venerdì , 30 Luglio 2021
ICEA

ICEA “oltre il biologico”: intervista al presidente Pietro Campus

L’impegno di ICEA affonda le radici nel biologico, ma si proietta verso un’idea più profonda: quella di un modello di economia sostenibile e solidale, con stili di vita che richiedono una conversione responsabile di metodi, sistemi e pratiche.

Per ICEA la certificazione costituisce fattore indissolubile di rispetto dell’ambiente, inteso come bene comune ed indivisibile da condividere con le future generazioni. Con questo obiettivo ICEA si afferma come “Istituto”: un luogo di incontro di soggetti diversi, pensato e strutturato per offrire servizi di controllo e certificazione qualificati, nel campo degli standard etici ed ambientali regolamentati e volontari, in linea con i principi di imparzialità, indipendenza e terzietà.

Le finalità istituzionali di ICEA sono rappresentate, in primo luogo, dalla creazione di valore per i clienti e per gli altri soggetti del sistema di certificazione, da perseguire nel rispetto dei principi di responsabilità sociale ed ambientale, in una continua ricerca del miglioramento dei comportamenti.

Abbiamo parlato con il presidente di ICEA, Pietro Campus, che ci ha parlato della mission di ICEA, di com’è cambiato il biologico negli ultimi anni, di quali sono i vantaggi di consumare bio.

 

L’impegno di ICEA parte dal biologico e va oltre il biologico. Cioè?

ICEA è innanzitutto un consorzio senza fini di lucro al quale partecipano sia imprese che associazioni, nato oltre venti anni fa dall’esperienza di AIAB, l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica. Riunisce molti di quei soggetti che hanno contribuito allo sviluppo dell’agricoltura biologica ancor prima che questa venisse normata, partendo dal biologico e dall’idea di un modello di economia sostenibile e proseguendo oltre, verso un’economia e stili di vita che richiedono una conversione responsabile di metodi, sistemi e pratiche. ICEA persegue un’attività nel rispetto dell’uomo, a tutela della dignità di chi lavora e produce così come dei diritti dei consumatori, e nel rispetto dell’ambiente, la nostra “casa comune”, bene indivisibile da condividere con le future generazioni.

 

L’obiettivo finale quindi è il rispetto e la cura dell’ambiente, la salute, la giustizia e la legalità.

Il prodotto certificato biologico porta con sé e dentro di sé i valori ed il vissuto di un determinato produttore e diventa strumento ed allo stesso tempo fine per una condivisione di questi valori.

 

Ci siamo occupati da poco del fatto che il biologico italiano piace molto alla Cina. In Italia com’è la situazione (da parte dei consumatori)? 

Non abbiamo questa percezione, solo raramente ci pervengono richieste dagli operatori per esportare in Cina, per prodotti diversi ma perlopiù trasformati vegetali o farinacei. Per questo ICEA non si è accreditata ancora per rilasciare questa certificazione.

 

Parlando ancora dei consumatori, forse oggi non si parla abbastanza dei benefici del consumare biologico.

Senz’altro l’impiego di antiparassitari, anticrittogamici ed altri pesticidi chimici, uccide, avvelena la vita e quindi danneggia la salute di qualsiasi essere vivente, compresi anche i consumatori. Ma quello che è necessario davvero divulgare è che BIO è anche il modo di creare, realizzare, conservare, consumare, distribuire il prodotto. Di realizzare profitto. Quindi quando si parla di agricoltura biologica si sta parlando di una agricoltura che ha necessità di maggior attenzione e di maggior studio, conoscenza, sperimentazione, ascolto, confronto. Questo è un prodotto biologico. Porta con sé queste attenzioni. Questo si deve sapere, perché i benefici vanno anche oltre la salute.

 

Durante l’incontro online per l’inaugurazione della sede di ICEA in Calabria, ha detto: “trent’anni fa parlavamo di un biologico dei sognatori”. Quanto e, soprattutto come, è cambiato il biologico in questi anni?

In quel particolare momento storico coltivare nel rispetto dell’ambiente era veramente un fatto volontario e una precisa scelta di campo: gli standard erano soltanto un accordo, un patto di fiducia, di fedeltà tra produttori e consumatori che cercavano determinati tipi di prodotti, nella condivisione volontaria di quei valori legati ad un certo tipo di produzione e ad un certo tipo di consumo. Oggi siamo passati ad una dimensione completamente diversa, con un consumo del biologico che cresce a due cifre percentuali, in controtendenza con il resto del mercato. La portata dell’interesse economico ha determinato l’ingresso pesante della GDO, l’attenzione dei media, e tutto questo purtroppo ha spostato il lavoro degli OdC verso l’attività di prevenzione di frodi sempre più sofisticate ed “internazionali”.

 

Quando si parla di biologico troppo spesso si pensa soprattutto al settore alimentare. Ma in realtà è un mondo che comprende anche la cosmesi, l’edilizia, il turismo (e non solo). Le certificazioni dell’ambito del settore non – food non sono regolamentate da una legge come avviene per il settore food. Come mai e quante aziende non – food decidono quindi volontariamente di richiedere la certificazione?

La richiesta per i settori non – food è fortemente aumentata negli ultimi anni. Un esempio significativo è quello dei grandi brand del settore tessile, sottoposti al controllo delle filiere e con il consumatore finale molto sensibile agli aspetti di responsabilità sociale e ambientale, entrambi garantiti dalla certificazione. Questi hanno concorso alla rivoluzione della moda sostenibile, seppur partendo da presupposti diversi. Quindi le aziende per poter rispondere alle garanzie richieste ed avere un’evidenza che rispetta tali requisiti richiedono la certificazione degli standard e dell’aria tessile. Come ben sappiamo questi requisiti non è scontato che vengano rispettati in tutto il mondo. Sappiamo perfettamente che ci sono ancora purtroppo casi di sfruttamento dei lavoratori e mancata tutela della sicurezza, ma anche di processi produttivi che causano danni ambientali.

Oggi almeno il 15% delle aziende controllate e certificate da ICEA nel mondo attiene settori non – food. I consumatori vogliono un mondo più sostenibile e le persone attente a questi argomenti chiedono di poter avere prodotti e strumenti per inquinare ed impattare meno. Ma non si tratta di una moda passeggera, perché le aziende stanno investendo in ricerca di materie prime, packaging e metodi di produzioni sostenibili, e la certificazione è la dimostrazione di questo impegno. 

Quanto sta influendo la pandemia sul biologico?

La nostra è una società che ha paura di invecchiare, paura di non essere bella, paura di morire, paura di ammalarsi. Ha capito che il cibo è determinante e fortemente legato alla malattia. E allora ecco che sceglie il consumo di alimenti biologici nella speranza di vivere più a lungo, di vivere senza dolore, di vivere bene.

Le restrizioni imposte dalla pandemia hanno avuto effetti sulle abitudini e sui consumi di tutti noi. Eppure le vendite di prodotti biologici presso la Grande Distribuzione Organizzata sono aumen­tate dell’11% rispetto alle stesse settimane del 2019. Il biologico è da anni un settore in costante crescita, ma è evidente che, alla luce della situazione sanitaria straordinaria che ci ha colpiti, è diventato l’unica scelta possibile per i consumatori consapevoli, perché è un prodotto rispettoso dell’ambiente (e questa pandemia la dobbiamo, malauguratamente, anche al poco rispetto dell’ambiente), che ha cura della salute del pianeta e dell’uomo.

 

Anna Gaia Cavallo

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