venerdì , 30 Luglio 2021
vino biologico
Foto di Photo Mix da Pixabay

Vino Biologico: che cos’è e in cosa differisce da quello tradizionale?

L’approvazione del regolamento comunitario n. 203/2012 ha disciplinato l’intero processo produttivo del vino biologico. In passato non è mai esistita alcuna legislazione comunitaria europea specifica che normasse la trasformazione delle uve a vino biologico. 

Dal 1 agosto 2012 per fortuna le cose sono cambiate: è entrato in vigore il nuovo Regolamento, che ha permesso di confezionare il prodotto finale con la dicitura “vino biologico” (e non più “vino da uve biologiche”). 

Ma in che modo si produce il vino biologico e soprattutto in che termini quello “Made in Italy” è apprezzato anche all’estero? 

Scopriamolo insieme. 

Il metodo di coltivazione 

Il vino biologico è un prodotto che deriva da un metodo di coltivazione con regole ben precise, stabilite dal Reg. CE 834/07. E che esclude l’uso di antiparassitari o concimi chimici di sintesi. 

Ad esempio, per la fertilizzazione dei terreni si prediligono concimi organici. Per la difesa delle coltivazioni da parassiti si agisce in maniera preventiva rinforzando le piante (esempio: concimazioni equilibrate), in modo diretto attraverso trattamenti antiparassitari di origine naturale (esempi: rame, zolfo, estratti di piante) o impiegando la lotta biologica (esempio: uso di organismi viventi antagonisti dei parassiti). 

Non solo. Il vino biologico si riconosce attraverso la presenza in etichetta del logo comunitario europeo (rappresentato da una foglia verde) che identifica la bevanda a livello mondiale. Una vera e propria garanzia che certifica l’iter produttivo della bevanda in questione. 

Nonostante non sia sempre molto semplice ottenere la certificazione biologica, il prodotto finale è davvero molto consumato a livello mondiale. 

Il consumo del vino biologico nel mondo 

L’uso del vino biologico va a gonfie vele. Dal 2015 le vendite sono raddoppiate a livello globale, fino a raggiungere vendite pari a 3,3 miliardi in Francia, Italia, Spagna, Germania, Stati Uniti.

L’IWSR (principale fonte di dati e analisi sul mercato delle bevande alcoliche) prevede che nel 2023 il vino biologico rappresenterà il 3,5% del commercio mondiale delle attività vinicole con oltre 2 miliardi di bottiglie da vendere. 

Chi ama di più il vino biologico? I maggiori estimatori tendenzialmente sono i tedeschi (19% del consumo globale di vino bio nel 2019). Seguiti da francesi (17,1%), britannici (10,2%) e italiani (7,6%). Inoltre il “Made in Italy” anche in questo caso è fortemente consumato all’estero. 

Sempre secondo l’IWSR – fino al 2023 – l’Italia confermerà la leadership in termini di produzione ed esportazione (grazie anche al recente accordo tra Federbio e Coldiretti) senza però aumentare i consumi interni.

In che termini il vino biologico italiano è apprezzato all’estero?

I principali Paesi verso i quali la nostra nazione esporta il vino biologico italiano sono Norvegia e Svezia, dove deteniamo il monopolio nella vendita dello Spumante Prosecco DOC Extra Dry.

La Germania invece è stato uno dei primi mercati – a livello europeo – che già a partire dagli anni Ottanta ha iniziato ad apprezzare la nostra produzione vinicola. Già quando la vision del biologico non era ancora ben definita. 

Anche negli Stati Uniti si consumano molto i nostri VINI NSA (Merlot senza solfiti aggiunti, Rosso Convento senza solfiti aggiunti, Prosecco senza solfiti aggiunti, Cabernet senza solfiti aggiunti, Moscato biologico e Pinot grigio biologico) e in generale i vini certificati NoOGM.

Molti sono i punti a favore che spingono sempre più persone (soprattutto all’estero) a consumare vino biologico italiano. Anche se – come ci ricorda Maria Grazia Mammuccari, Presidente di FederBio – esistono ancora molte problematiche riguardanti le tempistiche per convertire i vigneti da tradizionali a biologici.

Il commento della Presidente di FederBio

Queste le parole di Maria Grazia Mammuccini, che sul sito della Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica, ha rilasciato un’intervista sul trend del vino biologico:

“C’è poca attenzione a sostenere le aziende vitivinicole che vogliono iniziare a produrre vino bio proprio nel momento di passaggio, che è il più delicato. Per convertire un vigneto da convenzionale a biologico ci vogliono 3 anni. In questo lasso di tempo ci sono costi maggiori, ma l’azienda non può ancora trarre vantaggio dalla certificazione biologica. In questa fase di conversione è indispensabile il sostegno pubblico”.

Speriamo che il “Made in Italy” non venga – come spesso accade per molti prodotti biologici – apprezzato solo all’estero e lontano dal nostro Paese. 

Margherita Parascandalo

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