giovedì , 22 Aprile 2021
inquinamento acustico animali
Foto di congerdesign da Pixabay

L’inquinamento acustico è nocivo per molte specie animali

L’inquinamento acustico sta compromettendo diverse specie animali. Due studi hanno rilevato rispettivamente che il traffico ed i rumori dell’uomo provocano un vero e proprio shock cognitivo agli uccelli e stanno alterando gli equilibri degli ecosistemi marini.

Inquinamento e specie marine

Uno studio condotto da un team che comprende 25 scienziati internazionali, esperti di biologia e acustica marina, tra cui Carlos Duarte, ecologo marino della King Abdullah University of Science and Technology in Arabia – pubblicato su Science – ha reso noti i possibili effetti dell’inquinamento acustico oceanico sulle specie marine.

Un esempio? I pesci pagliaccio. Che, a causa dei rumori dell’uomo, rischiano di perdere per sempre la strada maestra. Dopo lo stato larvale e le prime fasi di crescita, questo animale si orienta infatti grazie ai rumori della barriera corallina, che gli permettono di ritrovare sempre la via del ritorno all’interno della foresta di coralli. Oggi però, l’inquinamento acustico sta modificando le dinamiche sonore degli oceani. Questo significa che sono costretti a vagare senza direzione nel disperato tentativo di trovare la via di casa.

I risultati dello studio

Per comprendere come il rumore generato dall’uomo possa influenzare la vita marina, Duarte e decine di altri scienziati hanno analizzato circa diecimila articoli scientifici. Tutte ricerche condotte su varie specie e in diverse zone del mondo. Tutte con lo stesso risultato: l’inquinamento acustico è è un problema sempre più grande per gli organismi marini. Dalle balene che deviano i loro percorsi per esempio intorno alle piattaforme petrolifere, ai capodogli influenzati dai sonar delle navi militari sino alla modifica dei suoni nelle barriere coralline.

L’analisi sottolinea perfino come il rumore sottomarino possa influenzare lo zooplancton, alla base della dieta di molti animali, oppure le meduse.

La rottura degli equilibri

Lo stress creato dai rumori dell’uomo negli oceani insomma sta modificando diversi equilibri. Da quelli all’interno delle foreste di alghe fino alle barriere coralline o alle rotte delle balene, tutti vengono scossi dalle mani dell’uomo.

Del resto, a differenza di segnali chimici e visivi che all’interno degli oceani si dissolvono dopo brevi distanze, il suono può viaggiare per diverse miglia e aiutare gli animali a muoversi nelle differenti condizioni e profondità dell’oceano.

Le stesse specie marine si sono adattate a rilevare le onde sonore e muoversi attraverso i suoni. È il caso di delfini, balene e altri grandi cetacei comunicano grazie a canti e “nomi”.

L’inquinamento sul lungo periodo

Come sottolineano gli esperti, ci sono specie che si sono nel tempo adeguate all’inquinamento acustico.

Ma altre che potrebbero risentirne sul lungo termine. Un esempio è quello delle orche, che venivano disturbate dai dispositivi scientifici usati per dissuadere le foche dal predare salmoni e si sono spostate. E questo può costituire un grave problema per loro e per altre specie.

Il motivo? Spostandosi gli animali finiranno in zone dove competeranno con altri per le stesse risorse, creando così disequilibri negli ecosistemi.

Possibili soluzioni

C’è una nota positiva. Sull’inquinamento acustico si può intervenire in maniera più o meno rapida.

Le soluzioni potrebbero essere diverse. Si potrebbe vietare il transito in aree sensibili e riserve, modificare le eliche di molte imbarcazioni con nuovi sistemi più silenziosi. E ancora. Sarebbe possibile ridurre l’inquinamento acustico causato dalle piattaforme, limitando i sonar. Oppure si potrebbero cambiare le corsie di navigazione.

Inquinamento acustico e volatili

Un altro recente studio scientifico – condotto da un team di scienziati statunitensi e pubblicato su The Royal Society – ha evidenziato come l’inquinamento acustico possa addirittura compromettere le capacità di apprendimento degli uccelli canori.

Al centro della ricerca c’è stato un campione di diamanti mandarini – taeniopygia guttata – che è stato osservato in una serie di attività di foraggiamento in presenza o in assenza del rumore del traffico. Uno dei test riguardava il recupero del cibo da sotto “coperchi” simili a foglie che gli uccelli dovevano capovolgere per rivelare la ricompensa. In un altro gli uccelli dovevano trovare un cilindro che conteneva un pezzo di cibo.

Ciò che lo studio ha evidenziato, ha sorpreso gli stessi scienziati. In alcuni casi, hanno osservato che gli animali impiegavano più del doppio del tempo per apprendere nuove abilità quando sentivano il traffico stradale. Ad esempio, per imparare a ricordare la posizione di una ricompensa in cibo gli uccelli hanno bisogno di circa nove tentativi prima di riuscirci. Quelli esposti al rumore del traffico hanno effettuato in media 18 prove per imparare lo stesso compito.

Questa analisi dimostra un nuovo meccanismo attraverso il quale il rumore antropogenico può avere un impatto sugli animali, in particolare attraverso l’interferenza cognitiva, modificandone l’apprendimento motorio e quello sociale.

Possibili soluzioni

Christopher Templeton – professore associato della Pacific University – ha indicato alcune soluzioni. Tra cui cambiare le superfici stradali, pensare a ridisegnare gli pneumatici di un veicolo.

Tutte soluzioni tecnologiche che potrebbero avere effetti positivi non solo sulla vita degli animali, ma anche sull’uomo.

Non solo pesci e volatili

L’inquinamento acustico non ha ripercussioni solo sulle specie marine e sui volatili, ma su tutte le specie animali.

Un altro recente studio ha dimostrato che impatto ha il rumore del traffico sui grilli. Il suono dei veicoli stradali altera la capacità degli insetti nel distinguere tra potenziali compagni sulla base delle loro canzoni di corteggiamento.

Insomma, l’inquinamento acustico ha ripercussioni su tutte le specie animali. Ancora una volta, però, l’uomo – unico colpevole – è anche l’unico che può trovare un rimedio. Quando lo farà?

Anna Gaia Cavallo

Controlla anche

Marche più grande distretto biologico d'Europa

Sarà nelle Marche il più grande distretto biologico d’Europa?

Sarà nelle Marche il più grande distretto biologico d’Europa? Molto probabilmente sì. L’idea – fortemente …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

sedici − 13 =