sabato , 19 Giugno 2021
“Beyond Walls” di Saype

“Beyond Walls” di Saype: dipingere una catena virtuale di mani con pittura biodegradabile 

“Beyond Walls” di Saype è un’opera sostenibile e solidale. L’idea nasce dall’artista francese Guillaume Legros – da tutti conosciuto come Saype – che da molti anni dipinge con vernice completamente biodegradabile, creata da lui stesso. 

“Beyond Walls” (Oltre i muri) ha un duplice obiettivo: preservare il Pianeta attraverso la Street art – o meglio la Land Art – e abbattere ogni muro nazionale a livello razziale. Non a caso Saype, dopo Parigi, Istanbul, Torino e Cape Town, ha deciso di disegnare a Benin (Africa occidentale) un immenso affresco. Nel quale il pittore ritrae gigantesche mani – simbolo di una catena virtuale umana – in uno dei posti maggiormente colpiti dalla schiavitù. 

Scopriamo insieme ulteriori dettagli.

Chi è Saype?

Saype è uno street / land artist di 32 anni. Nato a Belfort (Francia), attualmente vive sulle montagne svizzere, a Bulle, nei pressi del lago di Ginevra. Il suo nome d’arte nasce dall’unione di due parole inglesi, ossia “say” e “peace”. Dalla loro fusione: “Say – pe” (“dire pace”). 

Il giovane artista ha iniziato il suo percorso professionale da adolescente, disegnando graffiti per strada. Attualmente si occupa di Land Art ed ha un riscontro sui social molto interessante. Probabilmente Saype è molto amato, perché tiene molto a cuore la salute del nostro Pianeta. Proprio per questo motivo si è specializzato in affreschi su erba.

Non solo. Dopo numerosi esperimenti è riuscito a creare una vernice naturale, a zero impatto ambientale e biodegradabile al 100%. Composta di carbone di gesso (per ottenere il colore nero) e proteine del latte (per il bianco). 

Anche “Beyond Walls” di Saype è stata realizzata utilizzando solo ed esclusivamente vernice biodegradabile. 

Una domanda però sorge spontanea: perché l’artista francese ha realizzato quest’opera proprio nel Benin?

“Beyond Walls” di Saype: il significato dell’opera 

Le opere di Saype generalmente vengono riprodotte in base alla storia e alla cultura del posto.

Ad esempio, nel Benin, l’artista ha realizzato “Beyond Walls” in due località: Ouidah e Ganvie. Due luoghi ben conosciuti in Africa Occidentale, in quanto legati alla storia della schiavitù. Ouidah è stata una dei più importanti centri della tratta di schiavi. Ganvie, invece, rappresenta il luogo dove i mercanti di schiavi trovavano ristoro dopo aver concluso le disumane trattative.

Beyond Walls” di Saype è un disegno in cui sono state rappresentate due gigantesche mani, strette l’una all’avambraccio dell’altra. Il ragazzo francese, infatti, ha voluto esprimere un sentimento più profondo, quale l’auspicio di poter presto ritornare a scambiare testimonianze di stima, di affetto, in uno dei posti più poveri del mondo.

In generale Saype crede anche che sia necessario abbattere le barriere dei confini nazionali, in nome di quella solidarietà abbandonata, che oggi suona ancor più forte a causa del forzato distanziamento sociale. 

Inoltre, l’affresco è stato disegnato sulle spiagge del Benin, anche se Saype rappresenta le sue idee su campi, prati, distese di sabbia presenti in tutto il Pianeta.

Quanto dura un affresco all’aria aperta di Saype? 

Gli affreschi di Saype possono vivere dai 14 a 90 giorni: le condizioni variano in base alle condizioni atmosferiche e naturali del posto. Ad esempio, la pioggia non lava via la pittura ma la neve e le tempeste rovinano il dipinto. 

È proprio dello street artist l’affresco su erba più grande del mondo: si trova sulle Alpi svizzere ed è lungo 10mila metri quadrati.

“Beyond Walls” di Saype è solo la punta dell’icerberg di un progetto artistico mondiale. In quasi due anni, il maestro ha lavorato su tre continenti, ha dipinto 37 paia di mani, che complessivamente hanno ricoperto un’area di 77.300 metri quadri. 

Come disse il celebre scrittore francese Victor Hugo: “Solleva la natura, Dio è sotto”. Probabilmente Saype è conosciuto in ogni angolo del mondo, perché riesce a cogliere e raffigurare la bellezza divina che c’è in essa.  

Margherita Parascandalo

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