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E se fossero due app a salvarci dall’incuranza verso l’ambiente?

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E se fossero due app a salvarci dall’incuranza verso l’ambiente?

E se fossero due app a salvarci dall’incuranza verso l’ambiente? Si chiamano rispettivamente The Climate App e AWorld. Sono state fondate rispettivamente dal ricercatore della NASA Samuel Naef e da Alessandro Armillotta e Marco Armellino, già esperti creatori di piattaforme di e – commerce per i grandi marchi dell’abbigliamento. La prima sfrutta il meccanismo della peer – pressure, mentre la seconda premia chi compie buone azioni (nei confronti dell’ambiente ovviamente).

Di cosa si tratta? È presto detto.

La peer – pressure

Vi siete mai sentiti esclusi guardando post, foto e video sui vostri social (soprattutto Facebook ed Instagram)? Immagini di party esclusivi, viaggi e chi più ne ha più ne metta (ovviamente non parliamo di questo periodo). Osservandole, vi siete mai chiesti “perchè i miei amici (virtuali) sono lì ed io no?” Probabilmente se non siete molto giovani no. Ma ci sono tantissimi ragazzi che sono portati a cambiare la loro attitudine oppure i loro comportamenti per conformarsi al gruppo a cui vogliono appartenere o agli individui che adottano come modelli. Questo si traduce in una continua pressione psicologica.

Ed è questa la famosa peer – pressure, che Samuel Naef ha sfruttato per sensibilizzare le persone ai cambiamenti climatici.

The Climate App

L’app si fonda proprio su questo principio. Attualmente è ancora in fase di sviluppo e sta ottenendo i finanziamenti grazie a una campagna di crowdfunding su Indiegogo che ha già superato l’obiettivo di 20 mila euro.

In ogni caso, il suo scopo è spronare gli utenti a ridurre l’impronta ambientale, monitorando le loro emissioni di gas serra.

Appena installata, calcola la nostra attuale impronta ambientale e suggerisce delle semplice azioni per ridurla, fissando degli obiettivi e delle sfide da superare per raggiungere il traguardo finale.

Ed il succitato gruppo? Come possiamo appartenervi? Tramite la condivisione. Come tutti i social (di fatto lo è). È possibile condividere con gli altri utenti le scelte fatte, le attività intraprese e i progressi compiuti.

Del resto, come ha affermato il suo creatore:

“È molto più motivante vedere come i cambiamenti che stiamo attuando si relazionano rispetto a quelli dei nostri pari e come contribuiscono all’obiettivo complessivo di contrastare la crisi climatica”.

Aworld

Dall’amore per l’ambiente e dalla consapevolezza che è adesso il momento giusto per agire, è nata AWorld.

L’app permette agli utenti di monitorare i miglioramenti nelle proprie abitudini e visualizzare metriche precise dei risparmi generati (litri di acqua, chilogrammi di CO2, rifiuti). E non solo. Lancia inoltre sfide collettive – supportate da aziende e istituzioni – che mirano a incentivare il risparmio di risorse da parte delle rispettive community.

Il suo scopo? Sensibilizzare le persone alla sostenibilità, premiando i piccoli gesti quotidiani che generano impatto positivo.

Come ha spiegato lo stesso Armellino:

 “Abbiamo preferito un meccanismo che premi, anche solo simbolicamente, chi si impegna a cambiare abitudini: dal fare una doccia che non duri più di 5 minuti, a usare la bici invece che l’auto, a portare una borsa da casa invece che farsi dare il sacchetto di plastica al supermercato”.

E proprio grazie alla determinazione dei suoi creatori, l’App è stata scelta dalle Nazioni Unite come lo strumento ideale per conseguire gli obiettivi della campagna ActNow, l’iniziativa che intende stimolare le singole persone ad adottare comportamenti virtuosi per contrastare i cambiamenti climatici. L’Onu ha lanciato ufficialmente AWorld alla fine dello scorso settembre e ora conteggia già un milione di buone azioni che gli utenti hanno registrato sull’app.

Presto AWorld sarà adottata anche da Flowe, la nuova mobile bank fondata da Mediolanum, e da Green Pea, lo shopping mall sostenibile ideato dai fondatori di Eataly.

Saranno due app a salvarci dall’incuranza verso l’ambiente? Sarà proprio la tecnologia a rimediare ai disastri ambientali che noi stessi abbiamo provocato? Staremo a vedere.

Anna Gaia Cavallo

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