venerdì , 30 Luglio 2021
gli effetti della pandemia sul Goal 4
Foto di 14995841 da Pixabay

Istruzione di qualità: quali sono gli effetti della pandemia sul Goal 4?

Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti è l’obiettivo del Goal 4 dell’Agenda 2030 e una delle tappe fondamentali per garantire una vera uguaglianza sociale. Da un anno, però, gli studenti non sono più abituati a frequentare la scuola in modo tradizionale e la didattica a distanza non aiuta la già precaria situazione scolastica italiana. Infatti, nonostante dal 2010 al 2019 l’Italia abbia registrato miglioramenti, si trova ancora in una situazione di grave ritardo rispetto alla media europea. Ma quali sono gli effetti della pandemia sul Goal 4?

I target

Tra i target del Goal 4 vi sono: 

4.1     Garantire entro il 2030 ad ogni ragazza e ragazzo libertà, equità e qualità nel completamento dell’educazione primaria e secondaria che porti a risultati di apprendimento adeguati e concreti;

4.5     Eliminare entro il 2030 le disparità di genere nell’istruzione e garantire un accesso equo a tutti i livelli di istruzione e formazione professionale delle categorie protette, tra cui le persone con disabilità, le popolazioni indigene ed i bambini in situazioni di vulnerabilità.

Ma siamo sicuri che potranno essere raggiunti, data la situazione attuale?

Tecnologie non adeguate

Secondo uno studio dell’UNICEFF in collaborazione con l’Università Cattolica di Roma, la DAD è ancora troppo lontana dall’inclusione e allontana il Goal 4 dal raggiungimento dei suoi target.

Infatti, in base alla somministrazione di questionari effettuati a 1028 famiglie in tutta Italia, circa il 27% non ha posseduto tecnologie adeguate durante il lockdown.

Inoltre, il 30% dei genitori ha riportato di non avere avuto tempo a sufficienza per sostenere i propri figli con la didattica a distanza e il 6% dei bambini non ha potuto partecipare alla DAD a causa di problemi di connettività o per la mancanza di dispositivi. Tutto questo influisce sicuramente sull’apprendimento di conoscenze e sullo sviluppo delle competenze dei discenti.

L’importanza della connessione

Lo studio sottolinea l’importanza di avere accesso a una connessione Internet stabile e a buon mercato. Così come a dispositivi digitali di alta qualità che supportino le videochiamate e le piattaforme educative digitali, affinché tutti possano beneficiare della didattica a distanza allo stesso modo.  

Nonostante il governo italiano abbia immesso una grande quantità di risorse per sostenere la DAD durante il lockdown (il 46% delle famiglie intervistate ha ricevuto nuovi dispositivi dalla scuola), un’istruzione equa con questa nuova modalità è ancora troppo lontana

Ad essere svantaggiate sono soprattutto le famiglie più numerose, che hanno incontrato, spesso, molte difficoltà per rispondere alle esigenze di ciascuno dei figli che frequentano la scuola. Non solo per l’acquisto di nuovi apparati elettronici, ma anche per gli spazi da condividere in casa.

In base a quanto detto si stima che, in assenza di interventi, ci sarà una perdita di apprendimento equivalente a 0,6 anni di scuola. E un aumento del 25% di studenti della scuola secondaria inferiore al di sotto del livello minimo di competenze. Queste perdite saranno maggiori per gli studenti che provengono da famiglie meno istruite. 

Tutto ciò ci fa già intuire gli effetti della pandemia sul Goal 4.

Le differenze tra le città

Secondo uno studio di Save the Children, inoltre, con la DAD / DDI è aumentato il divario (già esistente) tra Nord e Sud. 

Infatti, da settembre 2020 a fine febbraio 2021, i bambini delle scuole dell’infanzia a Bari, per esempio, hanno potuto frequentare di persona 48 giorni sui 107 previsti. I loro coetanei di Milano sono stati in aula tutti i 112 giorni in calendario.

Gli studenti delle scuole medie a Napoli sono andati a scuola 42 giorni su 97. Mentre quelli di Roma hanno frequentato in presenza per tutti i 108 giorni previsti.

Per quanto riguarda le scuole superiori, i ragazzi e le ragazze di Reggio Calabria hanno potuto partecipare alle lezioni in aula per 35,5 giorni contro i 97 del calendario. I loro coetanei di Firenze sono andati a scuola 75,1 giorni su 106.

Le disabilità 

Gli effetti della pandemia sul Goal 4 sono visibili anche nell’inclusione di alunni disabili e BES (bisogni educativi speciali).

Con il DPCM del 2 marzo 2021 si dispone che resta salva la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o in ragione di mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali (secondo quanto previsto dal decreto del Ministro dell’istruzione n. 89 del 7 agosto 2020, e dall’ordinanza del Ministro dell’istruzione n. 134 del 9 ottobre 2020).

Dal decreto, dunque, non è previsto il rapporto 1 a 1 tra alunno disabile e docente di sostegno. Ma devono essere organizzati piccoli gruppi di alunni. Questa è una scelta ottimale da un punto di vista inclusivo, ma a livello organizzativo vi sono molte questioni complesse. Ad esempio, gli alunni non sono obbligati a frequentare la scuola in presenza. Inoltre, si crea un disallineamento con l’orario tra chi è in presenza e chi è in didattica a distanza. Infatti, in DAD / DDI si prevedono tra le 15 e le 20 ore di lezione in modalità sincrona, a fronte delle 40 in presenza. 

Tuttavia, per alcune disabilità è indispensabile l’attività in presenza per garantire una vera equità nell’istruzione che, in sostanza, si pone come obiettivo il Goal 4.

Gli effetti della pandemia sul Goal 4 sono molti e riguardano moltissimi studenti che all’improvviso hanno visto cambiare il concetto di scuola. 

Tutto sommato, però, questa situazione potrebbe averci fatto capire l’importanza della scuola e, soprattutto, quanto sia importante preservarla. Perché è dalla scuola che inizia il futuro.

Marianna Fierro

Controlla anche

alberi di gelso per uno sviluppo sostenibile

Ci vorrebbero più alberi di gelso per uno sviluppo sostenibile: lo conferma un nuovo studio 

Un nuovo studio pubblicato su ScienzeDirect lo conferma: ci vorrebbero più alberi di gelso per …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

otto + nove =