venerdì , 30 Luglio 2021
Italia economia circolare
Foto di ElisaRiva da Pixabay

L’Italia è leader in Europa nell’economia circolare

L’Italia è leader in Europa nell’economia circolare. Lo rivela la fondazione Symbola, secondo cui il nostro Paese raggiunge nell’economia circolare risultati doppi rispetto alla media europea. E non solo. Il nostro è uno dei pochi Paesi europei ad aver migliorato dal 2010 al 2018 le sue prestazioni con il +8%. 

Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, assicura che il governo, con il Recovery Plan, farà tutto il possibile affinché l’Italia continui a detenere la sua leadership.

I dati

Il tasso di riciclo dei rifiuti è in Italia del 79%. E per comprendere meglio, basti pensare che la media europea è del 38%.

Perchè questo? Per la “storica scarsità di materie prime e di approvvigionamento energetico”. Ma anche per l’introduzione di “processi innovativi” nel sistema delle imprese e di alcuni modelli di governance.

La produttività dell’uso delle risorse è al 3,64% (nell’Ue è 2,2%). Il tasso di circolarità della materia è al 19,3% (contro l’11,9% europeo).

Questo ci consente già oggi di risparmiare ogni anno 23 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e l’emissione di 63 milioni di tonnellate di CO2.

E c’è di più. L’intera filiera del riciclo vale complessivamente oltre 70 miliardi di euro di fatturato e impiega 213mila persone. 

La filiera di carta e cartone

In particolare, ottimi risultati sono stati raggiunti nella filiera della carta e cartone, con un recupero superiore a 5 milioni di tonnellate, che raggiunge l’80% nel caso degli imballaggi. Pensiamo che ogni punto percentuale di crescita del riciclo di carta corrisponde ad una riduzione di 84.000 tonnellate di rifiuti da smaltire.

Questo settore genera “un fatturato di circa 25 miliardi di euro (l’1,4% del Pil) e occupa circa 200mila addetti con un tasso di circolarità medio del 57%.

Nel 2018, il riciclo industriale della carta in Italia ha consentito di evitare consumi energetici pari a 1,5 milioni di Tep ed emissioni climalteranti pari a 4,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalente.

Secondo Symbola in uno scenario di breve – medio periodo (5 – 10 anni), se avessimo un incremento medio del 14% del riciclo interno (passando da 44 Mt a 50 Mt) si potrebbero evitare ulteriori emissioni evitate di CO2 nell’ordine dei 7 milioni di tonnellate. Un valore equivalente alle emissioni di tutti i prodotti petroliferi per uso termoelettrico.

Le 5 direttrici strategiche

Nel rapporto di Symbola si delineano 5 direttrici strategiche:

  1. Ottimizzare la filiera del recupero per potenziare l’economia circolare attraverso una serie di azioni come il miglioramento della raccolta differenziata e la diffusione di “tecnologie avanzate” per aumentare la qualità del materiale selezionato.
  2. Decarbonizzare i cicli produttivi anche attraverso una progressiva conversione energetica. Il suggerimento è di concentrarsi soprattutto sui ‘biocombustibili’.
  3. Creare nuove filiere industriali e di prodotti bio-based, riciclato e riciclabile. L’Italia ha le carte in regola per assumere un ruolo di primo piano a livello internazionale.
  4. Investire sulle tecnologie digitali per “digitalizzare i processi di gestione delle materie seconde”.
  5. Ottimizzare la logistica delle ‘materie seconde’ smettendo di ricorrere al trasporto su gomma, ma realizzando, ad esempio, “hub ferroviari connessi con la rete ferroviaria nazionale per la migliore tracciabilità dei flussi e la riduzione delle emissioni climalteranti”.

Gli interventi necessari

Di cosa ha bisogno l’Italia per mantenere la sue leaderhip (e per migliorarsi sempre di più)?

Ce lo dice la vicepresidente di Confindustria con delega all’ambiente e alla sostenibilità, Maria Cristina Piovesana. Secondo lei, infatti, è necessario cogliere tutte le opportunità offerte dal Piano nazionale ripresa e resilienza. Ma, allo stesso tempo, lo è anche collaborare per studiare tutti insieme gli strumenti più efficaci per sfruttare il potenziale delle imprese italiane, dando loro interventi normativi che diano il tempo e il modo per potersi orientare e riposizionare verso obiettivi sempre più ambiziosi.

In ogni caso, il fatto che l’Italia sia leader in Europa nell’economia circolare fa ben sperare in un futuro migliore.

 

Fonti: AGI ed Ansa

Anna Gaia Cavallo

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