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La Campania si conferma la terra dell’ecomafia: intervista a Mariateresa Imparato

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La Campania si conferma la terra dell’ecomafia: intervista a Mariateresa Imparato

La Campania si conferma la terra dell’ecomafia. Questo è quanto emerge dal rapporto Ecomafia 2020, presentato, come ogni anno, da Legambiente. Per il 26esimo anno consecutivo, la Campania è maglia nera nell’illegalità ambientale, nel ciclo dei rifiuti (con con 1.930 reati contestati, più del 20% sul totale nazionale). E del cemento (si conferma capitale del cemento connection con 1645 reati accertati nel 2019 con incremento del 40% rispetto lo scorso anno con 1238 persone denunciate, 2 arrestate e 332 sequestri effettuati). Con 5.549 reati accertati di illegalità ambientale, nel 2019 si è registrata un’impennata senza precedenti (con + 44% rispetto allo scorso anno). Sono aumentate anche le persone denunciate (ben 4.231). E sono 24 le persone arrestate, cui si aggiungono 1.777 sequestri. C’è qualcosa che si sarebbe potuto fare in questi anni (e che non è stato fatto)? Cosa si potrebbe fare oggi? Di cosa, cioè, avrebbe bisogno la Campania? C’è speranza che nel futuro la situazione si possa ribaltare? Di questo – e non solo – abbiamo parlato con Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania.

La Campania si conferma la terra dell’ecomafia. E nel 2019 vi è stata un’impennata senza precedenti.

La Campania continua ad essere maglia nera, un primato che ha da 26 anni consecutivi. L’economia criminale continua ad avanzare e continuano gli attacchi criminali nel settore dei rifiuti, del cemento, delle (mancate) bonifiche. Per 26 anni sono state tantissime le denunce e le inchieste, ma il fenomeno non si arresta, né diminuisce. Oggi ci sarebbe bisogno di prevenire l’ecomafia, oltre che punire i criminali.

Ma il crimine ambientale è essenzialmente un crimine d’impresa?

Sì, ma io non riesco a definire chi trasporta rifiuti illegali imprenditore, ma solo ecocriminale. Non si possono colpevolizzare tutti gli imprenditori, ma solo quelli che mettono in campo pratiche illegali. E ce ne sono ancora tanti. Noi pensavamo di aver sconfitto mondi importanti. Ed invece mondi borderline esistono ancora soprattutto nell’ambito dei rifiuti e del cemento illegale.

Quindi la soluzione a tutti i problemi è un incontro tra legge, politica, istituzioni ed imprese?

Questo è di sicuro un percorso fondamentale. Quello della partecipazione, della condivisione, della consapevolezza è essenziale per tutte le leggi regionali, per tutte le proposte. Se non c’è condivisione non c’è informazione e, quindi, trasparenza (cosa che spesso accade nel mondo dei rifiuti). Oggi in Campania non si possono smaltire e riciclare i rifiuti perché non abbiamo gli impianti. E molto spesso proprio sui loro trasporti investe l’ecomafia. Costruire impianti sul territorio vorrebbe dire arginare alcuni mondi borderline e provare a fare tutto sul territorio in modo controllato. I cittadini sono spaventati oggi dal mondo dei rifiuti. Che ad oggi è croce per chi ci vive (siamo la Terra dei fuochi) e delizia per i criminali. Se nessuno paga non ci sono sussidi per gli ecocriminali. In Campania non abbiamo visto la partenza di una grande opera di bonifica per quanto riguarda la terra dei fuochi. Ad esempio, la Resit di Giugliano è stata abbandonata, nonostante un lavoro importantissimo fatto dall’ex commissario per le bonifiche. Solo che poi non c’è stata la nomina né di un nuovo commissario, né di un nuovo delegato. Questo è un brutto segnale.

Anche perché, come si legge anche nel comunicato stampa, “l’edilizia fuorilegge muove sempre tanto denaro nero e denaro pubblico, sottratto agli investimenti di cui il paese avrebbe bisogno”. Ciò di cui abbiamo bisogno è quindi quello che ha appena menzionato?

Sì, assolutamente. E poi dobbiamo collegare questo all’insicurezza per il territorio e per i cittadini.

Infatti inoltre l’abusivismo edilizio è anche pericoloso per l’uomo (vedi case di frane che distruggono intere abitazioni, com’è accaduto ad Ischia non molti anni fa).

Costruire con cemento illegale significa costruire senza collettori fognari, mettere in difficoltà il ciclo delle acque, favorire l’inquinamento di fiumi e mari. Significa non utilizzare i parametri e i criteri dell’edilizia pubblica. E quindi non costruire in sicurezza. Significa violentare il territorio e costruire edifici che alla prima scossa di terremoto crollano. In un territorio già fragile di per sé, l’economia illegale ha delle conseguenze ed un impatto sul territorio notevoli. Parlando sempre del cemento, questo, come dicevamo, può determinare un incremento dell’inquinamento del mare, ma anche la fragilità del territorio e può causare numerose vittime. Arginare questo business vorrebbe dire anche far emergere un’economia che ora è sommersa dal malaffare e da pratiche che mettono in difficoltà la vita dei cittadini.

Quindi insomma questo è l’unico modo perché la Campania si risollevi anche da un punto di vista economico. Del resto qui di risorse ne abbiamo in abbondanza, ma le sfruttiamo male.

Da anni il Mezzogiorno di Italia è area depressa per l’Europa. E per questo riceviamo risorse importanti, che spesso gestiamo male. Bisognerebbe essere ambiziosi, puntare allo sviluppo sostenibile per capovolgere la situazione che viviamo oggi. I mondi borderline di cui parlavamo prima bloccano l’economia “vera”. Qui abbiamo esempi di edilizia sostenibile. Tantissime imprese si occupano di economia circolare, costruiscono filiere per produrre prodotti green. Ma molto spesso in Europa si fa fatica a raccontarne la provenienza, perché c’è sempre un pregiudizio nei nostri confronti. Liberare questi mercati da questi mondi, significa far emergere nuove possibilità economiche.

L’unica nota positiva è data dagli interventi di rimozione di penumatici fuori uso, in sigla Pfu, abbandonati nell’ambiente. La gomma riciclata, grazie al Protocollo siglato con il Ministero dell’ambiente, è stata utilizzata, per esempio, per realizzare il parco giochi nel Rione Parco verde di Caivano, il campo da calcio in erba sintetica dello Stadio Landieri di Scampia e i campi da calcio realizzati nel Rione Vanvitelli a Caserta.

Questa è un’ottima pratica, che ormai, grazie ad un’azione importante di comunicazione ed informazione, è entrata nella mentalità dei cittadini. Che prima pensavano che fosse “normale” liberarsi degli pneumatici senza valutarne le conseguenze. I comportamenti individuali sono importantissimi. Un’altra nota positiva è data dalla nuova legge sugli ecoreati, essenziale per far proseguire i processi: grazie a questa oggi questi reati fanno parte del codice penale. Quindi questo ci dà la certezza che chi inquina deve pagare. Certezza che prima non c’era: ci fermavamo alla denuncia, molto spesso i processi non continuavano (e comunque erano processi civili). Non era dato il giusto peso a questi reati. Questa è stata una battaglia di Legambiente durata 30 anni. Anche questa fa parte delle buone notizie.

Anna Gaia Cavallo

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