sabato , 24 Luglio 2021
Goal 12
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Goal 12: consumo e produzioni responsabili

Il dodicesimo obiettivo (Goal 12) dell’Agenda 2030 dell’ONU è garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo. Un traguardo irrinunciabile per la sopravvivenza del Pianeta.

I modelli sostenibili di produzione e di consumo puntano a garantire maggiori iniziative con costi irrisori. È necessario pertanto un approccio volto alla cooperazione tra i soggetti attivi nelle filiere. Capace di sensibilizzare tutti: dal produttore fino al consumatore. Che deve essere coinvolto in iniziative legate ai vari stili di vita sostenibili. Di conseguenza, è doveroso mettere a disposizione degli acquirenti, adeguate informazioni su standard ed etichette, e sull’approvvigionamento pubblico sostenibile.

Fatti e cifre

  • Se la popolazione mondiale raggiungesse i 9,6 miliardi entro il 2050, servirebbero quasi tre pianeti per soddisfare la domanda di risorse naturali necessarie a sostenere gli stili di vita attuali.
  • Il 93% delle 250 più grandi aziende del mondo svolgono rendicontazione di sostenibilità.
  • L’umanità sta inquinando l’acqua mondiale in maniera più rapida rispetto alla capacità naturale di rigenerazione e purificazione delle fonti in fiumi e laghi.
  • Se la popolazione mondiale utilizzasse lampadine a risparmio energetico, si risparmierebbero 120 miliardi di dollari ogni anno.
  • Ogni anno circa un terzo di tutto il cibo prodotto – equivalente a 1,3 miliardi di tonnellate, per un valore di mille miliardi di dollari – viene perso o sprecato lungo la filiera tra produzione, trasporto, distribuzione e consumo.
  • 2 miliardi di persone nel mondo sono sovrappeso o obese.
  • Il degrado del suolo, l’inaridimento dei terreni, l’utilizzo non sostenibile dell’acqua, l’eccessivo sfruttamento della pesca e il degrado dell’ambiente marino riducono la capacità delle risorse naturali di provvedere alla produzione alimentare.
  • A livello globale, il settore alimentare è responsabile del 30% del consumo totale di energia e del 22% delle emissioni di gas serra.

Target

L’Agenda 2030 dell’ONU ha suddiviso il Goal 12 in altri ulteriori target (ASViS). 

Entro il 2030 si spera pertanto di:

12.1 Dare attuazione al quadro decennale di programmi sul consumo e la produzione sostenibile, con la collaborazione di tutti i paesi e con l’iniziativa dei paesi sviluppati, tenendo conto del grado di sviluppo e delle capacità dei paesi in via di sviluppo

12.2 Entro il 2030, raggiungere la gestione sostenibile e l’uso efficiente delle risorse naturali

12.3 Entro il 2030, dimezzare lo spreco pro capite globale di rifiuti alimentari nella vendita al dettaglio e dei consumatori e ridurre le perdite di cibo lungo le filiere di produzione e fornitura, comprese le perdite post-raccolto

12.4 Entro il 2020, ottenere la gestione ecocompatibile di sostanze chimiche e di tutti i rifiuti in tutto il loro ciclo di vita, in accordo con i quadri internazionali concordati, e ridurre significativamente il loro rilascio in aria, acqua e suolo, al fine di minimizzare i loro effetti negativi sulla salute umana e l’ambiente

12.5 Entro il 2030, ridurre in modo sostanziale la produzione di rifiuti attraverso la prevenzione, la riduzione, il riciclaggio e il riutilizzo

12.6 Incoraggiare le imprese, soprattutto le aziende di grandi dimensioni e transnazionali, ad adottare pratiche sostenibili e integrare le informazioni sulla sostenibilità nelle loro relazioni periodiche

12.7 Promuovere pratiche in materia di appalti pubblici che siano sostenibili, in accordo con le politiche e le priorità nazionali

12.8 Entro il 2030, fare in modo che le persone abbiano in tutto il mondo le informazioni rilevanti e la consapevolezza in tema di sviluppo sostenibile e stili di vita in armonia con la natura

12.a Sostenere i paesi in via di sviluppo a rafforzare la loro capacità scientifica e tecnologica in modo da andare verso modelli più sostenibili di consumo e di produzione

12.b Sviluppare e applicare strumenti per monitorare gli impatti di sviluppo sostenibile per il turismo sostenibile, che crei posti di lavoro e promuova la cultura e i prodotti locali

12.c Razionalizzare i sussidi ai combustibili fossili inefficienti che incoraggiano lo spreco, eliminando le distorsioni del mercato, a seconda delle circostanze nazionali, anche attraverso la ristrutturazione fiscale e la graduale eliminazione di quelle sovvenzioni dannose, ove esistenti, in modo da riflettere il loro impatto ambientale, tenendo pienamente conto delle esigenze specifiche e delle condizioni dei paesi in via di sviluppo e riducendo al minimo i possibili effetti negativi sul loro sviluppo in un modo che protegga le comunità povere e quelle colpite.

Gli indicatori utilizzati

Per garantire gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, l’ASviS ha introdotto una serie di strumenti statistici, analitici originali e innovativi. 

Oltre ad un database – con le serie storiche di tutti gli indicatori selezionati dall’ONU e resi noti dall’Istat – sono stati presentati anche degli indicatori compositi relativi ai singoli SDG’s. 

Si tiene in considerazione una prospettiva temporale, al fine di fornire una misura sintetica e di facile lettura del percorso di avvicinamento – o di allontanamento – agli stessi. 

L’indicatore composito relativo al Goal 12 è stato costruito sulla base dei seguenti indicatori:

  • Consumo materiale interno pro-capite
  • Per unita di PIL
  • Consumo di materiale interno a livello nazionale
  • Rifiuti urbani oggetto di raccolta differenziata
  • Percentuale di riciclaggio
  • Numero di organizzazioni/imprese registrate EMAS

L’indice composito dell’Obiettivo 12 è passato dal 67,2 del 2004 al 124,6 del 2015. Questo grazie sia alla diminuzione del consumo materiale che all’aumento della quota di riciclo e di raccolta differenziata dei rifiuti.

L’impatto della crisi causata dal Covid- 19 sul Goal 12

Per portare il mondo sulla strada dello sviluppo sostenibile è indispensabile che i sistemi produttivi e i consumi si direzionino verso l’economia circolare.

Come ha affermato António Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite: 

“Il consumo e la produzione in tutto il mondo poggiano sullo sfruttamento ambientale e delle risorse naturali, in un modello che continua a provocare impatti distruttivi sul pianeta”. 

A partire dal 2019, 79 Stati e l’Unione Europea hanno dichiarato di aver adottato almeno uno strumento di politica nazionale necessario per incentivare la produzione sostenibile. 

Nell’attuazione del quadro decennale di programmi “Sustainable consumption and production” (SCP) il consumo di materiale domestico pro-capite in Europa e nel Nord America è superiore del 40% rispetto alla media globale. Da ciò si evince che è necessario ì migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse.

La situazione attuale nel mondo

Per raggiungere l’obiettivo di una crescita sostenibile, non si può più pensare che sia possibile un modello economico basato sulla sequenza produzione – consumo – rifiuto – smaltimento. In questo schema ogni prodotto è destinato a interrompere il suo ciclo vitale e a trasformarsi in rifiuto ingombrante e sempre più spesso anche pericoloso.

Per quanto riguarda il Goal 12, è giusto sottolineare che il quantitativo di materia prima per prodotto finito è aumentato. Passando da 1,2 chilogrammi a 1,3 tra il 2000 e il 2010. 

Anche i consumi domestici sono lievitati da 48.7 miliardi di tonnellate a 71. In buona parte a causa della tendenza mondiale che ha visto un generale aumento dei consumi delle risorse naturali, specie nell’Asia orientale.

La situazione attuale in Europa

A livello europeo, il valore dell’indice composito relativo al Goal 12 inerente al 2018 è stato superiore rispetto al livello del 2010 di tutti i paese europei.

La differenza in termini di punteggio tra l’Olanda – che si classifica al primo posto in Europa – e l’Estonia – ultimo paese in graduatoria – è pari a 40 punti.

I Paesi che mostrano notevoli miglioramenti sono Lituania e Lettonia, grazie all’incremento del tasso di riciclaggio dei rifiuti urbani. 

Risultano caratterizzate da economie a più elevata intensità materiale, Bulgaria ed Estonia, Romania, Finlandia e Polonia. I Paesi che, rispetto alla popolazione residente, mostrano maggiori livelli di consumo di materia sono Finlandia, Estonia, Svezia e Irlanda.

La situazione attuale in Italia

L’indicatore composito relativo al Goal 12 per l’Italia è aumentato in modo esponenziale tra il 2010 e il 2019.

In particolar modo, si osservano notevoli progressi sia per l’indice di circolarità della materia sia per la percentuale di riciclo dei rifiuti. Che con un valore di 49,8% si avvicina al target europeo per il 2020 (50%). 

Per quanto riguarda il Goal 12, l’Italia si è posizionata nel 2018 tra i primi Paesi dell’Ue in termini di capacità di generare valore economico. A partire da un minor utilizzo di materia per unità di Pil, pari al 62% della media europea. Un valore che colloca il nostro Paese al terzultimo posto nella graduatoria crescente.

Nel quadro della costante pressione a cui la produzione e i consumi sottopongono le risorse naturali a livello mondiale, è necessario impostare il ciclo economico secondo una logica diversa.

Per i tanti motivi concitati, gli obiettivi relativi al raggiungimento del Goal  12 dell’Agenda 2030 dell’ONU non sono stati completamente raggiunti. Di sicuro, quindi, potrebbe andare meglio.

Fonte: rapporto AsVis 2020

Margherita Parascandolo

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