mercoledì , 19 Maggio 2021
Goal 13
Foto di Darwin Laganzon da Pixabay

Goal 13: agire per il clima

Il tredicesimo obiettivo dell’ONU (Goal 13) è promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico.

Il cambiamento climatico interessa i paesi di tutti i continenti. Sta sconvolgendo le economie nazionali, con costi alti per persone, comunità e paesi oggi, e che saranno ancora più gravi un domani.
Le persone stanno sperimentando gli impatti significativi del cambiamento climatico
. Quali ad esempio il mutamento delle condizioni meteorologiche, l’innalzamento del livello del mare e altri fenomeni meteorologici ancora più estremi. Le emissioni di gas a effetto serra, derivanti dalle attività umane, sono la forza trainante del cambiamento climatico e continuano ad aumentare. Attualmente sono al loro livello più alto nella storia. Se non si prendono provvedimenti, si prevede che la temperatura media della superficie terrestre aumenterà nel corso del XXI secolo e probabilmente aumenterà di 3°C in questo secolo. Alcune aree del pianeta sono destinate a un riscaldamento climatico ancora maggiore. Le persone più povere e vulnerabili sono le più esposte.
Attualmente ci sono soluzioni accessibili e flessibili per permettere ai paesi di diventare economie più pulite e resistenti. Il ritmo del cambiamento sta accelerando dato che sempre più persone utilizzano energie rinnovabili e mettono in pratica tutta una serie di misure che riducono le emissioni e aumentano gli sforzi di adattamento.
Tuttavia il cambiamento climatico è una sfida globale che non rispetta i confini nazionali. Le emissioni sono ovunque e riguardano tutti. È una questione che richiede soluzioni coordinate a livello internazionale e cooperazione al fine di aiutare i Paesi in via di sviluppo a muoversi verso un’economia a bassa emissione di carbonio. Per far fronte ai cambiamenti climatici, i paesi hanno firmato nel mese di aprile un accordo mondiale sul cambiamento climatico (Accordo di Parigi sul Clima).

Target

13.1 Rafforzare in tutti i paesi la capacità di ripresa e di adattamento ai rischi legati al clima e ai disastri naturali

13.2 Integrare le misure di cambiamento climatico nelle politiche, strategie e pianificazione nazionali

13.3 Migliorare l’istruzione, la sensibilizzazione e la capacità umana e istituzionale per quanto riguarda la mitigazione del cambiamento climatico, l’adattamento, la riduzione dell’impatto e l’allerta tempestiva

13.a Rendere effettivo l’impegno assunto dai partiti dei paesi sviluppati verso la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, che prevede la mobilizzazione – entro il 2020 – di 100 miliardi di dollari all’anno, provenienti da tutti i paesi aderenti all’impegno preso, da indirizzare ai bisogni dei paesi in via di sviluppo, in un contesto di azioni di mitigazione significative e di trasparenza nell’implementazione, e rendere pienamente operativo il prima possibile il Fondo Verde per il Clima attraverso la sua capitalizzazione

13.b Promuovere meccanismi per aumentare la capacità effettiva di pianificazione e gestione di interventi inerenti al cambiamento climatico nei paesi meno sviluppati, nei piccoli stati insulari in via di sviluppo, con particolare attenzione a donne e giovani e alle comunità locali e marginali.

Indicatori utilizzati

Per monitorare la situazione del Paese rispetto agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, l’ASviS ha introdotto una serie di strumenti statistici e analitici originali e innovativi, un unicum nel panorama internazionale.

Oltre a un data base con le serie storiche di tutti gli indicatori selezionati dall’ONU e messi a disposizione dall’Istat, presenta indicatori compositi relativi ai singoli SDGs in una prospettiva temporale così da fornire una misura sintetica e di facile lettura del percorso di avvicinamento, o di allontanamento, agli stessi.

Dati la disponibilità di indicatori elementari e i criteri di selezione adottati è stato possibile costruire un indicatore composito per 14 Obiettivi su 17. Mentre per i goal 13, 15 e 17 si è deciso di utilizzare un singolo indicatore “headline”. Per il Goal 13 si tratta dell’indicatore Gas serra totali secondo i conti delle emissioni atmosferiche.

La situazione nel mondo

Grazie al Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change) sappiamo relativamente al Goal 13 che:

• Dal 1880 al 2012 la temperatura media globale è aumentata di circa 0,85°C. Per rendere l’idea, per ogni grado in aumento, il raccolto del grano cala del 5% circa. Tra il 1981 e il 200, a causa del clima più caldo, la produzione di mais, di grano e di altre coltivazioni principali è diminuita in maniera significativa a livello globale di 40 milioni di tonnellate all’anno.

• Gli oceani si sono riscaldati, la neve e il ghiaccio sono diminuiti e il livello del mare si è alzato. Dal 1901 al 2010, il livello globale medio dei mari si è alzato di 19 cm, dato che gli oceani si sono espansi a causa del riscaldamento globale e dello scioglimento dei ghiacci. L’estensione del ghiaccio dell’Artico si è ritirata in ogni decade a partire dal 1979, con una perdita di 1,07 milioni di chilometri quadrati di ghiaccio in ogni decade.

• Si presenta per tutti un unico scenario. Date le attuali concentrazioni e le continue emissioni di gas serra, è molto probabile che entro la fine di questo secolo, l’aumento della temperatura globale supererà 1,5°C rispetto al periodo dal 1850 al 1990. Gli oceani si riscalderanno e i ghiacci continueranno a sciogliersi. Si prevede che l’aumento medio del livello del mare raggiunga i 24-30 cm entro il 2065 e i 40-63 cm entro il 2100. Molti aspetti del cambiamento climatico persisteranno per molti secoli anche se non vi saranno emissioni di CO2.

• Dal 1990 le emissioni globali di diossido di carbonio (CO2) sono aumentate del 50% circa.

• Le emissioni sono aumentate più velocemente dal 2000 al 2010 rispetto alle tre decadi precedenti.

• È ancora possibile limitare l’aumento della temperatura media a 2°C rispetto ai livelli pre-industriali utilizzando una vasta gamma di misure tecnologiche e modificando il nostro comportamento.

• Un cambiamento istituzionale e tecnologico considerevole offrirà una possibilità migliore che mai che il riscaldamento globale non superi questa soglia.

Le emissioni nel mondo

A livello globale, le emissioni di anidride carbonica da combustione di carburante fossile sono aumentate di oltre il 41% rispetto ai valori del 2000 raggiungendo quasi 33 miliardi di tonnellate nel 2017.

Dal 2000 la quota di emissione dei paesi in via di sviluppo è cresciuta in modo significativo (+118%), allo stesso tempo i paesi sviluppati hanno ridotto le loro emissioni (-11%).

La riduzione del livello di emissioni nei paesi sviluppati è attribuibile da combustione di carburante da un lato al maggior ricorso alle importazioni per la soddisfazione della domanda di beni e alla delocalizzazione delle attività produttive, dall’altro alla riconversione degli approvvigionamenti di energia e all’efficientamento dei sistemi produttivi.

La situazione in Europa

L’indice sintetico relativo al Goal 13 ha mostrato una tendenza al miglioramento tra il 2010 e il 2014 dovuta alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.

Nel periodo successivo l’indice ha mostrato un andamento stabile dovuto al moderato aumento delle emissioni.

Tra il 2010 e il 2018 abbiamo assistito a un lieve miglioramento per molti Paesi europei del valore dell’indicatore prescelto per il Goal 13 (tonnellate di CO2 equivalente pro capite), dovuto sostanzialmente a una costante diminuzione delle emissioni in molti Paesi.

Tra questi, la Svezia e Malta risultano essere i più virtuosi. Mentre particolarmente negativa è la performance del Lussemburgo che, nonostante i miglioramenti tra il 2010 e il 2018, ha di gran lunga il valore peggiore dell’indicatore. Ha, infatti, un livello di emissioni quasi quadruplo rispetto alla Svezia e più che doppio rispetto alla media europea. L’Italia ha conseguito un risultato migliore di quello medio europeo, con valori del composito in lieve ma costante miglioramento tra il 2010 e il 2018.

Nell’ultimo anno disponibile, le emissioni sono diminuite nuovamente, attestandosi a 8,6 tonnellate di CO2 equivalente per abitante. Ma l’attuale tasso di riduzione non è adeguato per raggiungere nel 2030 l’obiettivo, adottato dal Green Deal europeo, di riduzione del 55% delle emissioni rispetto ai livelli del 1990.

Le emissioni in Europa

In particolare, nella Ue le emissioni complessive di gas serra, espresse in numero indice in base 1990 = 100, nel 2017 hanno assunto il valore di 78,3.

Il livello dell’indice è inferiore a 100 per un ampio numero di paesi europei, come in Germania (74,1), Italia (84,1) e Francia (86,6) che sono i maggiori contributori. Mentre assume valori significativamente superiori
in Portogallo (122,8), Spagna (121,8), in Irlanda (112,9).

In modo analogo, il valore pro capite delle emissioni di gas serra non conferma nel 2017 la seppur lieve diminuzione registrata tra il 2015 ed il 2016 in ambito Ue.

Nel 2017 le emissioni pro capite sono tornate infatti ad aumentare, sia nella media Ue (8,8 tonnellate di CO2 equivalente pro capite), sia in alcuni paesi come Grecia (da 8,8 a 9,2) e Spagna (da 7,4 a 7,7). In Germania e Francia si è manifestata una sostanziale stabilizzazione (rispettivamente 11,3 e 7,2).

In sostanza l’indicatore headline del Goal 13, relativo alle emissioni di gas serra, ha segnalato un lieve miglioramento del valore medio europeo tra il 2010 e il 2018. La maggior parte dei Paesi ha mostrato una diminuzione delle emissioni.

UE ed iniziative a favore del clima

Verso la fine del 2019 si è intensificata l’attenzione delle istituzioni europee e nazionali sul tema della crisi climatica. Il Parlamento europeo ha dichiarato l’emergenza climatica e ambientale e la Commissione ha indicato i problemi legati al clima come il compito che definisce la nostra generazione.

Quest’impegno è stato parzialmente rappresentato anche a livello nazionale, dal momento che, mentre la Commissione europea dichiarava il cambiamento climatico “problema della nostra generazione”, la Camera dei deputati italiana approvava una mozione per impegnare il Governo nazionale ad adottare normative per riconoscere lo stato di emergenza ambientale e climatica.

Ciononostante, la distanza tra le enunciazioni di principio e le azioni concrete resta ampia. Ad esempio, il Decreto clima del 14 ottobre 2019, poi convertito in legge, aveva previsto l’adozione, entro 90 giorni, di un programma strategico nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell’aria. Invece a oggi il programma non è stato ancora definito, anche se è stato riconosciuto lo stato di emergenza e istituito un tavolo permanente interministeriale presso il ministero dell’Ambiente.

A livello europeo, invece, le iniziative si sono susseguite con un’intensità senza precedenti. La Commissione ha presentato il piano per finanziare il Green deal e per la giusta transizione, assunti nelle nuove politiche europee come fattori chiave per conciliare la decarbonizzazione dell’economia con la necessità di costruire un processo di transizione equo e inclusivo. Inoltre, è stata presentata la proposta di Legge europea per il clima, nella forma di regolamento, che sarà vincolante per gli Stati membri nel perseguire l’obiettivo della neutralità climatica al 2050.

Recentemente è stata avviata la consultazione sull’iniziativa denominata “Patto europeo per il clima” per la partecipazione dei cittadini alla revisione della Direttiva per la tassazione dell’energia, che include l’ipotesi di una carbon tax interna all’Ue e di una carbon tax alle frontiere.

Nei “Piani di ripresa e resilienza” – finanziati nell’ambito del Next Generation Eu – è stata inoltre richiesta la modifica dei singoli Piani nazionali integrati clima ed energia (Pniec), rispetto a nuovi e più ambiziosi target europei, con un taglio delle emissioni di gas serra al 2030 che verrà definito almeno al 50%. Il Consiglio europeo ha inoltre richiesto che gli investimenti finanziati abbiano un impatto duraturo sullo Stato membro interessato, indicando come obbligatoria la destinazione alle azioni per il clima di almeno il 30% dei fondi Next Generation Eu e del Quadro finanziario pluriennale.

La situazione in Italia

L’indicatore prescelto relativo al Goal 13 (tonnellate di CO2 equivalenti pro capite) ha mostrato per l’Italia segni di miglioramento fino al 2014 per poi, in presenza della lieve ripresa economica, mantenere un andamento stabile nei successivi cinque anni. Tale tendenza mostra l’accumulo di un importante ritardo del nostro Paese nella lotta alla crisi climatica.

Se, da un lato, l’Italia dovrebbe raggiungere l’obiettivo di una riduzione del 20% delle emissioni (rispetto ai livelli del 1990) posto dalla Strategia Europa 2020, dall’altro l’attuale tasso di riduzione non è in linea con l’obiettivo di decarbonizzazione al 2050. Infatti, al fine di raggiungere tale risultato, l’attuale tasso di diminuzione delle emissioni di CO2 dovrebbe essere più che triplicato.

Nel 2020, a causa dell’interruzione di parte delle attività produttive durante il lockdown e della recessione economica, si sta assistendo a una forte riduzione delle emissioni di CO2 (-7,5% secondo le stime dell’Ispra), che dovrebbe portare a un temporaneo miglioramento dell’indicatore.

Le emissioni in Italia

In Italia si assisteva, nel 2018, a una riduzione di gas serra pro capite: da 7,4 del 2017 a 7,3.

Le emissioni di gas serra – calcolate secondo l’inventario nazionale delle emissioni atmosferiche – sono in diminuzione a partire dal 2005, anno in cui ammontavano a 580.599 migliaia di tonnellate di CO2
equivalente.

Nel 2018 sono state pari a 423.478 migliaia di tonnellate
CO2 equivalente, con una ulteriore diminuzione dell’1% circa rispetto all’anno precedente, valori al di sotto anche di quelli registrati nel 1990 (517.746 migliaia di tonnellate di CO2 equivalente).

Insomma, di passi in avanti ne sono stati fatti. Ma la meta è ancora lontana.

Anna Gaia Cavallo

Controlla anche

Goal 16

Goal 16: pace, giustizia e istituzioni solide 

Il sedicesimo obiettivo (Goal 16) dell’Agenda 2030 dell’ONU mira a promuovere società pacifiche ed inclusive …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

uno × uno =