sabato , 19 Giugno 2021
agricoltura biologica
Foto di Silvia Crestani da Pixabay

L’agricoltura biologica in Italia di cosa avrebbe bisogno?

Questo è il momento dell’agricoltura biologica. Del resto, la salute dell’uomo, il benessere degli animali, l’etica, le scelte alimentari consapevoli sono le basi della transizione ecologica.

Secondo Assobio – associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici e naturali – l’Italia dovrà investire in istruzione, ricerca, digitalizzazione di filiera e sgravi fiscali ai produttori. Così l’agricoltura biologica potrà svilupparsi, in coerenza con gli obiettivi fissati dall’Unione Europea.

Ma procediamo con ordine.

I numeri del primo trimestre del 2021

Il momento del comparto è favorevole. Si registra una crescita a valore tendenziale dello 0,9% nel primo trimestre 2021.

Secondo quanto emerge dai dati Nielsen, tra i canali di distribuzione, la spesa online aggiunge un +79% rispetto a un anno fa (+150% in tutto il 2020). E i discount crescono del 10,5%.

Nonostante la crescita, le contraddizioni strutturali del mercato restano. Come si evince dai dati Fibl & Ifoam, l’Italia vanta una delle maggiori quote nazionali di superficie agricola utilizzata a biologico in Europa, con un 15,8%. Ma la spesa pro capite (pre – Covid) è di 60 euro all’anno. Contro i 144 in Germania, 174 in Francia, 338 in Svizzera e 344 in Danimarca. Questo, nonostante il nostro sia il primo paese in Europa e secondo al mondo nell’esportazione di prodotti biologici, con oltre 2,6 miliardi di euro (circa il 6% di tutto l’export agroalimentare nazionale).

La digitalizzazione della filiera

La promozione della tracciabilità, la valorizzazione dei loghi di qualità europea in etichetta, la comunicazione, sono alcune leve per incrementare la fiducia dei consumatori, avvalendosi delle tecnologie digitali. Lo ha confermato la stessa Commissione di Bruxelles, in una recente comunicazione al Parlamento Europeo.

Come ha dichiarato Roberto Zanoni, presidente di Assobio:

“Urge investire nell’innovazione digitale, creando una piattaforma di tracciamento validata dal ministero delle Politiche agricole, che dovrà essere utilizzata da tutti,
produttori e operatori del biologico, dal campo alla tavola. È ora di un vero cambio di passo a tutti i livelli, dalle scuole ai decisori politici, dagli opinion leader ai distributori, per riconoscere nel biologico l’asset che potrà dare al Paese un ruolo da protagonista nel futuro green e sostenibile d’Europa”.

Il problema dei costi

Sarebbe necessario alleviare i costi di certificazione biologica, che gravano sulla filiera, che gravano su produttori, trasformatori e distributori ed ovviamente anche sul prezzo finale.

Come ha affermato lo stesso Zanoni:

“Riconoscere a questi operatori un credito di imposta, oltre a favorire la conversione delle superfici, aiuterebbe anche i consumi, insieme a un auspicabile taglio dell’Iva sui prodotti dell’ortofrutta biologica: la strategia “Farm to fork” prevede infatti che tutti gli europei possano contare su alimenti sani, economicamente accessibili e sostenibili”.

Insomma, di passi da fare ce ne sono ancora tanti, ma di sicuro la strada è quella giusta.

 

Fonte: ufficio stampa AssoBio

Anna Gaia Cavallo

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