sabato , 19 Giugno 2021
posidonia
Foto di maja7777 da Pixabay

La pianta posidonia: una “spazzina” che cattura milioni di particelle di plastica dal mare

La posidonia – pianta endemica del Mediterraneo – è in grado di catturare e rimuovere milioni di particelle di plastica dal mare. Laddove non riesce l’uomo a porre rimedio ai danni che lui stesso causa, interviene in maniera tempestiva la natura. È il caso dei cosiddetti egagropili; agglomerati sferici o ovali tendenzialmente marroni, la cui consistenza feltrosa – tipica delle piante Posidonia e Zostera – funge da “spazzina”. 

Scopriamo insieme e nel dettaglio che cos’è la pianta posidonia, come si formano quelle che vengono chiamate anche “Palle dii Nettuno”. E soprattutto cerchiamo di capire che cosa ha scoperto un team di studiosi spagnoli sul fenomeno naturale.

Che cosa è la posidonia e come si forma l’egagropilo

La Posidonia oceanica Delile è una pianta acquatica, endemica del Mar Mediterraneo, che appartiene alla famiglia delle Posidoniacee. Somigliante alle piante terrestri, ha radici, un fusto rizomatoso e foglie nastriformi lunghe fino ad un metro. 

Chiamate anche “Palle di Nettuno” ricordano visivamente delle noci di cocco. In che modo si formano e perché sono così importanti per il nostro Pianeta?

Le palle di posidonia nascono dalla base delle foglie sminuzzate della pianta in questione, ma rimangono attaccate agli steli, chiamati specificamente rizomi. Pian piano che vengono sepolte dalla sedimentazione, le guaine fogliari danneggiate formano fibre rigide, che a loro volta si intrecciano formando una palla. Chiamata appunto di posidonia. È proprio durante questo processo di trasformazione che l’egagropilo raccoglie i nostri rifiuti e milioni di particelle di plastica. 

Detto ciò, sorge una domanda spontanea: quanta plastica riescono a intrappolare le palle di posidonia?

Lo studio di ricerca spagnolo sulle palle di posidonia

Secondo un gruppo di ricerca sulle geoscienze marine della Facoltà di Scienze della Terra dell’Università di Barcellona, le palle di posidonia hanno raccolto quasi 900 milioni di oggetti di plastica solo nel Mediterraneo.

 Nello specifico, gli scienziati – il cui studio è stato pubblicato sulla rivista “Scientific Reports” – hanno analizzato attentamente (sulle coste di Maiorca) come avviene l’intrappolamento e l’estrazione di plastica nelle grandi fanerogame (piante) marine della Posidonia. Queste oltre a “raccogliere” plastica, migliorano anche la qualità dell’acqua, assorbono CO2 ed emettono ossigeno.

Infine, sono un vero e proprio rifugio per centinaia di pesci appartenenti a specie diverse.

Egagropili: una risorsa per l’ambiente

Oltre agli studi condotti da numerosi professionisti, nel tempo si è cercato di sfruttare al meglio gli egagropili anche per fini sostenibili. Ad esempio, “Edilana“ – azienda sarda che ricicla gli scarti – ha usato la posidonia per la realizzazione di “Edimare”, un pannello isolante ad altissima efficienza termica molto apprezzato nel mondo dell’edilizia.

Ancora: la Favini – leader mondiale di supporti release – ha creato la  “Shiro Carta Alga”, una carta ecologica – nata negli anni Novanta – dalle alghe infestanti della Laguna di Venezia. 

Pur essendo la natura così perfetta, sarebbe il caso che noi tutti fossimo capaci di “non metterla sempre in ginocchio”, imparando davvero a rispettarla. 

Margherita Parascandolo

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