere… Purtroppo non si può non notare che la pandemia ha fatto sì che la produzione di plastica e materiale monouso in generale aumentasse di nuovo. Proprio ad un passo dal 2021, l’anno in cui sarebbe entrata in vigore la legge che vietava la produzione di plastica monouso. Il primo lockdown ci ha fatto vedere come stesse bene la natura senza le attività umane. Mi auguro che quel ricordo resti vivo nella mente di tutti noi. Solo così potremo cambiare in meglio.

Possiamo dire una volta e per tutte ai lettori come dovrebbero essere smaltite le mascherine?

Personalmente consiglio sempre le mascherine in stoffa. Io ne ho comprato due, così quando indosso una, lavo l’altra e viceversa. Ma se proprio non vi trovate e volete usare quelle monouso vi invito a smaltirle correttamente. Vanno nell’indifferenziata, ma solo dopo aver tagliato gli elastici.

Un’ultima domanda. Il vostro libro da chi è stato scritto e di cosa parla? 

Il libro è stato scritto da Paolo Marra, un mio amico scrittore. È un libro molto semplice che parla di come è nato tutto, ma non solo. Paolo venne in spiaggia per ispirarsi e poter scrivere meglio. Si mise a parlare con i presenti e cercò di capire cosa li spingesse a fare questo tipo di volontariato. Da lì è nato il romanzo, i cui protagonisti sono due bambini che sognano di vivere in un mondo migliore.

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