venerdì , 30 Luglio 2021
sushi mania
Foto di Design n Print da Pixabay

I danni della “sushi mania” e le falle della produzione intensiva di salmone 

Da alcuni anni a questa parte stiamo assistendo ad una vera e propria sushi mania. Il salmone, che fino a qualche anno fa veniva consumato principalmente in Oriente, oggi è in voga nelle cucine di ogni Paese nel mondo. Questo aspetto ne ha determinato la commercializzazione a prezzi molto più accessibili nei supermercati, ristoranti e quant’altro. 

L’industria del salmone e la sushi mania che ne deriva stanno provocando effetti collaterali devastanti sugli ecosistemi marini. Il report “Dead Loss” pubblicato da “Just Economics” per la “Ong Changing Markets” non preannuncia nulla di buono e mette in evidenza le falle dell’acquacoltura in alcuni dei contesti internazionali. A tali affermazioni, però, sembra non sia assolutamente d’accordo la “BC Salmon Farmers Association” (BCSFA). 

Procediamo però con ordine e scopriamo insieme gli ulteriori dettagli dell’indagine. 

Il report “Just Economics”

La sushi mania ha incrementato il consumo del salmone, che attualmente è un settore in forte ascesa.

Il report pubblicato da “Just Economics” da titolo “Dead Loss” per la “Ong Changing Market” mette in evidenza le falle della produzione intensiva di salmone. Mostra una netta discrepanza tra la campagna marketing – che presenta il pesce d’acqua dolce come un prodotto sostenibile e sano – e la realtà tipica degli allevamenti. 

L’acquacoltura del salmone è fortemente in voga soprattutto in Scozia, in Norvegia, in Canada e in Cile. Ad esempio in Scozia, stando al report appena citato, il tasso di mortalità relativo ai salmoni di allevamento si è quadruplicato dal 2002 al 2019 (dal 3% al 13,5%).

Non solo. Nella maggior parte dei casi, i pesci muoiono a causa dei pidocchi di mare, batteri che si nutrono della pelle e del muco dei salmoni.

Secondo la  “Just Economics” a preoccupare è anche la grande quantità di pesce selvatico usato negli allevamenti intensivi: circa 18 milioni di tonnellate per la produzione di farina e olio di pesce. Di cui il 70% necessario solo per gli allevamenti ittici.

Attenzione: non tutti la pensano alla stessa maniera. 

La risposta della “BC Salmon Farmers Association”

Dopo la pubblicazione del documento di “Just Economics” è seguita la replica alquanto aspra da parte della “BC Salmon Farmers Association” (BCSFA), che ha criticato il testo ritenuto di parte, infondato, fuorviante e con dati contestualizzati in modo molto singolare. 

Come ha affermato una portavoce della “BC Salmon Farmers Association”

“È un peccato che i critici di questo settore abbiano deciso di pubblicare un altro rapporto malinformato che non cerca di fornire soluzioni o creare un percorso condiviso, ma invece si affida e perpetua scienza e disinformazione obsolete. In realtà, gli allevatori di salmone di BC forniscono in modo sostenibile più di 6,5 milioni di pasti ogni settimana. A livello globale, l’allevamento del salmone produce 17,5 miliardi di pasti su base annua. In ogni caso, siamo uno dei settori proteici d’allevamento più sostenibili al mondo: impronta di carbonio, uso dell’acqua e conversione dei mangimi inclusi”.

In realtà – come è facilmente deducibile – la sushi mania non è l’unico motivo per cui da alcuni anni a questa parte sono peggiorate le criticità relative alla produzione di salmone. Il pesce d’acqua dolce, infatti, viene consumato anche per altri scopi culinari. 

Inoltre, a peggiorare il processo di produzione e distribuzione del prodotto è la sua etichettatura, che nella maggior parte dei casi è davvero poco chiara.  

Le trasparenza delle etichette 

Natasha Hurley – campaign manager presso la Changing Markets Foundation – afferma che sempre più spesso i consumatori non sono del tutto consapevoli di ciò che stanno acquistando. Per quale motivo? In alcuni stati, come ad esempio nel Regno Unito, sulle etichette non vengono riportate in maniera chiara e precisa le informazioni necessarie per comprendere l’origine dell’allevamento ittico di riferimento.

La sushi mania quindi non è l’unica causa per cui è presente a livello mondiale un’eccessiva produzione di salmone. Le perplessità nascono anche da come questi pesci vengano allevati soprattutto nelle zone citate nel report.

Di sicuro la chiarezza nelle etichette e la nostra responsabilità nel consumare certi piatti aiuterebbe il nostro ecosistema.

Margherita Parascandalo

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