giovedì , 22 Aprile 2021
natura riesce a sanificare
Foto di vkingxl da Pixabay

La natura riesce a sanificare quasi un quinto dell’inquinamento?

E se vi dicessimo che la natura da sola riesce a sanificare quasi un quinto dell’inquinamento? Sembrerebbe impossibile. Ma non lo è. Non secondo uno studio pubblicato sulla rivista One Earth.

Ad oggi, il ruolo che gli ecosistemi stessi svolgono nel trattamento dei rifiuti umani è decisamente trascurato. Ma è fondamentale: la natura agisce come impianto di trattamento. Gli studiosi stimano che stia trattando 41,7 milioni di tonnellate di rifiuti umani all’anno in tutto il mondo (un servizio dal valore di circa 4 miliardi e mezzo di dollari all’anno).

Gli esperti ci tengono a specificare una cosa. Questo studio non vuole rendere marginale il ruolo delle infrastrutture igieniche artificiali, ad oggi ritenuto di vitale importanza. Il fine è che venga compreso come queste interagiscono con la natura all’interno di un’economia circolare. Questo è un percorso promettente per ulteriori ricerche. Può consentire una progettazione e una gestione adattive, ridurre i costi, migliorare l’efficacia e raggiungere la sostenibilità.

Premessa

Come sottolineano gli studiosi, il concetto di ecosistema “formale” si è evoluto tra gli anni ’70 e ’90. Prima molte decisioni paesaggistiche e di sviluppo erano guidate da bisogni umani e / o dall’economia. Con il risultato che la maggior parte degli ecosistemi veniva degradata a causa di un uso non sostenibile.

L’obiettivo 6 dell’Agenda 2030 dell’ONU riconosce l’importanza di garantire la disponibilità e la gestione sostenibile dei servizi igienici.

Tradizionalmente, i sistemi ingegneristici – cioè quelli che utilizzano processi fisici, chimici e biologici per trattare e trasformare in prodotti “innocui” i rifiuti umani – erano ritenuti il modo migliore per gestirli.

Di recente, però, abbiamo compreso che le soluzioni basate sulla natura sono essenziali se si vuole raggiungere l’obiettivo di uno sviluppo sostenibile. Tali “ecosistemi igienico – sanitari” sono stati identificati nel Millennium Ecosystem Assessment (come “trattamento dei rifiuti”), ma da allora hanno ricevuto poca attenzione.

Lo studio

Ecco perchè questo studio è così importante. Aiuta a colmare una lacuna importante.

L’équipe di scienziati ha quantificato i servizi di sanificazione espletati dagli ecosistemi in 48 città del mondo, per un totale di circa 82 milioni di abitanti. Come? Servendosi degli Excreta Flow Diagrams, uno strumento di misura che combina sondaggi, questionari, osservazioni formali e informali e misurazioni dirette sul campo per valutare il “percorso” seguito dai rifiuti umani (sostanzialmente le feci) nel sottosuolo delle città.

Analizzando tutti i diagrammi, i ricercatori hanno stimato che la natura processa circa 2,2 milioni di metri cubi di rifiuti umani ogni anno (nelle città analizzate). Ed hanno scoperto che circa 41,7 milioni tonnellate di rifiuti umani sono disinfettate dalla natura ogni anno prima che questi entrino in contatto con le acque sotterranee.

La natura riesce a sanificare almeno il 18% dei rifiuti umani (nelle 48 città analizzate).

Il suolo è in grado di filtrare più di due milioni di metri cubi di escrezioni umane, soprattutto grazie alla filtrazione dei rifiuti che dai pozzi delle latrine scendono nel terreno. In virtù di questo processo si riesce a evitare che tali rifiuti raggiungano le falde acquifere.

Il ruolo della natura: la natura come gasdotto

La natura può svolgere una duplice “funzione”. Può fare da gasdotto oppure da impianto da trattamento.

Nel primo caso, consideriamo che a livello globale circa 711 milioni di persone (il 9% della popolazione mondiale) hanno connessioni fognarie che non si collegano agli impianti di trattamento delle acque reflue. La stragrande maggioranza di queste persone (il 90%, cioè circa 640 milioni di persone) vive in aree urbane.

Molti altri sono collegati a impianti di trattamento delle acque reflue che non forniscono un trattamento efficace nè soddisfano i requisiti degli effluenti, quindi almeno alcune acque reflue finiscono nei corsi d’acqua.

In questi casi, la natura può colmare una lacuna trasportando le acque reflue ad alto rischio lontano dalle popolazioni umane. Come? Agendo come condotto per le acque reflue non trattate nelle zone umide o nel mare, che poi diluisce ulteriormente e tratta i rifiuti.

La natura come impianto di trattamento delle acque reflue

Più di 892 milioni di persone (circa il 12% della popolazione mondiale) utilizzano strutture in cui i rifiuti umani sono smaltiti in loco.

Stimiamo che la natura stia trattando in modo sicuro circa 41,7 milioni di tonnellate di rifiuti umani all’anno in situ.

Di conseguenza il suolo può agire come un filtro, con il microbiota che pulisce i rifiuti umani prima che possano entrare nelle acque sotterranee. E questo servizio di ecosistema igienico – sanitario è di importanza globale.

Il problema delle infrastrutture

Come abbiamo già specificato, le infrastrutture di trattamento delle acque reflue sono uno strumento fondamentale per la salvaguardia della salute umana a livello globale.

Eppure ad oggi sappiamo che più del 25% della popolazione mondiale non ha accesso a strutture di sanificazione.

Come afferma Simon Wilcock – tra gli autori dello studio – docente di geografia ambientale alla Bangor University nel Regno Unito:

“Ci siamo resi conto che dev’essere per forza la natura a svolgere il ruolo di sanificatore dal momento che così tante persone nel mondo non hanno accesso a strutture ingegnerizzate come le fognature.”

Insomma, la natura – così poco rispettata – riesce anche a sanificare alcuni dei rifiuti che l’uomo produce. Dimostrando di essere in grado di offrire la soluzione ai problemi che noi creiamo.

Anna Gaia Cavallo

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