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L’inquinamento acustico è tra i più nocivi per l’uomo e l’ambiente, ma è molto sottovalutato: ecco quali sono le conseguenze

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L’inquinamento acustico è tra i più nocivi per l’uomo e l’ambiente, ma è molto sottovalutato: ecco quali sono le conseguenze

L’inquinamento acustico è tra i più nocivi per l’uomo e per la natura. Nonostante questo, se ne parla poco, ma soprattutto lo si conosce poco, poiché apparentemente invisibile. Secondo le ultime ricerche, la salute di circa 30 milioni di persone, soltanto in Europa, è messa a rischio dall’inquinamento acustico. Questo può essere provocato da diversi fattori e può causare svariati danni.

Cosa si intende per inquinamento acustico?

Secondo la Legge quadro n. 447/95, l’inquinamento acustico è l’introduzione di rumore nell’ambiente abitativo o nell’ambiente esterno, tale da provocare fastidio o disturbo al riposo e alle attività umane, pericolo per la salute umana, deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, o tale da interferire con le normali funzioni degli ambienti stessi.  

Il rumore, ovvero quella sensazione uditiva sgradevole e fastidiosa, se non addirittura intollerabile, può essere di vari tipi: continuo o discontinuo, stazionario o fluttuante, costante o casuale, impulsivo.

Questo può provenire da varie sorgenti, come il traffico stradale, ferroviario o aereo, le attività artigianali, commerciali e industriali, i fenomeni meteorologici. Ma può causare fastidio anche il rumore proveniente dalle nostre case, come quello di elettrodomestici o di altre apparecchiature domestiche.

Il traffico veicolare, composto dalle segnalazioni acustiche, dall’attrito degli pneumatici sulla strada, dalle ruote dei tram sulle rotaie, dai rombi dei motori, dallo scarico dei gas combusti, dalle continue azioni dinamiche tra carrozzeria e aria circostante, rappresenta la principale forma di disagio.

L’inquinamento acustico da traffico aereo sta acquisendo una maggiore rilevanza negli ultimi anni. Anche se, per fortuna, interessa solamente le aree in prossimità degli aeroporti e dei corridoi di sorvolo.

Il rumore prodotto dalle attività industriali e artigianali è causato da una sorgente puntiforme, cioè che ha campo libero, senza ostacoli e di conseguenza origina un’area di esposizione circolare piuttosto ampia.

Quali sono i danni causati all’uomo?

L’inquinamento acustico può provocare svariati danni all’essere umano. Da quelli più tollerabili, come il disturbo del sonno, riscontrato soprattutto nelle persone che vivono nei centri abitati. A quelli più gravi, come ictus, infarti e malattie cardiovascolari. Oltre a danni tipici del condotto uditivo, come la diminuzione dell’udito, che può essere acuta – ovvero causata all’istante da un rumore eccessivo – oppure cronica, latente, che si sviluppa piano piano a causa di un’esposizione al rumore protratta nel tempo. 

Questa riduzione si definisce ipoacusia di tipo neurosensoriale e può essere quantificabile attraverso esami audiometrici. Questa è irreversibile e si manifesta con vari sintomi: fatica uditiva, insensibilità, fastidio persistente, accompagnato da ronzio e vertigini.

E all’ambiente? 

Numerose ricerche, condotte direttamente sul campo, hanno evidenziato come l’inquinamento acustico non provochi danni solo all’essere umano. Ma anche alla fauna presente nei dintorni di fonti di rumore.

Tra le principali manifestazioni di disagio da parte dell’ambiente troviamo la perdita uditiva, soprattutto negli uccelli, a causa di rumori superiori a 85 dB. Molti animali non riescono più ad ascoltare i segnali ambientali di pericolo, quindi si ritrovano in situazioni spiacevoli, senza poter mettere in atto strategie di fuga o di protezione. L’inquinamento acustico, inoltre, causa loro effetti fisiologici. Come l’aumento della frequenza cardiaca, difficoltà nella respirazione e sintomatologia da stress, oltre a cambiamenti del comportamento tipico, come l’abbandono del territorio solito e la mancata riproduzione.

Cosa possiamo fare per evitarlo?

Attualmente, l’inquinamento acustico è regolamentato da una normativa europea, la Legge 49/2002/CE, relativa alla determinazione e gestione del rumore ambientale. Mentre in Italia, dal Decreto Lgs. n. 194/2005, che è ricorso a specifici indicatori acustici, oltre a precise metodologie di calcolo. Questo prevede anche la valutazione del grado di esposizione al rumore, una maggiore attenzione all’informazione della popolazione e l’identificazione e la conservazione di apposite aree di quiete. Nel decreto sono inoltre indicate le competenze e procedure per l’elaborazione e l’adozione dei piani d’azioni per evitare o ridurre il rumore ambientale. C’è, inoltre, la sopracitata Legge quadro n. 447/95 sull’inquinamento acustico. Che stabilisce i principi fondamentali per la difesa dal rumore dell’ambiente esterno e di quello abitativo, in modo da attribuire responsabilità e impegno a Stato, Regioni e Comuni.

Inoltre, l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro sancisce alcune norme necessarie. Come la manutenzione periodica delle apparecchiature, eventuali insonorizzazioni degli ambienti lavorativi e la sorveglianza sanitaria per i lavoratori maggiormente esposti alle fonti di rumore.

Per quanto riguarda il traffico stradale, la soluzione migliore è quella di incentivare l’utilizzo di automobili elettriche e dotare i centri abitati di asfalto fonoassorbente. Nel caso delle strutture architettoniche, arginare i rumori molesti con barriere di siepi e cortili alberati è uno dei metodi più efficaci per ristabilire l’equilibrio acustico nell’ambiente.

Maria De Luca

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