lunedì , 29 Novembre 2021
second hand
Foto di Quinn Kampschroer da Pixabay

Moda “second hand”: che cosa è e perché è importante per l’ambiente

Il second hand consiste nel vendere o acquistare abiti di seconda mano, in modo da limitare eventuali sprechi durante le varie fasi di produzione commerciale. Un’abitudine davvero necessaria, soprattutto se si pensa che l’industria della moda è da sempre una delle meno ecosostenibili al mondo.

La circolazione di capi usati, infatti, permette di limitare le emissioni di CO2, l’utilizzo di pesticidi e di fertilizzanti. Nonché di diminuire miliardi di litri di acqua necessari per generare abiti nuovi. Nello specifico, si stima che con circa 600 chili di vestiti usati si potrebbe avere una riduzione di ben 2250 chili di emissioni CO2, 3.6 miliardi di litri di acqua risparmiata e ben 144 alberi piantumati.

Inoltre, nel 2017, la Ellen MacArthur Foundation – organizzazione statunitense senza scopo di lucro – ha calcolato che dei 53 milioni di tonnellate di fibre utilizzate per produrre ogni anno capi di abbigliamento, solo il 12% viene riutilizzato. Il 73%, invece, finisce in discarica o è addirittura incenerito.

Scopriamo nel dettaglio quali sono i dati relativi alla vendita del second hand sia negli Stati Uniti che in Italia. 

Il modello Usa: le cifre di un mercato davvero accattivante 

Dai dati emersi dal Resale report 2019 di ThredUp – piattaforma americana che vende abiti di seconda mano – sappiamo che questo è un settore in forte espansione per lo più negli Stati Uniti. 

In termini economici, il mercato del second hand nel paese delle stelle e strisce vale 24 miliardi di dollari. Stando alle previsioni, probabilmente nel 2023 si avrà un incremento del doppio degli incassi precedenti, raggiungendo fino a 51 miliardi di dollari. Una cifra davvero esilarante, se ci riflettiamo. 

Un vero e proprio traguardo significativo e che per forza di cose ribalta completamente il sistema della moda e dell’ecologia. Infatti, circa dieci anni fa il second hand aveva un guadagno di circa 9 miliardi, mentre il fast fashion (ultime tendenze di moda) più del doppio: 21 miliardi di dollari.

Il modello Italia: le cifre di un mercato in crescita

In Italia è sempre più in crescita il numero delle donne e degli uomini che si affidano al second hand. Non solo e – commerce o specifici siti di riferimento. Resistono ancora i mercatini dell’usato e i negozi tradizionali di riferimento, dove è possibile trovare abiti da sposa, accessori di lusso e in generale tutto ciò che può avere una seconda vita. 

Nel 2019 il valore economico derivante dalla moda di seconda mano ha raggiunto nella nostra nazione picchi straordinari: 24 miliardi di euro, pari all’1,3% del PIL italiano.

In generale, negli ultimi cinque anni, una crescita del 33% ha coinvolto il settore degli abiti e degli accessori riutilizzati. Questo è quanto emerso dalla sesta edizione dell’Osservatorio Second Hand Economy – condotto da BVA Doxa per Subito.it – che da sempre sottolinea il proprio entusiasmo per il mondo dell’usato: una vera e propria esplosione per l’economia circolare. Intesa come un nuovo e possibile volano sui cui potrebbe ripartire – in termini di sostenibilità –  il nostro Paese. 

App, piattaforme e moda di lusso nel second hand

Trainato soprattutto dal mondo dell’online, il second hand deve il suo enorme successo contemporaneo soprattutto grazie alle app e alle piattaforme di tutto il mondo. Particolare fortuna ha avuto Depop. Pensato come una specie di social network delle vendite di riuso, è stato creato nel 2011 da Simon Beckerman all’interno di H – Farm. 

Tra i siti più conosciuti per acquistare o vendere abbigliamento di seconda mano, come non annoverare anche The RealReal. Fondata a San Francisco nel 2011 da Julie Wainwright, è uno tra i più importanti brand nel fashion re – sale nell’ e – commerce statunitense. Oltre 8 milioni di prodotti sono in assortimento. Tra questi: capi d’abbigliamento per uomo, donna e bimbo di lusso di noti marchi come Gucci, Louis Vuitton, Saint Laurent e Stella McCartney. 

La maggior parte dei consumatori vintage sono i Baby Boomers – con età compresa tra i 55 e i 64 anni – legati ancora alla vendita e agli acquisti off line. 

In generale la principale motivazione che spinge le persone a puntare sull’economia circolare e al second hand, è la necessità di liberarsi da oggetti che non si usano più. E di promuovere l’idea di un mondo meno consumistico e più sostenibile. 

Margherita Parascandolo 

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