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“GreenFace”: la mascherina biodegradabile pronta per essere piantata dopo l’uso

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“GreenFace”: la mascherina biodegradabile pronta per essere piantata dopo l’uso

GreenFace è il nome della nuova mascherina completamente biodegradabile, arrivata dalla Colombia. Ad inventarla è stato il dottor Héctor Mauricio Páez. Che tiene molto a cuore sia la sostenibilità ambientale che i danni causati dai nuovi dispositivi di protezione alla natura. 

Sappiamo bene che uno dei problemi causati dall’emergenza legata al Covid – 19 riguarda lo smaltimento di mascherine monouso. Perché, allora, non pensare di usarle per poi piantarle? A questa risposta ha cercato di trovare una soluzione il pluripremiato Páez – nominato per ben quattro volte come miglior inventore dalla Soprintendenza dell’Industria e del Commercio della Colombia – che ha dato vita a un sistema davvero eco – friendly, capace di tutelare sia la nostra salute che l’ambiente circostante.  

Nonostante esistano già sul mercato altre mascherine biodegradabili, l’idea delle GreenFace è davvero rivoluzionaria. Per quale motivo? Procediamo con ordine e scopriamolo insieme. 

L’invenzione del Dottor Héctor Mauricio Páez

La mascherina in questione si distingue dalle altre perché contiene all’interno della stoffa dei semi di fiori ed erbe aromatiche. Il dispositivo, una volta utilizzato per proteggerci dal Coronavirus, può essere piantato in qualsiasi terreno.

I tempi di degrado? Brevissimi. Possono variare dai 30 ai 60 giorni.

Inoltre le GreenFace sono al 100% biodegradabili. In quanto sono realizzate unicamente con fibre di cellulosa, elastici di lattice naturale o di cotone e nanoparticelle di argento e rame. 

Un altro aspetto positivo consiste nel prezzo, che è davvero irrisorio: circa 0,10 euro al pezzo (almeno in Colombia).

Attualmente l’invenzione del Dottor Páez è ancora in fase di sperimentazione, ma ci auguriamo che ben presto possa diventare un prodotto ufficiale di cui poterne beneficiare anche nel nostro Paese. 

Nonostante ci sia molto da sperare – per quanto riguarda la commercializzazione delle GreenFace – l’emergenza correlata alla pandemia ha significato molto anche in termini meramente ambientali

I dati del 2020, riguardanti la diffusione delle mascherine in ogni dove nel mondo, sono davvero raccapriccianti. 

Sorge a questo punto spontanea una domanda: quanti DPI – dispositivi di protezione individuale – vengono gettati ogni giorno in Italia?  

I dati allarmanti dell’Ispra sulle mascherine monouso 

Secondo l’Ispra – Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – nei primi otto mesi di pandemia sono stati prodotti in Italia almeno 300mila tonnellate di rifiuti, tra guanti, mascherine e protezioni per il volto. 

Secondo Alessandro Bratti – direttore dell’Ispra – l’unico modo per limitare i danni ambientali – sarebbe quello di incenerire i DPI. In realtà, però, la maggior parte delle mascherine sono monouso, composte da polipropilene e poliestere. Quindi l’iter per lo smaltimento è ancora molto delicato. 

Purtroppo, però, se solo l’1% delle mascherine usate venissero smaltite in modo non corretto, in un mese se ne disperderebbero nell’ambiente ben 10 milioni. 

Fino ad ora l’unica via auspicabile per limitare scenari ambientali catastrofici – a parte le GreenFace e le mascherine lavabili – rimarrebbe la strada del riciclo. È il caso, ad esempio, di un ragazzo sudcoreano, che ha convertito gli scarti in prodotti innovativi di design.

Riciclare le mascherine: lo studente sudcoreano che crea sgabelli 

Lo studente universitario del mobile, Kim Ha – Neul, ha infatti trasformato le mascherine chirurgiche monouso in dei bellissimi sgabelli. Nello specifico, il ragazzo ha inventato uno sgabello a tre gambe di 45 centimetri chiamato “Stack and Stack”: circa tre ore di lavoro e più o meno 1500 mascherine per salvare il mondo.

Nel caso in cui non potessimo essere così geniali come Kim Ha – Neul, sarebbe già un grande traguardo non gettare i dispositivi di protezione a terra. E preferire alle mascherine usa e getta, quelle lavabili.

Le nostre abitudini green possono davvero essere determinanti per la salvaguardia del nostro Pianeta. 

Margherita Parascandolo

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