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“Impossible brands”: la moda dice basta agli sprechi

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“Impossible brands”: la moda dice basta agli sprechi

È possibile indossare un capo che ancora non esiste? E, soprattutto, è possibile farlo rispettando l’ambiente? Certo. Ce lo dicono Edoardo Di Luzio, Alessandro Botteon e Anastasiia Masiutkina D’Ambrosio, i fondatori della startup che sta rivoluzionando il mondo del fashion. Si chiama “Impossible brands” ed è la nuova frontiera della moda sostenibile. Ma procediamo con ordine.

Dove nasce l’idea?

Possiamo rispondere a questa domanda con un’altra domanda (anzi, altre due). Non è vero forse che oggi l’intelligenza artificiale ed i social la fanno da padroni? E non è forse altrettanto vero che il rispetto dell’ambiente sta diventando una priorità per (quasi) tutti? Ecco, unendo questi tre “pilastri” del mondo odierno nasce “Impossible Brands”. Che dà la possibilità a chiunque voglia di indossare abiti che ancora non esistono. Sembra assurdo, ma è pura realtà.

Come funziona?

L’utente trova online un prodotto che gli piace (parliamo di qualsiasi capo di abbigliamento, occhiali da sole e così via). Lo prova, sceglie il colore ed il gioco è fatto.

Attraverso un filtro Instagram, può fare una foto con quel prodotto da condividere sui social in una storia oppure un post (in maniera quindi completamente gratuita). Oppure può scegliere prodotti luxury. Come? Inviando, contestualmente all’acquisto, una sua foto. Il team di artigiani digitali della startup andrà a modellare il capo oppure gli occhiali scelti su quella immagine. Il risultato? Sembrerà a tutti gli effetti che l’utente stia indossando qualcosa di nuovo. E potrà mostrarlo sui social, condividendo una foto di alta qualità.

Dal virtuale al reale

Ma non finisce qui. Ovviamente chi ama la moda vuole indossare davvero capi nuovi. Ed ecco che arriva la seconda “fase” del progetto.

Dopo aver valutato il tasso di gradimento delle persone attraverso l’engagement e lo sharing, aver capito quali sono le texture, le forme o i colori che sono maggiormente apprezzate dalle persone, viene prodotta davvero la linea.

Da chi? Da un network di manifatture e artigiani italiani. Ecco perchè i co – founders di “Impossible Brands” amano parlare di un “Re – Made in Italy”.

E qual è il rapporto con l’ambiente?

Abbiamo appena detto che vengono prodotti solo quei capi e quegli accessori che hanno già riscontrato un certo successo e che sono piaciuti di più, almeno on line. Che, tradotto, significa che in questa produzione non esistono sprechi. Ed è già un importantissimo passo avanti. Soprattutto se si considera che ad oggi sappiamo a livello globale 92 miliardi di tonnellate di vestiti che ogni anno vengono gettati nella spazzatura. E che l’industria della moda è il secondo settore per il consumo di acqua ed è responsabile del 10% di tutte le emissioni di anidride carbonica causate dall’essere umano.

Ecco perchè i tre fondatori si sono concentrati sulla sostenibilità di processo, prima ancora che su quella dei materiali (che comunque non manca). Infatti come loro stessi hanno affermato in un’intervista a La Repubblica:

“Una delle costanti nei brand che andremo a sviluppare sarà una produzione manifatturiera Made in Italy unita all’attenzione per la sostenibilità dei materiali, con certificazioni e tracciabilità della filiera”.

Ed il fatto che la produzione sia completamente Made in Italy significa che non ci saranno grandi spostamenti dal punto di vista logistico. Ed anche questo contribuisce a ridurre l’inquinamento causato dai trasporti.

Sarà questo il futuro della moda? Staremo a vedere. Per adesso godiamoci questo presente sostenibile.

Anna Gaia Cavallo

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