sabato , 19 Giugno 2021
tonnellate di pesci morti in Libano
Foto di RedPillApostolic da Pixabay

Inquinamento dei laghi: tonnellate di pesci morti in Libano

Il primo maggio, gli abitanti della città al – Qara’un, in Libano, si svegliati con un odore pungente. Infatti, sulle rive del lago artificiale Qara’un (di cui è immissario il fiume Leonte, anche conosciuto come Litani) sono state ritrovate tonnellate (almeno 40) di pesci morti. Ma qual è la causa delle tonnellate di pesci morti in Libano?

L’accusa 

Il disastro, secondo gli attivisti, è causato dalle acque inquinate. Ma non è una novità: sono anni che gli attivisti denunciano l’inquinamento delle acque, causato da liquami e rifiuti. 

Ahmad Askar, un attivista locale, ha affermato: 

“Questo fenomeno è apparso sulla riva del lago diversi giorni fa. Il pesce ha cominciato a galleggiare, e in quantità abnormi… È inaccettabile”.

I volontari, infatti, hanno raccolto molte carcasse di pesce, insieme a mucchi di spazzatura. Inoltre, sciami di mosche hanno invaso il bacino e molti pesci si stavano già decomponendo in acque tutt’altro che pulite.

L’avvertimento

L’autorità fluviale ha confermato che i pesci sono tossici e portatori di virus e ha invitato ad evitare la pesca lungo tutto il fiume Leonte (il fiume più lungo del Libano). 

A questo punto, l’attivista Askar e i pescatori locali hanno di trovare la causa specifica e punire chiunque scarichi acque reflue nel lago, per evitare di aggravare l’economia di un Paese (già in ginocchio) e per salvaguarda la salute pubblica.

I precedenti

Le tonnellate di pesci morti in Libano non sono che l’ultimo episodio di un inquinamento più volte denunciato. 

Infatti, nel 2018 fu già vietata la pesca lungo tutto il bacino lacustre (creato solo nel 1959). Non solo. Il mese scorso i volontari hanno rimosso del catrame su alcune spiagge lungo la costa libanese, dopo una fuoriuscita di petrolio.

Dunque, le tonnellate di pesci morti in Libano e i disastri ecologici connessi e non mettono ancora di più alla prova l’economia del Paese, considerata anche la grandissima esplosione nel porto di Beirut lo scorso agosto.

 

Marianna Fierro

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