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Goal 10: ridurre le disuguaglianze

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Goal 10: ridurre le disuguaglianze

Il Goal 10 dell’Agenda 2030 mira a ridurre le diseguaglianze all’interno di e fra le Nazioni. Le ineguaglianze non riguardano solo il piano economico, ma anche l’età, il sesso, la disabilità, l’etnia, l’origine, la religione o altro. 

Per abolire le disuguaglianze, dunque, non basta agire solo in campo economico. Serve una crescita inclusiva che coinvolga anche la dimensione sociale e ambientale. Si deve puntare a migliorare l’intero sistema, dalla sanità all’educazione. 

Ma a che punto siamo in Italia e nel mondo? E soprattutto, quanto il Covid – 19 sta rallentando la riduzione delle disuguaglianze?

Innanzitutto, capiamo quali sono i target e gli indicatori per il Goal 10 dell’Agenda 2030.

I target 

10.1 Entro il 2030, raggiungere e sostenere la crescita del reddito del 40% più povero della popolazione ad un tasso superiore rispetto alla media nazionale 

10.2 Entro il 2030, potenziare e promuovere l’inclusione sociale, economica e politica di tutti, a prescindere da età, sesso, disabilità, razza, etnia, origine, religione, status economico o altro 

10.3 Garantire a tutti pari opportunità e ridurre le disuguaglianze di risultato, anche attraverso l’eliminazione di leggi, di politiche e di pratiche discriminatorie, e la promozione di adeguate leggi, politiche e azioni in questo senso 

10.4 Adottare politiche, in particolare fiscali, e politiche salariali e di protezione sociale, e raggiungere progressivamente una maggiore uguaglianza 

10.5 Migliorare la regolamentazione e il controllo dei mercati e delle istituzioni finanziarie globali e rafforzarne l’applicazione 

10.6 Assicurare maggiore rappresentanza e voce per i Paesi in via di sviluppo nel processo decisionale delle istituzioni economiche e finanziarie internazionali a livello mondiale al fine di fornire istituzioni più efficaci, credibili, responsabili e legittime 

10.7 Facilitare la migrazione ordinata, sicura, regolare e responsabile e la mobilità delle persone, anche attraverso l’attuazione di politiche migratorie programmate e ben gestite 

10.a Attuare il principio del trattamento speciale e differenziato per i Paesi in via di sviluppo, in particolare per i Paesi meno sviluppati, in conformità con gli accordi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio 

10.b Promuovere l’aiuto pubblico allo sviluppo e i relativi flussi finanziari, compresi gli investimenti esteri diretti, agli Stati dove il bisogno è maggiore, in particolare i Paesi meno sviluppati, i Paesi africani, i piccoli Stati insulari in via di sviluppo e i Paesi senza sbocco sul mare in via di sviluppo, in accordo con i loro piani e programmi nazionali 

10.c Entro il 2030, ridurre a meno del 3% i costi di transazione delle rimesse dei migranti ed eli- minare i corridoi di rimesse con costi più alti del 5% 

Gli Indicatori utilizzati

L’indicatore composito relativo al Goal 10 dell’Agenda 2030 dell’ONU è stato costruito sulla base dei seguenti indicatori:

  • Tasso di variazione del reddito familiare pro-capite per il 40% più povero della popolazione 
  • Tasso di variazione del reddito familiare pro-capite per il totale della popolazione
  • Indice di disuguaglianza del reddito disponibile
  • Percentuale di persone che vivono in famiglie con un reddito disponibile equivalente, inferiore al 60% del reddito mediano.

La situazione nel mondo


Come potremmo immaginare, a livello globale si registra una disomogenea distribuzione della ricchezza tra i diversi Paesi.  

I risultati economici per abitante, riferiti alla ricchezza media della popolazione, mettono in luce un grande squilibrio tra i Paesi più ricchi (l’Europa, il Nord America, la Penisola araba e l’Australia) e quelli più poveri (l’Africa Sub – sahariana e l’Asia centrale). 

Tuttavia, dal 2012 ad oggi, si sono registrati progressi, per quanto riguarda il prodotto nazionale lordo (PNL) per abitante.

Per valutare la differenza di ricchezza all’interno delle singole nazioni, invece, è utile confrontare la crescita del reddito del 40% più povero della popolazione con il reddito della popolazione totale. Tra il 2011 e il 2016 questo valore è cresciuto, ma non così tanto da limitare la concentrazione eccessiva di capitali nelle mani di pochi. Infatti, 1% della popolazione, possiede una quantità crescente di ricchezza, mentre il 40% della popolazione riceve meno del 25% del reddito nazionale. 

La situazione mondiale non è molto incoraggiante. Ma a che punto siamo in Europa?

La situazione in Europa 

L’Unione Europea, l’area del mondo più avanzata rispetto agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, mostra segni di sensibile peggioramento tra il 2010 e il 2018 per il Goal 10.

Vi è stata una tendenza negativa fino al 2016, causata dal peggioramento della disuguaglianza del reddito disponibile e dall’aumento del rischio di povertà. Nel 2017 si evidenziava un leggero miglioramento, con un aumento di tutti gli indicatori. Nel 2018 è tornato a peggiorare, in presenza di un aumento della differenza di reddito tra la fascia più povera della popolazione e quella più ricca.

Tra i Paesi europei, il primo posto lo occupa la Repubblica Ceca, mentre l’ultima in graduatoria è la Romania: la distanza è di 46 punti, la più ampia tra tutti i Goal considerati. Il Lussemburgo e l’Ungheria sono i Paesi che mostrano il peggioramento più evidente tra il 2010 e il 2018, specialmente a causa dell’aumento dell’indice di disuguaglianza del reddito disponibile.

Dove si colloca, invece, l’Italia?

La situazione in Italia


La situazione per l’Italia non è molto incoraggiante: si colloca al quintultimo posto tra tutti i Paesi europei. 

Nel triennio 2012 – 2015 l’indicatore composito evidenziava una tendenza negativa causata sia dal peggioramento dell’indice di disuguaglianza del reddito disponibile, sia dall’aumento della differenza tra il tasso di occupazione giovanile e quello totale.

Negli ultimi quattro anni l’indice composito risulta stabile, come conseguenza del peggioramento della quota di permessi di soggiorno emessi sul totale dei cittadini non comunitari residenti e il miglioramento dell’indice di disuguaglianza del reddito disponibile.

Quanto sta influendo, in questo particolare momento storico, il Covid-19 al raggiungimento del Goal 10 dell’Agenda 2030?



L’impatto del Covid – 19 sul Goal 10


La crisi da Covid – 19 sta colpendo le persone più povere e vulnerabili e minaccia di avere un impatto particolarmente dannoso sui Paesi poveri del mondo, mettendo a nudo le profonde disuguaglianze che esistono all’interno di e tra gli Stati. 

Nel 2020 la crisi sta ampliando le diseguaglianze sociali. Durante i mesi del lockdown, i lavoratori dei settori bloccati hanno mostrato livelli medi di salari di molto inferiori rispetto agli occupati nei settori essenziali. 

Inoltre, nel secondo trimestre del 2020, il tasso di occupazione giovanile (tra i 15 e i 34 anni) ha subito un forte calo (-3,2%). Lo stesso si registra per il tasso di occupazione degli stranieri (-5,5%). 

L’impegno dell’ONU


Riguardo al Goal 10 dell’Agenda 2030, l’ONU propone una serie di iniziative.
Ad esempio, ha creato la Coalizione Internazionale di Equal Pay (EPIC) per raggiungere la parità di retribuzione tra uomo e donne entro il 2030. Ancora, ha invitato i padri a svolgere attività di gioco con i figli piccoli per ridurre le disparità già dalla prima infanzia.

Inoltre, il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP), ha avviato alcuni progetti nei Paesi in via di sviluppo per ridurre le diseguaglianze nei Paesi dove i diritti umani sono più a rischio. In Messico, ad esempio, sostiene gli sforzi per garantire l’inclusione dei bambini con disabilità, circa l’1% della popolazione nazionale. 

Marianna Fierro

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