mercoledì , 24 Febbraio 2021
economia circolare
Foto di OpenClipart-Vectors da Pixabay

Il Parlamento Europeo ha approvato il piano sull’economia circolare

Il Parlamento Europeo ha approvato una serie di raccomandazioni per raggiungere un’economia a zero emissioni, sostenibile, priva di sostanze tossiche e completamente circolare entro il 2050. Secondo gli esperti, infatti, entro quella data, senza prendere provvedimenti, vedremmo un aumento del 70% della quantità di rifiuti generati ogni anno nell’Unione europea. La risoluzione è una risposta al piano della Commissione sull’economia circolare. Secondo i deputati sono necessari obiettivi vincolanti per il 2030 sull’impronta ecologica dei materiali e dei consumi per l’intero ciclo di vita dei prodotti per ogni categoria di prodotto immessa sul mercato dell’UE.

Il Parlamento ha quindi richiesto delle norme specifiche affinché i prodotti immessi sul mercato europeo raggiungano determinati obiettivi.

Ecco tutte le novità.

Produrre oggetti, non rifiuti

Per poterlo fare, è necessario partire a monte, cioè dalla fase di progettazione dei prodotti. Sappiamo che ad oggi l’80% del loro impatto ambientale parte da lì.

Ecco perchè il Parlamento ha richiesto delle norme specifiche affinché i prodotti immessi sul mercato europeo raggiungano gli obiettivi di durabilità, riutilizzabilità, riparabilità, non tossicità, possibilità di miglioramento, riciclabilità, contenuto riciclato ed efficienza dal punto di vista energetico.

Prevenire scarti e ridurre l’utilizzo di risorse e energia sono due degli obiettivi principali.

“Right to repair”

Con questo termine si intende il diritto alla riparazione degli oggetti venduti sul mercato. Che servirebbe per arginare il problema dell’obsolescenza programmata.

Di cosa si tratta? Del processo per cui un dispositivo elettronico – smartphone, computer, tablet, elettrodomestico – dopo un paio di anni dall’acquisto o dal lancio sul mercato diventa inutilizzabile o si rompe. Cosa del tutto “innaturale”, se si pensa che altro non è che una strategia industriale creata perchè la domanda di dispositivi elettronici non venga mai meno.

Ovviamente il fenomeno non riguarda solo il mondo della tecnologia, ma molti altri settori (come la moda).

E la cosa più grave è che ne sentiamo parlare negli ultimi anni, ma in realtà il fenomeno affonda le sue radici addirittura nel lontano 1924. Quando i produttori di lampadine crearono il cartello Phoebus, che imponeva uno standard tecnico per omologare la produzione e i mercati europei e statunitensi. Decisero così che le lampadine a incandescenza non durassero più di 1.000 ore.

Quindi pensiamo in tutti questi anni quanti rifiuti possano essere stati prodotti a causa di questo fenomeno.

Economia circolare

L’economia lineare che ad oggi regna sovrana – basata sull’approccio “cradle to the grave”, secondo cui ogni prodotto ha un inizio ed una fine – deve essere sostituita dall’economia circolare. Secondo cui ogni prodotto, al posto di diventare scarto, viene reinserito nel ciclo produttivo ed inizia così ad avere nuova vita.

Secondo i deputati i prodotti dovrebbero essere progettati in modo da ridurre i rifiuti, le sostanze nocive e l’inquinamento e proteggere la salute umana. E dei vantaggi dell’economia circolare si dovrebbe parlare in modo più chiaro.

Ad esempio, si parla ancora troppo poco del suo impatto sull’economia. Si stima che, adottando questo modello, vedremmo crescere il PIL e nell’UE potrebbero esserci 700.000 nuovi posti di lavoro entro il 2030.

La direttiva sulla progettazione ecocompatibile

Sempre secondo i deputati, questa dovrebbe essere ampliata. Il suo raggio di azione dovrebbe riguardare non solo i prodotti legati all’energia.

Cosa prevede la direttiva? Che alcuni prodotti soddisfino requisiti minimi in materia di efficienza energetica, le cosiddette specifiche di progettazione ecocompatibile. L’obiettivo è ridurre l’impatto negativo sull’ambiente durante tutto il ciclo di vita del prodotto.

I deputati, quindi, vogliono che questa venga estesa anche ad altri prodotti ed insistono sul fatto che la nuova legislazione sia presentata nel 2021.

Altre proposte

Il greenwashing – cioè la strategia di comunicazione volta a valorizzare la reputazione ambientale dell’impresa mediante un uso disinvolto di richiami all’ambiente nella comunicazione istituzionale e di prodotto, non supportato da risultati reali – rappresenta un fenomeno molto diffuso. I deputati vogliono che siano introdotte misure per contrastare questo fenomeno.

E non solo. Chiedono di sostenere l’Ecolabel Ue – il marchio di qualità ecologica dell’Unione Europea – come punto di riferimento per la sostenibilità ambientale. Di rafforzare il ruolo degli appalti pubblici verdi stabilendo criteri e obiettivi minimi obbligatori. E di integrare i principi dell’economia circolare nei Recovery plan degli Stati membri.

Senza dubbio tutti questi sarebbero degli enormi passi verso la sostenibilità. E aiuterebbero a risolvere la maggior parte dei problemi attuali (legati all’ambiente).

 

 

Anna Gaia Cavallo

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