Breaking News
  • Biodiversità, attacco senza precedentiNei giorni scorsi a Parigi è stato presentato il rapporto dell’Ipbes (Onu). Biodiversità, attacco senza precedenti Tre quarti dell'ambiente terrestre e circa il 66% dell’habitat marino sono stati modificati in modo significativo. [...]
  • Condomini “aperti” e risparmio energeticoLa campagna di Legambiente “Civico 5.0” ed il racconto delle 22 esperienze attivate nella Penisola. Condomini “aperti” e risparmio energetico I modelli operativi più efficaci per adottare sistemi maggiormente sostenibili in considerazione [...]
  • Stop pesticidi, battaglia di civiltàL’obiettivo del 40% della Sau (Superficie Agricola Utilizzata) condotta con il metodo biologico entro il 2030. Stop pesticidi, battaglia di civiltà Il Wwf Italia, insieme con le associazioni che aderiscono alla Campagna [...]

La natura e l’arte: tra dipinti, sculture, installazioni, Land art e Street art

Line Spacing+- AFont Size+- Print This Article
La natura e l’arte: tra dipinti, sculture, installazioni, Land art e Street art

Da sempre la natura e l’arte vivono un rapporto simbiotico costellato di mistero e fascinazione. L’ambiente, del resto, è sempre stato fonte d’ispirazione per l’uomo, dall’arte greca a quella moderna, fino alla Land art del Novecento e alla più recente street art.

Musa ispiratrice costante dell’essere umano è la stessa natura capace di figurarsi come l’opera artistica per eccellenza. Che da tempi immemorabili “stabilisce” chi sopravvive e chi non, in quanto garante della ciclicità della vita.

Scopriamo insieme in che modo il binomio tra la natura e l’arte sia stato inteso nei secoli, dall’antichità fino ai nostri giorni. 

La natura rappresentata nei dipinti dell’antichità

Nell’arte greca – minoica (2000 – 1400 a.C) gli artisti rappresentarono la natura nella sua visione dominatrice in cui l’uomo era partecipe ma in maniera totalmente subordinata. 

Anche nell’arte antica giapponese il concetto di natura ebbe un ruolo centrale, soprattutto grazie allo shintoismo (VI secolo): una religione politeista e animista praticata in Asia – fin da prima dell’arrivo del buddismo – secondo cui tutto ciò che esiste nell’ambiente è espressione di particolari presenze spirituali, chiamate “kami”. 

La natura rappresentata nei dipinti nel 1800 

Molti secoli dopo – esattamente nell’Ottocento – molti furono gli artisti che iniziarono a sentire l’esigenza di contemplare il cosmo per realizzare i propri dipinti.

Fu il caso del poeta e pittore nipponico Katsushika Hokusai che ne “La Grande Onda di Hokusai” (1831) mise in evidenza l’indomabilità dell’increspatura marina. Che indica, appunto, la potenza divina, o meglio la fragilità umana rispetto all’infinitezza della natura. 

Nello stesso secolo, il pittore tedesco Caspar Friedrich dipinse “Il mare di ghiaccio” (1823 – 1824), in cui l’artista sottolineò sia la bellezza sconfinata della natura, sia i limiti umani.

Friedrich, per realizzare la sua opera, prese spunto da un fatto di cronaca. In cui le navi Hecla e Gripper di Sir William Parry rimasero distrutte a causa di un iceberg incontrato durante il viaggio in mare. L’essere umano di fronte alla volontà della natura – che essa sia benevola o maligna – appare piegato alle sorti del proprio destino. Probabilmente questo è quanto volle esprimerei Friedrich attraverso il suo dipinto.

La natura nell’impressionismo

Discorso diverso per gli impressionisti, che ebbero come principale scopo artistico la rappresentazione su tela, di emozioni, o meglio di impressioni, percepite da un dettaglio della natura. 

Ne “L’impressione, levar del sole” di Claude Monet (1872), l’artista francese cercò, infatti, di trasmettere all’osservatore le sensazioni che lui stesso provò contemplando l’aurora sul porto di Le Havre, in Francia.

Pensiero di nuovo in evoluzione e contrastante rispetto a quello precedente fu quello del pittore norvegese Edvard Munch. Che intese la natura e l’arte come metafora della sofferenza umana, nonché come il cardine spirituale del suo celebre “L’Urlo” (1863-1944). Nel dipinto, l’artista descrisse l’istante esatto in cui lui stesso – durante un momento di apparente spensieratezza – venne travolto da una profonda angoscia, simile alla sensazione di sentire sulla propria pelle, appunto, “l’urlo della natura”. 

Procediamo, però, con ordine. E addentriamoci in maniera temporale verso un mondo in cui il concetto di natura è raffigurato anche nella scultura e da correnti artistiche più attuali. 

La natura rappresentata nella scultura e nella Land art del 1900

Il dualismo tra la natura e l’arte ha visto protagonisti molti scultori del panorama artistico attuale. Contributi decisivi per quanto riguarda dinamiche strettamente correlate a Madre Natura sono da ricondurre al Novecento, secolo di grandi invenzioni e scoperte intellettuali. 

In questa delicata fase storica si è manifestata tutta l’opera dello scultore torinese Giuseppe Penone. Legato per lo più all’arte povera, capace di esprimere l’essenza rivelatrice della natura, lo scultore ha iniziato il suo percorso professionale negli anni Settanta. Ed è proprio in quel periodo che Penone ha cercato di mettere a fuoco il rapporto tra il corpo umano, il mondo vegetale e l’ambiente esterno. Che meglio si sono espressi – secondo lui –  attraverso la body art.

Tra le sue creazioni, come non annoverare i grandi alberi in bronzo a grandezza naturale, destinati agli spazi pubblici durante gli anni Ottanta. 

Ciò che al meglio ha espresso la connessione creativa ambientale è stata invece la Land art: una corrente contemporanea nata negli Stati Uniti tra il 1967 e il 1968. Che si è caratterizzata per l’intervento diretto dell’artista sul territorio naturale, specialmente in spazi incontaminati.  

Tra i maggiori esponenti di questa corrente, l’artista italiano Alberto Burri, che sempre negli anni Ottanta, ha realizzato – rivestendo le macerie dell’ormai distrutta città di Gibellina – il “Grande Cretto”: un famoso esempio di Land Art (esteso 12 ettari). 

La natura rappresentata nelle installazioni e nella street art del 2000

Infine, giungendo ai nostri giorni, è sempre più frequente pensare alla natura e all’arte come una “coppia” che vive un rapporto di “amorosi sensi”.

A testimoniarlo, ad esempio, è stato l’italiano Aron Demetz. Tutte le sue opere sono state realizzate prediligendo un’antica tecnica di lavorazione del legno risalente al XVII secolo. L’obiettivo dello scultore è ancora oggi quello di rappresentare l’incontro violento tra uomo e natura attraverso la materia. Che viene magistralmente lavorata, intagliata e sfilacciata. Vetro, marmo, tronchi di cedro, ma anche acero e noce sono solo alcuni dei materiali usati da Demetz durante la realizzazione delle sue installazioni.

E ancora. Come dimenticare il celebre writer inglese Banksy? Forse il maggiore esponente della street art a livello mondiale. 

Il suo murales “Season’s Greetings” è stato disegnato (di recente) sui muri di un garage privato nella zona di Taibach a Port Talbot in Galles. La città in questione è considerata tra le più inquinate del Regno Unito. Il motivo? Da circa un secolo il territorio è sommerso da molte acciaierie, minacce concrete per la salute dei cittadini del posto.

Non ci resta che chiudere il nostro viaggio esplorativo con una citazione dello scrittore portoghese Fernando Pessoa: “La natura è la differenza tra l’anima e Dio”. Solo sublimandola attraverso le mille sfaccettature dell’arte, potremmo imparare a non distruggerla. 

Margherita Parascandolo 

0 Comments

No Comments This Article Has No Comments Yet

Sorry, either someone took all the comments and ran away or no one left any in the first place !

But You can be first to leave a comment !

Leave Your Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

3 × 5 =

Banner
Banner
Banner
Banner

Archivi

Ecobionews