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Pericolo frane: dove si trovano le aree più a rischio in Italia?

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Pericolo frane: dove si trovano le aree più a rischio in Italia?

Le frane rappresentano una seria minaccia per la popolazione di tutto il mondo. Causano vittime, danni diffusi e ingenti perdite economiche. L’Italia è particolarmente sensibile ai movimenti franosi, essendo geologicamente giovane e di conseguenza molto esposta a processi morfogenetici, che ne modellano il paesaggio. Prima di capire dove si trovano le aree più a rischio frane, facciamo chiarezza sui fattori che provocano un aumento del pericolo.

Cause naturali e non

Alla base delle frane ci sono dei fattori naturali: la natura e la struttura del terreno, la variazione del pendio e un aumento della sua inclinazione.

Anche le piogge rivestono un ruolo fondamentale: per questo i movimenti franosi sono più diffusi in primavera e in autunno nell’Italia Settentrionale, mentre in inverno nell’Italia Meridionale.

Altre cause dipendono direttamente dall’azione dell’uomo, poiché con costruzioni non idonee può aumentare il peso specifico della massa inclinata.

L’uomo ha costruito (e continua a farlo) in luoghi non sicuri. Come riporta il Corriere della Sera, ad oggi il 5,2% delle zone edificate sono a rischio.  

Aggiungiamo, poi, anche una sbagliata pianificazione idrografica, e mancati o non sufficienti interventi di manutenzione a strutture e infrastrutture

Inoltre, il disboscamento, la presenza di cave abbandonate e lavori di sbancamento del pendio (che lo rendono più ripido) acuiscono il rischio frane.

Anche il cambiamento climatico potrebbe influire

Come emerge da recenti studi dell’IRPI (Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica), il cambiamento climatico potrebbe avere una forte influenza sulle frane. Questo dibattito è ancora aperto nella comunità scientifica e, in ogni caso, la politica presta troppa poca attenzione a questa correlazione.

Il rapporto 2020 dell’Osservatorio di Legambiente Città Clima traccia tutti gli eventi connessi a piogge anomale ed a eventi meteo violenti. A Roma, per esempio, solo nei primi dieci mesi del 2020, si sono registrare nove frane provocate da intense piogge.

La situazione in Italia

Alla luce di queste cause, l’ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), nell’ultimo rapporto ambientale dell’anno 2020, ha registrato che l’82,8% delle frane avvenute in Europa si sono verificate in Italia. La maggior parte di queste si riattivano nel tempo e continuano ad essere pericolose. 

Oggi la superficie nazionale in frana è di 59.981 km quadrati, cioè il 19,9% del territorio nazionale.

Ma dove si trovano le aree più esposte al rischio frane? 


L’ISPRA ha fornito l’indice di franosità su area montano – collinare di tutte le regioni d’Italia:

Abruzzo 12,5%

Basilicata 3,6%

Calabria 6%

Campania 8,8%

Emilia-Romagna 23,2%

Friuli-Venezia Giulia 14,8

Lazio 3%

Liguria 8,1%

Lombardia 30%

Marche 21,2%

Molise 12,5%

Piemonte 15%

Puglia 1%

Sardegna 1%

Sicilia 2,2%

Toscana 5,6%

Trentino-Alto Adige con Trento 17,7% e Bolzano 6,3%

Umbria 8,7%

Valle d’Aosta 16%

Veneto 3,1%

Il fattore preoccupante è che tra le aree che presentano maggiori rischi, alcune sono molto trafficate e popolate. Ad esempio, sulla rete autostradale i punti pericolosi solo oltre 700, mentre per quanto riguarda la rete ferroviaria i punti a rischio sono circa 2 mila. 

La zona compresa tra la Lombardia e l’Emilia – Romagna presenta l’indice di franosità più elevato. 

Al Sud, invece, le aree a maggior rischio si trovano tra la Campania, il Molise e la Basilicata.

La situazione in Campania 

Stando al rapporto di Legambiente del 2018, il 91% dei comuni campani sono classificati ad elevato rischio idrogeologico (che corrisponde al 24,4% della superficie regionale). Dunque, circa il 10% della popolazione campana vive in territori a rischio. 

Cerchiamo di capire dove si trovano le aree a maggior rischio in Campania, vittima nel corso della storia di svariate frane, con conseguenze più o meno gravi. 

La provincia più a rischio è Salerno, dove il 34,4% della popolazione non vive in luoghi sicuri. Seguono la provincia di Napoli, con il 27,5% di persone a rischio, la provincia di Caserta con il 14,2%, la provincia di Avellino con il 13% della popolazione a rischio e, infine, Benevento con 5,9%. 

A rendere questa situazione ancora più pericolosa sono le moltissime costruzioni abusive realizzate. Secondo il rapporto di Legambiente, solo in Campania le nuove costruzioni abusive realizzate negli ultimi 10 anni occupano circa nove milioni di metri quadrati.

Quindi dove costruire?

In base a ciò che è stato detto, è molto difficile stabilire con precisione i luoghi in cui sarebbe possibile costruire. Bisogna affidarsi agli esperti e seguire le loro istruzioni, essendo molti i capi scientifici da considerare, come la climatologia, la fisica dell’atmosfera, l’idrologia, la geomorfologia, ma anche l’ingegneria geotecnica, le scienze ambientali, economiche e sociali.

Le tante catastrofi accadute nel nostro Paese dovrebbero essere un monito per non invadere gli spazi della natura. Solo rispettando l’ambiente che ci circonda e adattandoci ad esso possiamo evitare queste tragedie, che sono (quasi sempre) annunciate. 

Marianna Fierro

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