sabato , 19 Giugno 2021
3 gradi
Foto di Pete Linforth da Pixabay

Cosa accadrebbe nel mondo se la temperatura aumentasse di 3 gradi?

Il 5 giugno è stata la giornata mondiale dell’ambiente. Ma sappiamo bene che tutti i giorni dovrebbe esserlo. Lo sappiamo bene e vorremmo ancora di più che fosse così considerando i rischi – reali, concreti e tangibili – a cui stiamo andando incontro. Si stima che la temperatura media della Terra sia destinata ad aumentare di più di 3 gradi (rispetto ai tempi preindustriali). Ma perchè si parla troppo poco dei pericoli a questo connessi?

Uno studio pubblicato sulla rivista Biological Conservation, analizzando 270 hotspot di biodiversità in tutto il mondo, ha provato a spiegare cosa accadrebbe nel concreto.

Lo studio

Con i 3 gradi in più, tra tutte le specie endemiche – ovvero quelle che vivono esclusivamente in un’area del pianeta – sarebbero a rischio di estinzione quasi la metà di quelle marine e il 20% di quelle terrestri (tra cui ben l’84% delle specie che vivono in montagna).

Se, invece, si riuscirà a contenere il riscaldamento entro il limite previsto dagli accordi di Parigi – ovvero 1,5°C – lo scenario sarà meno drammatico. Sarebbe a rischio “solo” il 2% delle specie endemiche terrestri.

Come ha affermato John Wiens, docente di ecologia alla University of Arizona di Tucson:

“Abbiamo osservato il modo in cui il cambiamento climatico ha già causato l’estinzione di popolazioni locali di animali. Abbiamo considerato 500 specie di tutto il mondo. E abbiamo stimato che in uno scenario che rispetti gli accordi di Parigi, il 15% delle specie che abbiamo considerato si estinguerà. Se invece si supererà quel limite, la percentuale di specie a rischio estinzione potrebbe superare il 30%.”

Chi è in pericolo?

Tra tutte le specie considerate da Wiens, quelle più vulnerabili al cambiamento climatico sono risultate le specie tropicali, probabilmente perchè tendono ad avere nicchie climatiche molto ridotte. Nei tropici, cioè, a basse elevazioni, fa caldo tutto l’anno. In altura, invece, il clima è relativamente fresco, ma mai molto caldo o molto freddo. Questo è particolarmente preoccupante se si pensa che i tropici sono l’area che ospita il maggior numero di specie del pianeta.

Come afferma lo stesso studioso:

“Nel Sudamerica ci sono state estinzioni locali di almeno un centinaio di specie di rane e lucertole, per via degli effetti combinati dell’aumento di temperatura e di varie malattie. Poi abbiamo molti dati sul declino nelle popolazioni di api e farfalle in tutto il mondo, e questo è un problema perché impollinano le piante che sfamano l’umanità. Ci sono mammiferi marini e coralli a rischio estinzione negli oceani, ed interi ecosistemi che dipendono dai coralli”.

Specie native, endemiche, introdotte

Considerando le specie terrestri, tra le specie native – quelle, cioè, autoctone – il 20% è a rischio estinzione a causa del cambiamento climatico. Tra quelle endemiche il 34% e tra quelle introdotte – cioè condotte in un’area dall’influenza umana – il 48%.

La situazione peggiora se consideriamo le specie marine. Tra queste sono a rischio estinzione il 26% delle specie native, il 54% delle specie endemiche ed il 25% di quelle introdotte (solo considerando l’area del Mediterraneo).

C’è da specificare che, secondo le analisi di Wiens, le specie introdotte, a differenza di quelle endemiche, sembrano più capaci di adattarsi ad un clima diverso. Ma non si tratta di un adattamento evoluzionistico vero e proprio. Si tratta di un fenomeno noto come “plasticità fenotipica”, cioè la capacità (comportamentale) degli individui di trovare soluzioni alle sfide poste dal nuovo ambiente. Potremmo paragonarla allo spirito di sopravvivenza insomma.

Le specie a rischio

Qualora la temperatura dovesse aumentare di più di più di 4 gradi, tra le specie a rischio ci sarebbero il tapiro di Baird, i licaoni, il quetzal di Guatemala, i canguri.

Se, invece, dovesse aumentare di 4 gradi, sarebbero a rischio i koala, i kiwi, i lemuri, la gru del Paradiso, le volpi volanti, l’orso panda.

Nel caso in cui, invece, la temperatura dovesse aumentare di 3 gradi, sarebbero a rischio il narvalo, il beluga, le tigri del Bengala, la tartaruga gigante delle Galapagos, la balena della Groenlandia, il leopardo delle nevi.

Infine, se dovesse aumentare di due gradi, sarebbero in pericolo gli orsi polari, i coralli, le tartarughe marine e gli anfibi della foresta pluviale amazzonica.

Le altre caratteristiche da considerare

Gli animali che hanno un ciclo riproduttivo velocissimo – che hanno, quindi, la possibilità di avere centinaia di discendenti per ogni individuo – hanno più possibilità di adattarsi ai cambiamenti climatici. Tra questi ci sono, ad esempio, gli insetti.

Come ha spiegato David Schoeman, docente di ecologia presso la University of the Sunshine Coast di Queensland (Australia):

“Ci sono anche altre caratteristiche che rendono gli animali vulnerabili al cambiamento climatico: una di queste è avere una popolazione ridotta e il passare almeno una parte del ciclo di vita in aree ristrette. Un esempio è il pinguino africano, che si riproduce sulle isole della costa sud dell’Africa: siccome queste isole costiere non sono molte, la popolazione di pinguini africani non può raggiungere mai grandi dimensioni. Quindi anche una piccola perturbazione può avviare questa specie verso l’estinzione. Ad esempio, se le popolazioni di pesci di cui i pinguini si cibano iniziano a spostarsi come reazione al cambiamento climatico, i pinguini dovranno spostarsi più lontano per trovare cibo, consumeranno più energia e saranno più vulnerabili ai predatori. Tutto questo può ridurre il tasso di riproduzione, e basterebbero pochi anni per aumentare il rischio di estinzione”.

Se la temperatura aumentasse di 3 gradi e la biodiversità fosse in pericolo, lo saremmo anche noi. Vale sempre la pena ricordarlo.

Anna Gaia Cavallo

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