domenica , 28 Febbraio 2021
Goal 14
Foto di David Mark da Pixabay

Goal 14: la vita sott’acqua

Il Goal 14 dell’Agenda 2030 mira a proteggere e utilizzare in modo sostenibile le risorse di oceani e mari.

Gli oceani costituiscono l’ecosistema più grande del nostro pianeta e contribuiscono a regolare il clima, forniscono circa la metà dell’ossigeno necessario alla vita e assorbe più di un quarto del biossido di carbonio. L’aumento delle emissioni di gas serra ha comportato cambiamenti nella loro composizione chimica, causato dall’accumulo di calore. Ad aggravare la situazione, inoltre, c’è la pesca eccessiva e l’inquinamento dell’habitat marino.

I target

14.1 Entro il 2025, prevenire e ridurre in modo significativo l’inquinamento marino di tutti i tipi, in particolare quello proveniente dalle attività terrestri, compresi i rifiuti marini e l’inquinamento delle acque da parte dei nutrienti.

14.2 Entro il 2020 gestire e proteggere in modo sostenibile gli ecosistemi marini e costieri per evitare impatti negativi significativi, anche rafforzando la loro capacità di recupero e agendo per il loro ripristino, al fine di ottenere oceani sani e produttivi.

14.3 Ridurre al minimo e affrontare gli effetti dell’acidificazione degli oceani anche attraverso una maggiore cooperazione scientifica a tutti i livelli.

14.4 Entro il 2020, regolare efficacemente la raccolta e porre fine alla pesca eccessiva, la pesca illegale, quella non dichiarata e non regolamentata e alle pratiche di pesca distruttive, e mettere in atto i piani di gestione su base scientifica, al fine di ricostituire gli stock ittici nel più breve tempo possibile, almeno a livelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile come determinato dalle loro caratteristiche biologiche.

14.5 Entro il 2020, proteggere almeno il 10 per cento delle zone costiere e marine, coerenti con il diritto nazionale e internazionale e sulla base delle migliori informazioni scientifiche disponibili.

14.6 Entro il 2020, vietare quelle forme di sovvenzioni alla pesca che contribuiscono all’eccesso di pesca, eliminare i sussidi che contribuiscono alla pesca illegale, riconoscendo la necessità di un trattamento speciale e differenziato adeguato ed efficace per i paesi in via di sviluppo.


14.7 Entro il 2030, aumentare i benefici economici derivanti dall’uso sostenibile delle risorse marine per i piccoli Stati insulari e i paesi meno sviluppati, anche mediante la gestione sostenibile della pesca, dell’acquacoltura e del turismo.

14.a Aumentare le conoscenze scientifiche, sviluppare la capacità di ricerca e di trasferimento di tecnologia marina al fine di migliorare la salute degli oceani e la biodiversità marina per lo sviluppo dei Paesi in via di sviluppo.

14.b Assicurare ai piccoli pescatori artigianali l’accesso alle risorse e ai mercati marini.

14.c Migliorare la conservazione e l’uso sostenibile degli oceani e delle loro risorse tramite l’applicazione del diritto internazionale, che si riflette nell’UNCLOS, che fornisce il quadro giuridico per l’utilizzo e la conservazione sostenibile degli oceani e delle loro risorse.

Gli indicatori

L’indicatore composito relativo al Goal 14 dell’Agenda 2030 dell’ONU è stato costruito sulla base dei seguenti indicatori:

  • Stock ittici in sovrasfruttamento
  • Consistenza dell’attività di pesca
  • Aree marine protette

L’importanza dei mari

L’ Onu Italia ha stilato una lista con le principali motivazioni per cui mari e oceano sono essenziali per il bene economico nazionale e globale:

  • Il 90% del commercio globale utilizza il trasporto marino;
  • I cavi sottomarini trasmettono il 95% di tutte le telecomunicazioni globali;
  • La pesca e l’acquacoltura forniscono a 4,3 miliardi di persone più del 15% del consumo annuale di proteine animali;
  • Più del 30% dell’olio e gas globale prodotto è estratto in mare aperto;
  • Il turismo costiero è il settore di mercato maggiore nell’economia mondiale, includendo il 5% del prodotto interno lordo globale e dal 6 al 7% dell’occupazione globale;
  • Ampliare le conoscenze sulla biodiversità marina ha portato a progressi rivoluzionari in settori quali la galenica, la produzione del cibo e l’acquacoltura;
  • Delle 20 megalopoli del mondo, ben 13 sorgono in zone costiere;
  • Maree, onde, correnti ed energia eolica in mare aperto costituiscono risorse energetiche emergenti che hanno un alto potenziale nel diffondere energia a basse emissioni di carbonio in molti paesi costieri.

La situazione nel mondo

Rispetto al periodo preindustriale l’acidità degli oceani è aumentata del 26% e, stando alle previsioni, entro il 2100 si assisterà a un incremento del 100 – 150%.

L’aumento dell’acidità degli oceani è provocato dall’incremento della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera e ciò riduce la capacità dell’oceano di assorbire CO2, oltre a mettere in pericolo la vita marina.

Inoltre, l’acidificazione degli oceani incide anche nella sicurezza alimentare, poiché danneggia la pesca e l’acquacoltura e danneggia i coralli delle scogliere.

Le aree marine protette nel 2019 sono raddoppiate rispetto al 2010. Parallelamente, però, si segnala un aumento dell’acidità degli oceani del 10 – 30% rispetto al periodo 2015 – 2019. Nel 2018 i dati hanno riportato una situazione molto preoccupante soprattutto nelle zone polari e temperate.

Come accennato all’inizio, ad aggravare la situazione c’è la pesca eccessiva o fatta con tecniche distruttive, che causa la riduzione della fauna ittica e impedisce il rinnovamento delle popolazioni marine.

Ad oggi la pesca industriale occupa oltre la metà della superficie oceanica mondiale. Nonostante i prodotti della pesca siano sempre più richiesti, il pesce diminuisce ed è sempre meno sano.

La situazione in Italia

Per quanto riguarda il Goal 14 dell’Agenda 2030 in Italia in Italia, nel corso dell’ultimo decennio è stato registrato un andamento altalenante. Dal 2010 al 2015 la situazione sembrava migliorare, grazie alla crescita delle aree marine protette. Dal 2016 al 218 la situazione è peggiorata drasticamente, a causa dell’aumento dell’attività di pesca e del sovrasfruttamento degli stock ittici (90,7% in Italia, contro una media europea di 38,2%).

L’Italia dovrà recepire entro il 28 giugno 2021 la Direttiva UE 2019/883 del Parlamento e del Consiglio del 17 aprile 2019, relativa agli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi. Lo scopo della Direttiva è duplice. Da un lato ha l’obiettivo di proteggere l’ambiente marino dagli effetti negativi degli scarichi dei rifiuti delle navi. Dall’altro, vuole garantire il buon funzionamento del traffico marittimo, migliorando la disponibilità e l’uso di adeguati impianti portuali di raccolta dei rifiuti e il conferimento degli stessi presso tali impianti. 

Sarà questo un aiuto concreto (relativamente al Goal 14)? Staremo a vedere.

Il problema della plastica 

Nel parlare di mari e oceani e del Goal 14 dell’Agenda 2030 è inevitabile nominare la plastica, responsabile di grossi danni all’ambiente marino. Secondo le stime, oltre 9 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica finiscono nei mari.

Entro il 2025 si potrebbero raggiungere i 17 milioni di tonnellate se non si prendono provvedimenti importanti. 

Per sensibilizzare le persone su questo problema, l’Onu ha istituito la Giornata Mondiale degli Oceani, che si celebra l’8 giugno. Come ha affermato il Segretario Generale António Guterres:



“Nella Giornata Mondiale degli Oceani, ci concentriamo sull’Innovazione per un Oceano Sostenibile”.

L’innovazione è la strada da seguire per cercare di risolvere il problema dell’inquinamento dovuto alla plastica. Le alternative alla plastica usa e getta, ormai, sono sempre di più ma è indispensabile un’educazione nei confronti dell’ambiente fin dai primi anni di scuola. 

Fonte: Rapporto AsviS 2020

Marianna Fierro 

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