lunedì , 29 Novembre 2021
Carbon Tax
Foto di JuergenPM by Pixabay

Carbon Tax: progresso o follia?

La Carbon Tax (tassa sul carbonio) dovrebbe essere applicata sulle risorse energetiche, che emettono emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. Venne introdotta con l’articolo 8 della legge n.448 del 23 dicembre 1998. Ancora oggi, in Italia, la Carbon Tax è una proposta che non si è mai concretizzata. 

Pensata al di fuori della nostra Nazione da diversi economisti, è un esempio di eco tassa, secondo cui ogni tonnellata di inquinamento da anidride carbonica – derivante dai combustibili fossili – è soggetta a un’aliquota fissata dal governo di riferimento.

L’obiettivo è quello di ridurre i danni ambientali e indurre gli Stati e i consumatori finali a prediligere soluzioni più ecologiche e in maniera responsabile.

Inoltre, la Carbon Tax è classificata come tassa pigouviana, in onore all’economista Arthur Cecil Pigou, che ne analizzò le basi teoriche. 

Tali tasse infatti vengono pensate in presenza di esternalità: si fa pagare al soggetto che inquina un importo pari al costo del danno marginale causato all’ambiente. 

In questo frangente l’anidride carbonica è considerata come esternalità negativa. 

Pigou credette che questa tassa potesse avere sia uno scopo finanziario che ambientale: il gettito derivante dall’imposizione della tassa permetterebbe di produrre fiscalità e penalizzerebbe il comportamento poco ambientalista di alcuni. 

Procediamo però con ordine. 

Possibili criticità della Carbon Tax di Pigou 

Per quanto l’implementazione della Carbon Tax porterebbe effetti positivi a livello nazionale (non solo) e causerebbe un rallentamento dell’economia statale. Una tassa nel mercato energetico potrebbe favorire quelle imprese che operano in Paesi in cui non esistono tasse di questo tipo. 

Ad esempio, un Paese come gli Stati Uniti si troverebbe in svantaggio rispetto a Stati che hanno una minore efficienza energetica. Questo provocherebbe una sostanziale stagnazione economica priva di miglioramenti per quanto riguarda le emissioni di biossido di carbonio. 

A tal proposito: la Carbon Tax è un progetto davvero condiviso in tutto il mondo?

La Carbon Tax nel mondo 

Attualmente sono 64 le iniziative di “pagamento del carbonio”. 46 di queste sono entrate a far parte di leggi nazionali, mentre altre 35 sono state adottate da realtà molto più marginali. 

Nel 2020 Berlino ha annunciato che da quest’anno i tedeschi pagheranno 25 euro per ogni tonnellata di CO2 emessa. La Carbon Tax salirà negli anni successivi: 55 euro per ogni tonnellata di CO2 emessa. 

Con gli introiti derivanti, il governo tedesco potrebbe ridurre la sovrattassa inserita sulle bollette elettriche, al fine di finanziare lo sviluppo delle energie rinnovabili.

Anche il Giappone sta prendendo in considerazione un’ecotassa. I primi precursori in questo campo furono i Paesi del Nord Europa. Infatti, la prima Carbon Tax venne adottata in Finlandia nel 1990. L’anno successivo arrivò in Svezia, Norvegia e nel 1992 anche in Danimarca.

La Finlandia, la Svezia e la Danimarca hanno ridotto maggiormente le emissioni di gas serra in rapporto al prodotto interno lordo, con percentuali che oscillano tra il 45% e il 55%. 

E l’Unione Europea? 

L’Unione Europea non ha adottato la Carbon Tax, ma ha optato per gli “Emissions Trading Scheme” (Ets). L’obiettivo degli Ets è disincentivare l’uso di combustibili fossili e riorientare il sistema produttivo verso le fonti rinnovabili.

Per farlo viene fissato il prezzo del carbonio (25 euro per tonnellata di CO2). Ogni azienda che emette anidride carbonica può disporre di un certo numero di crediti. L’emissione di CO2 è legata ai crediti di cui si è in possesso. In caso contrario è necessario comprare altri crediti sul mercato.

L’adozione dell’Ets non esclude però che singoli governi possano mettere in pratica la Carbon Tax.

Del resto, l’Ue ha già indicato che l’eco tassa da sola non basta. Sarà necessaria la “Border Carbon Tax”, una delle principali fonti di risorse, che dal 2023 dovrebbe consentire di raccogliere fondi per finanziare il piano “Next Generation Eu”. La “Border Carbon Tax” è utile per proporre imposte su tutti quei prodotti importati, che abbiano standard ambientali inferiori a quelli stabiliti dal governo di riferimento.

In questo modo, da una parte si potrebbe riequilibrare la concorrenza evitando eventuali ribassi sugli standard ambientali e sociali. Dall’altra, si incentiverebbe un innalzamento globale degli standard di sostenibilità ambientale.

La Carbon Tax in Italia

In Italia la tassa venne introdotta con l’art. 8 della legge n. 448 del 23 dicembre 1998, a seguito delle conclusioni della conferenza di Kyoto svoltasi dall’1 all’11 dicembre 1997.

Il 16 aprile 2012, il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge sulla delega fiscale. Una parte di questa è dedicata al riordino della tassazione ambientale. L’obiettivo è destinare il gettito fiscale derivante dall’introduzione della Carbon Tax al sistema di finanziamento delle fonti rinnovabili.

Sarebbe comunque opportuno iniziare a sussidiare attività che vanno nella direzione della transizione ecologica e smetterla di donare ogni anno miliardi e miliardi per i combustibili fossili.

Margherita Parascandalo

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