sabato , 15 Maggio 2021
cohousing
Foto di allPhoto Bangkok da Pixabay

Cohousing: il condominio solidale simile (ma non uguale) a un ecovillaggio

Il cohousing nacque in Danimarca negli anni Sessanta. Ad oggi è un modello di piccola comunità urbana, gestito collettivamente a seconda delle varie esigenze. Tra quelle principali: condividere spazi per motivi ecologici e promuovere un’economia solidale. 

Diffusosi rapidamente prima in Nord Europa e poi negli Stati Uniti e in Australia, il cohousing promuove la socializzazione urbana e quotidiana, attraverso appositi spazi. Infatti, nei condomini solidali sono presenti asili nido, palestre, biblioteche numerosi spazi verdi da cui ricavare anche beni di prima necessità. 

A differenza di un ecovillaggio, il cohousing è una soluzione più flessibile in quanto consente di continuare a svolgere il proprio lavoro al di fuori del contesto abitativo. Ciò che essenzialmente cambia tra le due realtà è la condivisione dello spazio abitativo e il concetto di economia solidale. Con questa si definisce un sistema economico alternativo a quello vigente, che si basa su solidarietà, filiera corta, eticità e giustizia.

Inoltre, gli ecovillaggi sono completamente ecosostenibili. I nuclei abitativi invece sono per lo più progettati per ridurre l’impatto ambientale, promuovere energie rinnovabili, la permacultura e altre forme di agricoltura biologica.

La nascita del Cohousing

Nato in un quartiere della periferia di Copenhaghen, nel 1972 ventisette famiglie decisero di condividere insieme un vecchio stabile.  

Generalmente un cohousing è composto fino a un massimo di 40 nuclei familiari, che convivono come una “comunità intenzionale” di vicinato. Questo viene chiamato anche vicinato elettivo, che talvolta decide di acquistare uno spazio da gestire in maniera collettiva, ottenendo di conseguenza molti vantaggi economici, ecologici e sociali.

Inoltre, con il cohousing si promuove anche l’acquisto solidale. Un esempio? L’auto condivisa. 

Ma quali sono i principali vantaggi del vivere in cohousing? E soprattutto: quanto costa realmente?

Vantaggi e svantaggi del cohousing

Come si può facilmente evincere, i vantaggi del cohousing sono davvero tantissimi: la cena in comune ad esempio è un momento che promuove la socializzazione, riduce il costo del pasto e il tempo impiegato per realizzarlo. 

Non è sempre semplice quantificare in termini economici quanto costi vivere in un cohousing. Secondo alcune valutazioni legate a forme di coabitazione del Nord Europa, uno spazio di 100 mq, realizzato secondo i principi della bioedilizia, costa in media circa 120mila euro. 

Altri punti di forza sono le attività sportive in collettività all’aria aperta e l’educazione dei bambini, che avviene anche questa a stretto contatto con la natura. 

L’unico aspetto negativo potrebbe derivare dalla necessità di confrontarsi con le esigenze e i bisogni degli altri conviventi. Il gruppo è infatti regolato da un sistema di regole private, introdotte dai componenti della comunità al fine di garantire l’efficienza del cohousing.

E in Italia?

Il cohousing sta diventando una realtà molto affermata anche in Italia. In particolare, a Milano l’agenzia per l’innovazione sociale “Innosense” – insieme al Politecnico – ha promosso la ricerca “Vivere e abitare a Milano”. Nel 2010 ad esempio la stessa agenzia ha dato vita al primo progetto di cohousing in affitto, dedicato ai giovani con meno di 36 anni di età. 

L’idea allora nacque per incentivare i “millennials” a vivere con maggiore serenità la tanto agognata indipendenza domestica. Il progetto fu un successo immediato. 

In realtà, il cohousing a Milano non è il primo tentativo di comunità urbana. Alcuni dei fondatori della storica “Comune di Bagnaia” inaugurarono la realtà senese già molti anni prima. 

Coniugare ambientalismo, collettività e realtà urbane, non è affatto semplice. Da poco per fortuna è possibile: riflettiamoci. 

Margherita Parascandalo

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