sabato , 19 Giugno 2021
Ecocritica
Foto di Comfreak da Pixabay

L’ecocritica in Italia e nel mondo

L’ecocritica, o ecologia letteraria, è una corrente letteraria interdisciplinare che coniuga storia ambientale, filosofia, sociologia, studi scientifici, ecologia e scienze della vita. Tale disciplina è nata con l’emergere della crisi ecologica, quando gli studiosi hanno cominciato a prendere coscienza dei mutamenti in atto e a cerare di contrastarli.

La nascita dell’ecocritica

La corrente nasce tra la fine degli anni ’80 e gli inizi degli anni ’90 negli Stati Uniti. Ma il termine ecocriticism fu coniato nel 1978 da William Rueckert, nel suo saggio  “Literature and Ecology: an experiment in Ecocriticism”.

Già nel 1972, però, Joseph Meeker – etologo e comparatista – lo aveva menzionato nella sua opera “The comedy of Survival: Studies in Literary Ecology”. Ed aveva definito l’ecologia letteraria come “lo studio dei temi e delle relazioni biologiche che appaiono nelle opere letterarie”.

Un’altra tappa fondamentale per la nascita dell’ecocritica è stata la pubblicazione nel 1962 di Silent Spring, ad opera di Rachel Carson.

Alla fine degli anni ’80 l’ecocritica si diffuse in ambito universitario grazie ad autori come Cheryll Burgess Glotfelty, Lawrence Buell, Scott Slovic e Patrick Murphy. 

Tale disciplina non poteva non nascere nei paesi nordici e anglofoni, in cui l’educazione ecologica era – ed è – molto forte.

Gli obiettivi 

L’ecocritica ha l’obiettivo di coinvolgere attivamente la letteratura per sensibilizzare sulla crisi ambientale. Dunque, la disciplina si pone come veicolo di educazione ed è una vera e propria forma di attivismo culturale per sensibilizzare la società e smuovere le coscienze. 

Inoltre, il suo scopo è quello di studiare la funzione della letteratura nell’educazione all’ambiente e come quest’ultima influisce sulla sopravvivenza della natura e dell’uomo.

Joseph Meeker, nel 1972, affermava che gli studiosi dovevano esaminare con attenzione la letteratura per capire come potesse influire sul comportamento umano rispetto all’ambiente naturale, determinare il suo ruolo nel benessere e nella sopravvivenza dell’uomo e come influenzasse le relazioni degli uomini con il mondo circostante.

L’ecocritica in Italia

In Italia l’ecocritica, che spesso non ha trovato uno spazio nei dipartimenti di studi letterari, è stata portata avanti prevalentemente dalla filosofa ambientale Serenella Iovino, docente di Italian studies and Environmental Humanities alla University of North Carolina.

Le sue principali opere che hanno dato un forte impulso a questa disciplina sono state: Filosofie dell’ambiente. Natura, Etica, Società (Carocci, 2004) e Ecologia letteraria: Una strategia di sopravvivenza (Edizioni Ambiente, 2006).

L’ecocritica nel mondo

Se in Italia è ancora poco conosciuta, a livello internazionale vi sono delle associazioni rinomate. La più importante è la Association for the Study of Literature and the Environment (ASLE), fondata negli USA ed estesasi di recente nel Regno Unito e in Giappone.

La ASLE pubblica una rivista molto importante, Interdisciplinary Studies in Literature and Environment, in cui è possibile leggere pezzi di critica, narrativa, articoli sull’educazione e l’attivismo ambientali. 

Altre associazioni che stanno crescendo sempre più in fretta sono l’European Association for the study of Literature, Culture and Environment (EASLCE) e l’OSLE India (Organisation for Studies in Literature and Environment ‒ India.

Un atteggiamento favorevole all’ambiente, dunque, parte innanzitutto dalla cultura, che porta a un cambio di mentalità. 

Come affermava Antonio Gramsci: “La cultura è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri.”

Marianna Fierro

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